martedì 29 settembre 2009

I Campioni di Russia dominano i Campioni d'Italia e l'1-1 finale sa di beffa.


La maledizione russa in Champions League non sembra aver fine. Il risultato ottenuto dal Rubin contro l'Inter è prestigioso fino ad un certo punto, perchè i nerazzurri - per il rendimento che hanno avuto in Europa in queste ultime stagioni - non possono essere considerati a tutti gli effetti come una big del calcio internazionale; un 1-1 che quindi lascia l'amaro in bocca. I Tartari hanno infatti giocato nettamente meglio, facendosi preferire sia nel corso della prima frazione di gioco che nella seconda, creando un gran numero di palle gol (ovviamente non sfruttate) e concedendo relativamente poco. Insomma, i padroni di casa sono mancati di cattiveria all'ultimo, nel momento decisivo. Certo, la Dea Bendata come sempre non ha aiutato (il palo di Semak grida ancora vendetta), però - siamo sempre lì - è il solito problema, che pecca sempre di qualcosa per poter fare il definitivo salto di qualità. Non va dimenticato però che i ragazzi di Berdyev erano alla prima esperienza in una manifestazione del genere e l'Inter di Mourinho l'avversario più importante mai incontrato in 51 anni di storia. Peccato per quel momento di sbandamento nella seconda metà del primo tempo, coinciso con il pareggio degli ospiti, bravi ad approfittare di un regalo del pacchetto arretrato russo. Un errore imperdonabile a certi livelli, che il Rubin ha pagato a caro prezzo.

Rubin che si affacciava a questo fondamentale match della sua storia con l'undici iniziale previsto, salvo l'inserimento del georgiano Lasha Salukvadze come terzino destro al posto di Vitaly Kaleshin (neanche convocato, che ha pagato probabilmente le ultime non brillantissime uscite). Con Sibaya ancora squalificato, Berdyev non può che affidarsi ad un centrocampo composto da capitan Sergey Semak e dall'ecuadoregno Cristian Noboa. Confermato Alexander Ryazantsev sulla sinistra, con Gokdeniz Karadeniz sulla fascia opposta. Nulla di nuovo neanche in attacco, con ovviamente Alejandro Dominguez a svariare su tutto il fronte offensivo alle spalle del centravanti-boa Alexander Bukharov.
Qualche problema di formazione per José Mourinho, costretto a rinunciare a due elementi parecchio importanti del suo centrocampo, ovvero Thiago Motta e Wesley Sneijder. Indisponibili inoltre gli attaccanti Diego Milito e David Suazo. L'ex allenatore di Porto e Chelsea punta su un 4-3-3 con Amantino Mancini e Mario Balotelli schierati come ali.

Come da pronostico, il Rubin parte forte, imponendo fin da subito alti ritmi al match, con il chiaro intento di mettere alle corde gli avversari, probabilmente anche storditi dal frastuono del Tsentralnyj Stadion di Kazan, praticamente esaurito in ogni ordine di posto. Il veemente avvio del Rubin viene premiato all'11': Bukharov fa da sponda per Dominguez sulla trequarti, 'El Chori' innesca il turbo palla al piede, punta e salta in velocità con un doppio passo Lucio e fredda Júlio César in uscita con un sinistro deciso. L'attaccante argentino, a segno per la decima partita consecutiva, conferma in un attimo tutto il suo talento e la sua pericolosità. L'Inter abbozza una reazione e Lucio sfiora il palo con un rasoterra al volo sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Ma è sempre il Rubin a fare la partita ed a creare le occasioni più nitide, che portano tutte la firma dell'ex River Plate e Zenit San Pietroburgo. Prima Dominguez non trova per poco il bersaglio grosso con un'insidiosa punizione da posizione angolata, poi si beve si beve Esteban Cambiasso a destra e mette un gran pallone per César Navas. Per fortuna dei nerazzurri il colpo di testa del difensore centrale spagnolo da posizione ottimale è fuori misura. Errori che si pagano a caro prezzo nel gioco del calcio, ed in una competizione come la Champions League in particolare. Passa qualche minuto e Maicon trova spazio a destra, accellera, crossa sul secondo palo, sul quale trova il compagno Dejan Stankovic che - incredibilmente dimenticato nel cuore dell'area di rigore - supera comodamente Sergey Ryzhikov di testa. Come detto in apertura, un errore quasi da principianti, con la difesa che non 'scala' a dovere e con soprattutto Noboa che in marcatura si perde letteralmente il centrocampista serbo. La gara cala di tono. Il Rubin è fisicamente inferiore all'Inter ed in un primo momento accusa il colpo, rischiando di passare addirittura in vantaggio quando un tiro-cross di Balotelli, provvidenzialmente aiutato dal malizioso vento, viene deviato sulla traversa da un grande intervento di Ryzhikov, con un tocco quasi impercettibile. I Tartari provano a reagire, e spingono prevalentemente sulle due corsie laterali: da una parte con Gokdeniz Karadeniz, dall'altra con Cristian Ansaldi, i cui cross non vengono però capitalizzati nel migliore dei modi da Bukharov.
Nella ripresa il Rubin prova a ripetere il grande avvio del primo tempo, ma questa volta non coglie l'Inter impreparata. Tuttavia i Campioni di Russia, calati abbondantemente negli ultimi 20' della prima frazione di gioco, guadagnano metri e diventano padroni del centrocampo. I russi vengono inoltre avvantaggiati dall'espulsione di un ingenuo Balotelli che - non contento di essere stato graziato poco prima per l'ennesimo stupido fallo di reazione - si fa ammonire per la seconda volta. Provvedimento giusto, Rubin con l'uomo in più per l'ultima mezz'ora. Gli uomini di Berdyev spingono sull'acceleratore, ma in un qualche modo vengono 'frenati' anche dall'arbitro, che non se la sente di assegnare un rigore al Rubin per presunto fallo subito da Bukharov (che ha la grave pecca di accentuare eccessivamente la caduta) e che ferma lo stesso attaccante nativo di Kazan poco dopo lanciato a rete, ignorando l'esistenze della cosiddetta 'regola del vantaggio'. Recriminazioni a parte, il Rubin le opportunità per siglare il punto del 2-1 le ha eccome, ma - un pò per merito dell'ottima prestazione fornita da Samuel e Cordoba, un pò per imprecisione - non riesce più a segnare. Samuel salva sul connazionale Dominguez in contropiede con un prodigioso recupero; Bukharov - in seguito ad una delle tante letali accelerazioni di Karadeniz - cicca clamorosamente con il destro da posizione più che favorevole; l'elegantissima percussione centrale di Ryazantsev termina con un sinistro rasoterra appena fuori; Julio Cesar blocca in due tempi una punizione velenosa del solito Dominguez; infine, un colpo di testa di Bukharov finisce appena fuori. Questo l'elenco delle occasioni create dal Rubin in superiorità numerica, alle quali deve naturalmente essere aggiunto lo sfortunatissimo palo centrato da Semak a circa 10' dal termine. E’ l’ultimo rischio per la difesa nerazzurra. Per come si era messa, un punto che non è proprio da buttare per una squadra che ne ha di strada da fare per diventare realmente competitiva per la vittoria finale.
Un punto che serve poco a nulla per la classifica di un Rubin che con ogni probabilità arriverà ultimo, perdendo anche l'interessante possibilità di essere ripescato in Europa League. E dire che con un minimo di malizia in più i Tartari, come più volte ribadito al debutto assoluto in Champions, di punti ne avrebbero potuti avere 4 (dico 4 e non 6 perchè negli ultimi 25' di Kiev giocò solo la Dinamo). Ma tant'è, nella stagione forse più nera delle formazioni russe in Europa, è un pareggio che quantomeno non è da buttare, anche se i ragazzi di Berdyev qualcosa in più l'avrebbero meritato.


