martedì 27 aprile 2010

Cosa c'è che non funziona ancora nel primo Zenit spallettiano?


Intendiamoci, a scanso di equivoci: lo Zenit di Spalletti è partito bene. E' al momento quarto (ma potenzialmente primo) con una partita da recuperare, non ha sfigurato (anzi) in un inizio di calendario terribile ed è in finale di Coppa di Russia. Ha convinto finora nei tre big match disputati, destando un'ottima impressione e venendo esaltato dalla critica specializzata; nel complesso, in queste prime giornate a livello di gioco - pur avendo dei momenti di pausa - tra le big (tutte partite a rilento, eccetto se vogliamo il CSKA) è quella che ha convinto maggiormente. Però, nell'ultima settimana, caratterizzata da ben tre 0-0 consecutivi (diversi tra loro per come sono maturati: gara avara di emozioni e giustamente terminata a reti bianche quella di Tomsk, per larghi tratti dominata dallo Zenit la semifinale di Kubok Rossii disputata a Perm, equilibrata, bella, ricca di episodi ed inspiegabilmente finita senza reti quella contro il Terek Grozny) sono stati evidenziati alcuni limiti - assolutamente superabili e non insormontabili - di questo primo Zenit targato Luciano Spalletti.

Riassumo per punti quelli che sono stati fin qui i principali problemi dell'ambizioso club gestito dalla Gazprom:

1) STERILITA' ATTACCO
I numeri parlano chiaro: tra campionato e coppa lo Zenit viene da tre 0-0 consecutivi ed in generale non ha mai segnato in questo 2010 più di due gol a partita. Sono 5 - in 6 incontri - le marcature totali di Danny e compagni nell'attuale RPL. In queste prime giornate sono tante le squadre russe che faticano a trovare la via del gol, ma lo Zenit - a differenza di altre formazioni più in rodaggio - gioca già un buon calcio e soprattutto crea parecchie occasioni. Occasioni che però concretizza solamente in minima parte. E' un difetto di fabbrica del calcio russo questo, aumentato e cresciuto a dismisura negli ultimi anni, non lo scopriamo di certo oggi, ma resta comunque difficilmente spiegabile come una squadra con un tale potenziale offensivo (perlomeno per il campionato russo) fatichi così tanto a buttarla dentro. A volte, specie nel primo tempo contro il Terek, m'è sembrato di rivedere una delle squadre più sprecone sottoporta di tutti i tempi, ovvero lo Zenit della seconda parte del 2008, quello che per intenderci perdeva partite dominate nelle quali creava decine di palle gol (penso a Juve-Zenit 1-0 e Zenit-Real 1-2) o che pareggiava incredibilmente gare che - per quanto creato - avrebbe potuto comodamente vincere in goleada (Zenit-BATE 1-1 l'esempio più lampante). La differenza è che quello Zenit - tralasciando le partite citate che furono proprio stregate nel vero senso del termine (quella col Terek non è di certo paragonabile, tutta un'altra storia) - aveva comunque un'ottima media-gol, in campionato almeno due reti ad incontro li segnava; sprecava sì, prendeva gol in contropiede, ma segnava molto di più rispetto al primo Zenit di Spalletti. Noto però delle analogie, riguardanti Miguel Danny (punto che svilupperò in seguito) e l'unica punta di ruolo, allora Pavel Pogrebnyak (o in alternativa Fatih Tekke), oggi Kerzhakov. Due attaccanti completamente diversi i due russi, con caratteristiche differenti e che non a caso potrebbero benissimo giocare in coppia, completandosi a vicenda. Nonostante interpretassero il ruolo di punta centrale in maniera evidentemente diversa (in appoggio e bravo nel gioco di sponda il primo, costantemente alla ricerca della profondità il secondo) in comune hanno il fatto che sui loro piedi di occasioni ne capitano oggettivamente pochine (ed è per questo motivo che è assolutamente sbagliato gettare la croce addosso a Kerzhakov, ancora a secco). Nel senso che loro si "sbattono" per creare spazi per i compagni, per mettere sotto pressione la difesa avversari, per far salire la squadra, ma troppo poco spesso hanno l'opportunità di finalizzare l'azione. Se nello Zenit di Advocaat (perlomeno quello di fine 2008, perchè nella prima metà della stagione Pasha segnava come un ossesso, specie in Coppa UEFA) la maggior parte delle palle gol capitavano sui piedi di Danny, Zyryanov e Denisov, ora invece su quelli dello stesso Danny, di Bystrov e di Lazovic (in sostanza coloro che hanno più volte la possibilità di andare a segno sono i tre fantasisti che giocano alle spalle di Kerzhakov).
Quello del gol è un problema che al momento non è stato risolto neanche grazie alle palle inattive, nel calcio moderno fondamentali per sbloccare incontri difficili e spigolosi come gli ultimi tre: i saltatori non abbondano (di fatto ci sono solo i difensori centrali), ma mancano soprattutto i tiratori. Rosina ed Huszti (che comunque merita un discorso a parte e che le sue qualità balistiche non le ha ancora dimostrate da quando è in Russia) sono infatti gli unici in grado di battere decentemente corner e punizioni indirette e/o dirette (in quest'ultima voce andrebbe aggiunto anche Kerzhakov).
Spalletti non sembra essere troppo preoccupato da questo problema, sorto già nell'esordio contro il Krylya Sovetov: è convinto che con il passare del tempo i suoi giocatori diverranno più cattivi sottoporta, per lui al momento è più gratificante il fatto che la sua squadra un buon numero di palle gol a partita (trasferta in Siberia esclusa) le ha sempre create.


