mercoledì 9 dicembre 2009

Il CSKA Mosca pone fine ad una maledizione


In un'annata nerissima e da dimenticare al più presto, il calcio russo si toglie una piccola soddisfazione, tornando dopo un'eternità nel tabellone principale della Champions League. Il CSKA Mosca, infatti, pone fine ad un'autentica maledizione che durava dalla stagione 2004/05 e diventa così la prima squadra russa a superare la Fase a Gironi da cinque anni a questa parte. Un lustro nel quale le formazioni russe si sono imposte anche con una certa autorità in Europa, portando a casa due Coppe UEFA, ma fallendo - spesso in modo clamoroso o all'ultimo respiro - qualificazioni alla seconda fase della massima competizione europea per club che sembravano alla portata ma svanite per un nulla. A tal proposito è curioso che a compiere questa piccola impresa sia stato il CSKA di gran lunga più debole degli ultimi anni, nettamente inferiore a quello che con Valery Gazzaev per ben tre volte non riuscì a superare la Fase a Gironi, divenuta un'ossessione per il Presidente Evgeny Giner e per tutti i sostenitori dei 'Kony'. Una squadra con molte meno carte da giocare rispetto a compagini che negli ultimi anni hanno deluso le aspettative in quella che alcuni chiamano "l'Europa che conta", come il già citato CSKA che tra il 2004 ed il 2007 gettò al vento qualificazioni che parevano essere alla portata, come la Lokomotiv Mosca di Yuri Semin che venne fatta fuori nel terzo turno preliminare dal modesto Rapid Vienna nella stagione 2005/06, come lo Spartak Mosca delle occasione perse targato Fedotov nel 2006/07 e come naturalmente lo Zenit San Pietroburgo di Advocaat, sulla carta la compagine che avrebbe dovuto fare più strada.
Una qualificazione sofferta ottenuta indubbiamente in modo particolare, ma che premia il valore di alcuni singoli sopra la media che hanno fatto la differenza in questo CSKA, come Igor Akinfeev (miglior portiere al mondo in questi ultimi tre mesi), Milos Krasic (come rendimento, secondo forse soltanto a Cristiano Ronaldo nell'attuale prima fase di CL) ed Alan Dzagoev. Solitamente, in uno sport di squadra come il calcio, sarebbe sbagliato fare delle distinzioni di questo genere, ma in una formazione come il CSKA, che un gioco di squadra non ce l'ha, la differenza - in positivo - l'hanno fatta per davvero questi tre singoli. Gli altri hanno fatto - chi più, chi meno - il loro, rendendosi quantomeno utili nel momento del bisogno, ma gli assoluti protagonisti di questa qualificazione arrivata tuttavia soprattutto grazie alla sportività di un Manchester United per il quale gli elogi si sprecherebbero, sono stati quei tre, ormai ambiti da mezza Europa ma che resteranno nella capitale russa almeno fino a giugno.