Sui singoli: grandioso 'El Chori' Dominguez, purtroppo calato alla distanza. Troppo lezioso l'argentino nel secondo tempo, letteralmente sfinito nel finale. Lavoro di grandissimo sacrificio da parte di Bukharov, centravanti completo che in questo 2009 è definitivamente maturato: peccato che sia mancato in fase conclusiva, cosa peraltro perdonabile considerato il tanto gioco sporco effettuato. Così così i due centrali di centrocampo, Noboa e Semak, dai quali francamente era lecito attendersi di più: entrambi, in ogni caso, sono cresciuti nella ripresa. Molto bene Ansaldi, terzino destinato ad approdare in futuro in una grande squadra (è da un anno sul taccuino del Barcelona). Sorprendente in fase difensiva la prestazione di Salukvadze (PERFETTO in ogni intervento!) e César Navas, tecnicamente due 'scarponi'. Ovviamente, nell'analisi complessiva della prestazione fornita dall'ex Racing Santander pesa come un macigno quel gol fallito che avrebbe potuto portare al 2-0. Chi ha impressionato maggiormente chi vi scrive però sono i due esterni di centrocampo. Karadeniz, imprendibile quando accellera, e Ryzantsev, finalmente ritrvato dopo qualche mese di troppo di sbandamento. Che eleganza in alcune movenze. Si poteva giocare prima la carta-Kasaev.


Pagelle Rubin (4-2-3-1):
Ryzhikov 6,5; Salukvadze 7, Sharonov 5, César Navas 5,5, Ansaldi 6,5; Semak 6, Noboa 6; Gokdeniz Karadeniz 7, Dominguez 7,5 (dall'86' Kasaev s.v.), Ryazantsev 7; Bukharov s.v.
In panchina: Revishvili, A. Popov, Balyaikin, Gorbanets, Murawski, P. Bystrov.

1 commento:

Giuliano Adaglio ha detto...

Peccato davvero per il Rubin. Era la prima volta che li vedevo giocare quest'anno e sono rimasto favorevolmente impressionato. Molto bene sulle fasce, in particolare a sinistra dove m'è piaciuto molto Ansaldi e non m'è parso male neanche Ryazantsev, una sorta di Hleb in erba. Dall'altra parte Gokdeniz imprendibile, anche se ogni tanto si ostinava nel dribbling/non dribbling "palla da una parte, io dall'altra". Me lo ricordavo più punta, il turco, in questa posizione di esterno però mi sembra ancora più ficcante. Ottimo anche l'asse Bukharov-Dominguez, che avrebbe meritato maggior fortuna, specie nel finale. Inter solo discreta, mi sembra riduttivo motivare la scialba prestazione con l'espulsione di Balotelli, peraltro ineccepibile. La squadra di Mourinho non ha al momento la cifra di gioco adatta per dominare in Europa, specie in trasferta. Fatte le debite proporzioni, l'Inter a volte sembra vittima di una sorta di "sindrome Rangers". Domina in patria, dove gli avversari la temono e dove il suo gioco molto fisico ha il sopravvento in ogni circostanza, ma soffre in Europa, specie contro avversari che si impongono sul piano del gioco, vedi Barça ma anche Rubin. Il girone lo passera, noblesse oblige, ma non credo farà molta strada.