2) MIRA DI DANNY
Ricollegandomi al punto 1, faccio notare come Miguel Danny - indubbiamente il giocatore più importante, nonchè il più forte (ed il migliore come rendimento in questo avvio) - abbia un difetto: quello di essere troppo impreciso davanti alla porta. Un difetto non da poco considerando che quello che ha maggiormente l'opportunità di andare a segno nell'attuale sistema di gioco dello Zenit è proprio il numero 10 nato e cresciuto in Venezuela. Lo possiamo giustificare perchè gioca a tutto campo, sempre ad un ritmo elevato, accelera ogni azione e tocca una miriade di palloni: insomma, ci può anche stare che nel momento deciso arrivi stanco e poco lucido... Però, con un pizzico di frenesia e fretta in meno, almeno due-tre gol in più il nazionale portoghese li avrebbe segnati.


3) LIMITATI GLI INSERIMENTI DA DIETRO DI DENISOV E ZYRYANOV
Non è un mistero che il punto di forza dello Zenit di Advocaat, in particolare in quel periodo nel quale diede spettacolo in giro per l'Europa, fossero gli inserimenti da dietro dei centrocampisti (su tutti Denisov e soprattutto Zyryanov, uno dei migliori incursori degli ultimi anni), avvantaggiati dal gioco di sponda di Pogrebnyak e dagli assist al bacio di Arshavin o Dominguez.
Con l'arrivo di Spalletti, nel frattempo, è cambiato il modulo: abbandonato il 4-3-3 tipicamente olandese, si è passati ad un 4-2-3-1, l'impianto di gioco probabilmente migliore per lo Zenit attuale, che sfrutta al meglio le caratteristiche dei due giocatori più decisivi della formazione Campione di Russia nel 2007, vale a dire Bystrov e Danny. Un modulo che però limita - perlomeno in fase offensiva - Denisov e soprattutto Zyryanov. Il primo ormai è dalla partenza di Tymoschuk che ha abbassato ulteriormente la sua posizione, sono un lontano ricordo i suoi inserimenti senza palla che sbloccarono la finale di Coppa UEFA; il secondo invece ha più libertà di movimento, ma ha drasticamente diminuito i suoi inserimenti senza palla, trovatosi "chiuso" lo spazio centrale già occupato da Danny (lo Zenit di Advocaat non a caso giocava senza trequartista). E' vero che una squadra deve rinnovarsi e che come detto il 4-2-3-1 è il modulo alla fine migliore per lo Zenit attuale (anche se, ribadisco il concetto, se allo stesso tempo esalta le qualità di alcuni giocatori, limita quelle di altri: come qualsiasi schema di gioco, del resto) ma rinunciare agli inserimenti senza palla dei centrocampisti centrali ed in particolare di Zyryanov, autore di gol pesanti e spesso a segno durante la gestione Advocaat, è un peccato. Specialmente in un periodo come questo, nel quale come detto più volte i blùbiancocelesti non riescono con continuità a gonfiare le reti avversarie.