La stagione degli Armejtsy, che ad inizio 2009 parevano in grado di spaccare il Mondo, con Zhirkov, Vagner Love, Krasic e Dzagoev che arrivavano da un 2008 mostruoso, con gli aitanti Maazou e Necid che erano partiti col piglio giusto, col redivivo Daniel Carvalho e con giovani emergenti come Schennikov. Il promettente inizio si rivelò tristemente un fuoco di paglia, con la squadra che si sciolse con il passare del tempo, andando sempre peggio. Da Zico e Juande Ramos, dallo spagnolo a Slutskiy. La nomina del giovane ex tecnico di FC Mosca e Krylya Sovetov Samara sembrava il passo definitivo e triste verso un ridimensionamento ormai inevitabile. Invece dall'approdo di Mr. Leonid sulla panchina dei 'Soldati', è arrivata una sola sconfitta contro Sua Maestà di Russia, il Rubin Kazan, un pareggio che doveva forse essere una vittoria nel tempio di Old Trafford e poi soltanto vittorie. E che vittorie. Slutskiy in un colpo solo ha cancellato una contestazione anche violenta dei tifosi, restituendo dignità ai 'Kony' stroncando lo Spartak Mosca e laureando il Rubin Campione di Russia ad una giornata dal termine del Campionato Russo. Ha restituito la fiducia che i suoi ragazzi avevano perso durante la pessima gestione straniera di Zico e Ramos, facendosi raggiungere solo al 90'+2 a Manchester dopo aver condotto per tre reti ad una sul campo della squadra più regolare in Europa nelle ultime stagioni. Dopo aver acquisito dignità ed autostima, ecco arrivare le tanto attese vittorie, quelle che hanno consentito al CSKA per la prima volta dal 1992/93 di superare la Fase a Gironi. Ad inizio anno, con Akinfeev e compagni in seconda fascia ed una squadra dotata di alcuni elementi degni di un top club, si era fiduciosi e si pensava che per l'Armata Rossa fosse giunto il momento di passare il tabù del gruppo. La seconda fascia garantiva un sorteggio più abbordabile del solito. L'estate, iniziata neanche male a livello di risultati, con i soliti schiaffi rifilati al Rubin tra Coppa di Russia e RPL, avrebbe segnato l'involuzione totale. La squadra dava l'impressione di essere incapace di seguire Zico, tutt'altro che avvezzo alla mentalità russa. Una società incapace di rinforzare l'organico laddove necessitava e che per di più perdeva giocatori del calibro di Zhirkov e Vagner Love facevano il resto. Il sorteggio dava una piccola speranza, visto che Wolfsburg e Besiktas parevano squadre abbordabili. Abbordabili però per il vero CSKA, non quello sempre più involuto, distratto, sbadato e senza carattere che ha dato il benvenuto all'autunno più caldo nella storia di Russia. Un autunno bollente per i rossoblù, sempre più ridicolizzati e lontani dalla vetta in patria, a tratti imbarazzanti nelle prime uscite di Champions League, come dimostrarono le evitabili sconfitte contro un Wolfsburg già all'andata parso non eccelso e contro un Manchester svogliato e che giocava alla moviola al Luzhniki. La pagina più nera, il cappotto preso dall'FC Mosca in Campionato, convince un Ramos mai sentitosi a proprio agio a dire basta. E' la svolta. Arriva tra lo stupore generale Leonid Slutskiy. Sembra la classica mossa della disperazione (e probabilmente lo è anche) di una società in crisi economica e societaria, che ha perso smalto ed autorità. Da lì in poi, invece, arriva solo una sconfitta e la prima vittoria in trasferta in Champions dopo cinque anni, quella che vale al CSKA il passaggio del turno. Un passaggio del turno comunque meritato, sacrosanto e legittimato da una squadra che ho sempre bacchettato per atteggiamento, mancanza di cattiveria e lucidità. Ho sempre chiesto al CSKA una prova che li avrebbe liberati dai tanti peccati commessi tra Wolfsburg e Manchester passando per Mosca. Il girone di ritorno tutto by Slutskiy è stato esaltante, quasi da grande del calcio europeo. Sette punti che per poco non erano nove, una gara rimontata con grinta e prodezze ed un'altra vinta dopo che l'UEFA maldestramente aveva comunicato soltanto a poche ore dal match che due difensori titolari (Alexey Berezutskiy e Sergey Ignashevich) erano sospesi per irregolarità nel controllo antidoping effettuato al termine della sfida disputata in Inghilterra un mese fa (gravissima ingenuità da parte dei medici russi).
Un CSKA però che da qui a febbraio, anche per non incappare in brutte figure, deve per forza di cose crescere. La conferma ormai praticamente certa dei pochi big rimasti all'ombra del Cremlino è il primo passo per affrontare al meglio un appuntamento pur sempre storico. Poi la dirigenza, contestabilissima per come si è mossa negli ultimi tempi, dovrà assolutamente mettere mano al portafogli per cercare di porre rimedio nei due reparti nei quali i 'Soldati' necessitano di più di un rinforzo: in difesa ed a centrocampo. Se ai terzini si aggiungerà verosimilmente il solo Kirill Nababkin (già ingaggiato dall'FC Mosca, pupillo di lunga data di Slutskiy), al centro non si può continuare ad andare avanti con i gemelli Berezutskiy e con Ignashevich, vero cancro di questa squadra. Così come è inamissibile avere uno scarpone che milita nel massimo torneo russo solo per grazia ricevuta come Grigorjev come prima riserva. A centrocampo i vari Aldonin, Mamaev e Semberas (non cito volontariamente Rahimic perchè ormai ha una certa età e la mobilità in campo - mai eccelsa - è quella di un bradipo) non sono giocatori da buttare via, ma per fare il definitivo salto di qualità serve qualcosa in più. Serve quel regista che si abbassi a ricevere il pallone per poi distribuirlo, quel playmaker del quale il CSKA necessiterebbe da parecchio tempo, da quella famosa finale di Lisbona, per essere precisi.