domenica 29 marzo 2009

Russia, 3 punti con il minimo sforzo.


Russia - Azerbaijan 2-0

Reti: 32' Pavlyuchenko, 71' Zyryanov.

Inizia con una vittoria il 2009 della Sbornaya Rossii. La Nazionale allenata da Guus Hiddink fa valere la legge del più forte in un Luzhniki che continua ad essere un talismano sotto la sua gestione. Davanti a circa 60.000 persone, molte delle quali azere, Semak e compagni partono subito bene, mostrando di non aver perso la disabitudine a quel gioco made in Holland che ha fatto la fortuna prima dello Zenit e poi della Russia stessa. L'Azerbaijan è poca cosa. La squadra di Berti Vogts, l'uomo che sulla panchina della Germania eliminò la Russia ad Euro 1996 - competizione poi vinta proprio dai tedeschi - bada a difendere e non azzarda alcuna ripartenza. Ne scaturisce un logico presidio russo nella metà campo ospite. Arshavin mette subito in mostra il proprio talento. Azione ispirata da Zhirkov con il numero 23 dell'Arsenal che però pur liberandosi col passo del fuoriclasse, calcia debole tra le braccia del portiere. La Russia dà l'impressione di poter creare proprio dalla mancina i maggiori pericoli agli avversari, ma sia Zhirkov che Arshavin, buon inizio a parte, non sembrano essere proprio nella giornata migliore. Inizia così uno sfondamento dalla parte destra, dove Anyukov inizia a guadagnare metri e Semshov dimostra di potersi inserire. Ci vuole però una punizione di Pavlyuchenko per sbloccare il risultato: dopo un primo tentativo bloccato dall'arbitro per l'esuberanza della barriera azera, dalla ripetizione scaturisce una battuta sulla quale l'estremo difensore ospite compie una mancata presa che ha davvero dell'incredibie. 1-0 al 31' by Roman Pavlyuchenko che a detta delle regole del CT non avrebbe dovuto nemmeno giocare, visto che Hiddink si è sempre mostrato riluttante a mandare in campo chi non è titolare nella propria squadra di club. Un occasione che sia Roman che Semshov, impiegato fin qui non in pianta stabile da Advocaat allo Zenit, dimostrano di saper sfruttare. L'ultimo quarto d'ora di primo tempo regala accademia e circolazione di palla nella metà campo dei caucasici, ma le occasioni gol sono ben altra cosa.
La ripresa propone il motivo della prima frazione, con Arshavin che sfiora nuovamente la rete, questa volta mancando da pochi passi un dritto per dritto dalla fascia destra. Entra nel frattempo anche Alan Dzagoev, al posto di capitan Semak (con l'arretramento di Denisov al ruolo di mediano a protezione della difesa). Il gioiellino del CSKA Mosca cerca di mettersi subito in evidenza, ma perde l'attimo fuggente, quello che invece ritrova Kostantin Zyryanov, troppo sprecone negli ultimi tempi che nella contestabile maglia bordeaux a bande gialle che fa un pò Lettonia, un pò Portogallo, un pò Spagna (ed un pò cacà), ritrova l'istinto del killer su un pregevole assist di Pavlyuchenko. Inserimento a tempo, controllo perfetto, tiro d'esterno sinistro impeccabile sul palo lungo: 2-0 e partita chiusa. Hiddink concede la standing ovation a Pavlyuchenko ed al suo posto inserisce Pogrebnyak. Tanta Russia nell'ultimo quarto d'ora, ma ne scaturisce solo una mischia su calcio d'angolo, dalla quale il portiere azero questa volta è bravissimo a salvare su Ignashevich. Akinfeev e la difesa rimangono inoperosi per tutta la gara, 90'+1 compreso, quando un tiro dalla distanza di un giocatore azero rischia di regalare il gol della bandiera alla squadra di Vogts (il pallone si stampa infatti sul palo).
Finisce così 2-0. Massimo risultato col minimo sforzo. La squadra di Hiddink aveva bisogno dei tre punti senza rischiare infortuni e cartellini gialli. Partita interpretata bene da questo punto di vista. L'Azerbaijan è stato messo alle corde ma non umiliato ed in campo, nonostante qualche intervento al limite s'è visto molto fair play.


PAGELLE:

Akinfeev: s.v. Tocca un pallone e poco più, gli avversari cercano soluzioni dai 35 metri, tutte si perdono sul fondo. Il palo interno salva la sua imbattibilità nel recupero.

Anyukov: 6,5. Non è ancora il giocatore che l'anno scorso di questi tempi era sempre decisivo per lo Zenit, ma finalmente la corsia destra torna a vedere i suoi inserimenti. In crescita.

V.Berezutskiy: 6. Giornata d'ordinaria amministrazione per il centrale della nazionale, riproposto in coppia con il suo compagno di club Ignashevich e quindi preferito a Kolodin (mossa alquanto bizzarra di Hiddink, dato che uno come 'Rambo', bravo anche ad impostare da dietro, risulterebbe molto più utile in queste sfide nelle quali bisogna fare la partita contro avversari enormemente più deboli).

Ignashevich: 6. Non c'è assolutamente nulla di diverso nella sua gara da quella del suo compagno di reparto. Lascia a Pavlyuchenko la punizione che sblocca il risultato.

Zhirkov: 5,5. Sarà forse che il ruolo di terzino sinistro oggi gli risultava ostico, sarà che le numerose botte prese praticamente ad ogni gara lo hanno spaventato. Fatto sta che oggi Yuri non brilla come al solito.

Semak: 6. Diligente ed attento come sempre.Se la difesa non deve mai fronteggiare alcuna iniziativa avversaria il merito è soprattutto del capitano del Rubin Kazan. dal 56' Dzagoev: 5. Ahilui, non sfrutta l'occasione concessagli da Hiddink, volendo strafare e sbagliando molto nella mezzora abbondante giocata. In futuro - magari a partire proprio dalla gara di mercoledì in casa del Lietchenstein - servirà meno frenesia per il 18enne baby fenomeno del calcio russo.

Denisov: 6. E' uno di quelli che rischia di più nelle battaglie in mezzo al campo. Detta i tempi, non butta via la palla e gioca in controllo, ma guadagna un giallo evitabile. Sta conquistando anche Hiddink.

Semshov: 6,5. Poteva essere 7, ma è 6,5 perchè non riesce ad incidere a dispetto di inserimenti o giocate intelligenti. Oggi è stato tra i migliori, ma il gol come al solito quando gioca con la maglia della 'Sbornaya' (è incredibilmente ancora a secco) non ci è scappato. Ha chiuso la gara con la fascia di capitano.

Arshavin: 5. Gioca in Inghilterra, veste la maglia dell'Arsenal ed incanta l'Emirates. Ovvio aspettarsi un mini-show al suo ritorno in Russia con la maglia della nazionale. Shava si vede invece pochissimo, non entra mai nel vivo dell'azione, si preoccupa principalmente di non prenderle.

Pavlyuchenko: 7. Ottima gara la sua. Tanto movimento, si fa vedere e trovare dai compagni, che spesso serve di sponda. Non è il Pavlyuchenko dell'Europeo, ma oggi Roman voleva chiaramente dimostrare qualcosa. Gol e assist e standing ovation a 20' dalla fine. dal 72' Pogrebnyak s.v.

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