4) POCO UTILIZZATO ANYUKOV
Dopo l'universale Konstantin, peraltro elogiato in settimana da Spalletti ("Ho trovato un suo difetto: è un giocatore troppo intelligente, non sempre i compagni lo capiscono") il giocatore che a mio avviso sta pagando più di chiunque altro il cambiamento di modulo è l'attuale capitano dell'FCZ, Anyukov. Tutto già ampiamente previsto dal sottoscritto e da qualsiasi persona che mastichi un pò di tattica: nello Zenit di Advocaat (ma anche nella nazionale russa) l'ex Krylya Sovetov aveva un'intera fascia a sua disposizione per affondare, arrivare sul fondo, crossare, tagliare verso il centro e - alle volte - andare anche alla conclusione; ora ciò non è più possibile, vista la presenza di un esterno destro posto davanti a lui. E se questo esterno destro si chiama Vladimir Bystrov, ovvero un giocatore con le sue stesse identiche caratteristiche, con gli stessi identici movimenti e con le sue stesse identiche qualità si hanno una sorta di due doppioni sulla stessa fascia ed uno di questi trova meno spazio per attaccare (non si sfruttano così neanche le sovrapposizioni). Non è un problema apocalattico, per carità, Anyukov il suo apporto lo dà sempre, ma a mio modesto parere un terzino del genere sarebbe meglio cercare di sfruttarlo maggiormente (cosa che anche Spalletti intende fare: domenica scorsa è partito sulla destra non a caso Rosina, in grado di creargli spazio accentrandosi e di servirlo in profondità, mentre nella ripresa lì ha giocato Huszti, con Bystrov sulla fascia opposta; modifiche tattiche che avevano un unico significato: creare un'autostrada per le discese del terzino destro).


5) NESSUNA ALTERNATIVA AL GIOCO RAPIDO PALLA A TERRA; ANCORA NESSUN ACCORGIMENTO TATTICO PARTICOLARMENTE RILEVANTE DURANTE LE PARTITE
Lo Zenit è una compagine che ha sempre avuto una sua filosofia di gioco: anche quando era assai meno competitiva, non è mai mancato quel gusto per il bel calcio che a San Pietroburgo hanno iniziato a vedere verso la seconda metà degli anni '70, con Morozov, il più grande imitatore dell'inarrivabile Colonello Lobanovskiy. E' una squadra che tradizionalmente per vincere ed imporsi su un'avversaria ha la necessità di fare la partita, di mantenere il pallino del gioco, caratteristica questa esaltata ulteriormente nel periodo d'oro terminato nell'ottobre del 2008. In particolare da quando chi vi scrive segue lo Zenit non c'è mai stata una fase - neanche quella più triste - nella quale i giocatori abbiano rinunciato a giocare, affidandosi ad improbabili lanci lunghi (anche perchè di fatto una vera punta di peso è sempre mancata; sì ok, c'era Pogrebnyak, ma anche lui veniva servito sui piedi). Questo per dire che lo Zenit è una di quelle squadre che per mentalità sono abituate a giocare in un certo modo ed un certo tipo di calcio. Fatta questa dovuta precisazione, non si può non notare come al momento attuale manchi davvero una qualsiasi alternativa credibile al gioco palla a terra: probabilmente tra un paio di mesi le cose cambieranno, ma oggi l'unico attaccante sul quale si può fare affidamento è Kerzhakov (il 18enne Kannunikov secondo Spalletti può diventare un grande, ma non ha ancora trovato spazio), che per ovvi limiti fisici non può competere con i difensori avversari sulle palle alte. Rimane il rimpianto di aver regalato (cessione in prestito gratuito) Kornilenko al Tom, vicecapocannoniere con 4 reti: il bielorusso nei pochi spezzoni disputati non aveva entusiasmato, la sua dimensione ideale è una squadra di medio-basso livello, però in questo periodo di emergenza sarebbe tornato parecchio utile...
Per rimanere in tema, si può notare come il tecnico italiano non abbia ancora (oddio, siamo appena agli inizi!) cercato una situazione di gioco alternativa, non discostandosi mai dal 4-2-3-1, pur cambiando spesso posizioni ai giocatori. Non ha molte scelte da compiere là davanti, però negli ultimi 20-10 minuti col Terek invece di calare con il passare del tempo e farsi imbrigliare dagli avversari (rischiando di subire allo stesso tempo il gol in contropiede) sarebbe stato utile l'inserimento in area di un altro giocatore (non necessariamente Kanunnikov, come mossa della disperazione si poteva anche avanzare - la butto lì - Meira), in modo da creare confusione nell'area avversaria.


6) MANCANZA DI UN TERZINO SINISTRO DI RUOLO

Con l'accantonamento di Sirl (bocciato, almeno come esterno basso, da Spalletti, secondo il quale il ceco non sa difendere: il tecnico di Certaldo non ha tutti i torti, anche se il buon Radek una chance la meriterebbe) e la rimandatura del giovane danese Lumb (giudicato ancora troppo acerbo), inevitabilmente il ruolo di terzino sinistro rimane vacante ed in estate per forza di cose ne dovrà arrivare uno nuovo. In quella posizione però si sta disimpegnando bene, al di sopra delle aspettative, Hubocan, eclettico difensore slovacco finalmente diventato titolare a tutti gli effetti con l'allenatore ex Roma. E' chiaro che non è quello il suo ruolo, ma Tomas si impegna, appoggia la manovra, va al tiro (ha una botta allucinante: straordinaria la traversa centrata contro il Terek, un tiro che avrebbe meritato maggior fortuna) e garantisce una più che soddisfacente copertura: non gli si può rimproverare nulla, insomma.


7) HUSZTI E' INADATTATO AL CONTESTO?
La pongo come domanda, perchè come tipologia di giocatore l'unghesere non mi dispiace e perchè - avendolo già visto all'opera con la maglia dell'Hannover e con la nazionale magiara - sono cosciente del fatto che si tratti nel complesso di un buon elemento.
Ma è un dato di fatto che per quanto (non) dimostrato a San Pietroburgo nell'ultimo anno solare Huszti dovrebbe essere il primo ad esssere accantonato. Quasi sempre inutile, poco appariscente, in un anno non è mai (mai!) risultato determinante, mentre invece più volte è stato dannoso. Certo, sulla valutazione negativa influisce l'allarmante prestazione contro il Terek, ma comincia a diventare difficile comprendere per quale motivo continui ad avere tutto questo spazio. Con Spalletti non è titolare, ma è la prima alternativa ai quattro davanti. Meglio Rosina, sinceramente.

sabato 10 aprile 2010

Il punto sulla 3ª Giornata: primo squillo Spartak e primo passo falso del Rubin. Lo Zenit lancia un messaggio al campionato.



Alania Vladikavkaz - Amkar Perm 0-0

Alania (4-5-1): Khomich; Mamah, Gnanou, Zuela, Akés Dacosta; Stoyanov (dal 41' G. Gabulov), D. Bazaev, Kirillov, S. Kaita, Chochiev (dal 69' G. Bazaev); Nizamutdinov (dal 71' S. Kuznetsov).
In panchina: M. Kerzhakov, Rotenberg, I. Ivanov, Khubulov.
Amkar (4-4-2): Narubin; Fedoriv, A. Popov, Belorukov, Gaál; Peev, M. Novakovic, Dedechko, Sokolov; Sadikov, Kushev.
In panchina: Shumailov, A. Moryganov, V. Gagloev, Dzakhov, Pomerko, J. Knezevic, S. Volkov.
Note: espulso al 35' Sani Kaita per un intervento pericoloso a gamba alta.

Un deludente Alania non va oltre lo 0-0 contro un rimaneggiatissimo Amkar, non riuscendo a rialzarsi come era lecito attendersi dopo la netta (più nel gioco che nel risultato finale) sconfitta subita in quel di Nalchik. La sensazione è che i giallorossi abbiano sprecato una grossa opportunità di ottenere i primi tre punti stagionali contro un avversario ricco di defezioni ed arrivato a Vladikavkaz con l'obiettivo di tornare a casa con un punticino. Le squadre che lottano per non retrocedere ed in particolare le neopromosse spesso e volentieri costruiscono le proprie salvezze grazie ai successi ottenuti tra le mura amiche ed è per questo motivo che l'Alania rimpiange il fatto di aver ottenuto soltanto due punti su sei disponibili contro Saturn ed Amkar.
Ha sicuramente inciso sull'andamento della partita l'espulsione (rosso diretto per un intervento pericoloso e scomposto) di Sani Kaita, anche se solo fino ad un certo punto, perchè i padroni di casa nella prima mezzora non avevano mostrato il piglio giusto. Una situazione venutasi a creare dopo soli 35 minuti che ha scombussolato i piani di Shevchuk - che rispetto alla sconfitta con lo Spartak del Sud aveva lasciato in panchina Ivan Ivanov, Georgy Bazaev e Serhiy Kuznetsov - costretto a levare un centrocampista offensivo come il bulgaro Stoyanov per inserire il debuttante Georgy Gabulov (fratello minore di Vladimir, portiere della Dinamo e della nazionale) e soprattutto a giocare l'intera ripresa con un solo attaccante davanti, il povero Nizamutdinov abbandonato a sè stesso e mai assistito dai propri compagni. Unico a salvarsi ed ultimo ad arrendersi capitan Djambulad Bazaev. Non ha tempo da perdere l'ex storico vice di Valery Gazzaev, che sta incontrando delle inevitabili difficoltà con una squadra assemblata in tutta fretta e furia in poche settimane, ma che può contare su una rosa comunque di più che discreto valore, con la quale ci si può benissimo salvare.
Amkar sicuramente eccessivamente rinunciatario (mentalità del resto difensivista quella di Rakhimov), nella ripresa - soporifera e con pochissime emozioni - poteva provarci un pò di più avendo dalla sua parte la superiorità numerica, ma l'intenzione dei rossoneri - orfani dei vari Sirakov, Cherenchikov, Kalashnikov, Topchu, Grishin e Burmistrov - degli Urali era chiara: uscire da Vladikavkaz con un punto. E così è stato.


Anzhi Makhachkala - CSKA Mosca 1-2: 11' Streltsov; 49' Honda, 62' Necid.

Anzhi (4-4-1-1): Abaev 2; Agalarov 5,5, Pekovic 5, Tagirbekov 5, Kvirkvelia 7; Tsoraev 7, Bakaev 6, D. Ivanov 6 (dal 74' Barabadze 4,5), Streltsov 7; Khodjava 6 (dal 69' Arziani s.v.); Holenda 4,5.
In panchina: Revishvili, Gadjibekov, E. Mamaev, Timonov, Magomedov.
CSKA (4-2-3-1): Akinfeev 3; Nababkin 5, V. Berezutskiy 6,5, Ignashevich 6, Schennikov 6; Aldonin 4,5 (dal 46' Dzagoev 5), Rahimic 4; Krasic 5 (dall'89' Odiah s.v.), Honda 6, Mamaev 5,5 (dal 70' Semberas s.v.); Necid 6.
In panchina: Chepchugov, A. Berezutskiy, S. Oliseh, Guilherme.

L'altro anticipo del venerdì va di scena nell'inferno di Makhachkala, in Daghestan: si tratta di una gara condizionata dalle papere dei due portieri che hanno portato al vantaggio dei padroni di casa (terzo grave errore in poco tempo per Akinfeev, che aveva preso di tutto domenica scorsa nel derby contro la Dinamo terminato a reti bianche anche e soprattutto grazie a lui) ed al pareggio - direttamente su punizione - di Honda: il giapponese calcia molto bene, l'aveva già dimostrato a Sevilla, "alla Pirlo "ma in maniera leggermente più potente, un tiro che mette senza dubbio in difficoltà i portieri per il suo strano effetto... Però l'errore di Abaev sinceramente è parso proprio imbarazzante: l'ex estremo difensore della Torpedo ha mancato proprio la presa.
Poco giudicabile il CSKA, che ha vinto con il minimo sforzo un match nel quale i "Kony" hanno subito per buona parte del tempo l'iniziativa dei "Daghi". L'augurio di noi appassionati di calcio russo è che la testa dell'Armata Rossa fosse già tutta a San Siro, perchè altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi (fermo restando che Slutskiy ha fatto un minimo turnover - vedi presenza dall'inizio del nuovo acquisto Nababkin e del grande ex Elvir Rahimic - e che giocare a Makhachkala non è mai semplice).
Ha destato un'impressione tutt'altro che negativa il neopromosso Anzhi, che secondo chi vi scrive paga un mercato troppo povero, che non ha particolarmente rinforzato i biancoverdi che se si fossero mossi maggiormente sarebbe stato molto meglio in ottica salvezza. La squadra vincitrice dell'ultima Pervij Division non è comunque affatto da buttare, strameritava il pari per l'impegno che ci ha messo, però la difesa non sembra francamente prontissima a competere a certi livelli (immobili i due centrali in occasione del colpo di testa vincente di Necid) e l'attacco è pressochè inesistente (sia il ceco Holenda sia il giovane georgiano Barabadze - che nel finale s'è mangiato un gol già fatto - sono parsi inadeguati al contesto della RPL). Il centrocampo invece - che già nelle precedenti uscite aveva dimostrato di avere delle qualità non trascurabili - è valido, i due esterni Tsoraev e Streltsov (utilizzato a sorpresa sulla sinistra come esterno alto al posto dell'infortunato Josan, ma che rientrando sul destro superava avversari come birilli) hanno giocato una gran partita, così come Kvirkvelia, che ha letteralmente annullato Krasic; Bakaev come tipologia di giocatore ricorda se vogliamo il milanista Gattuso, Arziani e Dmitry Ivanov sono sembrati centrocampisti in grado di svolgere bene il cosiddetto "compitino" ed il numero 10 Khodjava, è sì un pò lento ma qualitativamente dotato. Con un paio di giusti rinforzi (e con la un pizzico di sfortuna in meno: l'incrocio dei pali centrato in pieno da Kvirkvelia su punizione è già il terzo legno per l'Anzhi, che ne aveva colpiti due a Perm) la promozione si può ottenere, soprattutto se sulla panchina arrivasse quel vecchio volpone di Gadji Gadjiev che qualche suo fedelissimo potrebbe portarselo dietro.


Sibir Novosibirsk - Spartak Nalchik 0-2: 17' e 53' Dyadyun.

Sibir (4-4-2): Kowalewski; Klimavicius, Vychodil, Filipenko (dal 56' Antipenko), Molosh (dal 20' Aravin); Chizek (dal 63' Astafjev), Bukhryakov, Shulenin, E. Zinovijev; Degtarev, Medvedev.
In panchina: Solosin, Valentic, L. Zuev, I. Shevchenko.
Spartak Nalchik (4-4-2): Fredrikson; Kisenkov, Djudovic, Amisulashvili, Filatov; Leandro, Kontsedalov, Geteriev, Gogua (dall'85' Bikmaev); Dyadyun (dal 90' Khatazhenkov), Siradze (dall'81' Patrick).
In panchina: Mandrykin, Vasin, Malyarov, Schanitsin.

Di finali e di gare da ultima spiaggia è ancora presto parlare. Tuttavia, per un Sibir che sembra avere sulla carta una delle rose meno talentuose del Campionato, la gara interna contro quella che potrebbe esser una diretta concorrente è una di quelle partite che non bisognerebbe mai e poi mai lasciare all'aversario. Ma a Novosibirsk - sotto una nevicata tipicamente siberiana - è andata diversamente, se è vero che lo Spartak Nalchik arrivato in Siberia con tutte le intenzioni di continuare la propria striscia positiva e consolidare il secondo posto in classifica in compagnia del Terek, Dinamo, CSKA e Zenit e tornato a casa con una preziosa vittoria che conferma l'ottimo stato di forma che stanno vivendo i rossobianchi allenati da quel vecchio volpone di Krasnozhan. Mattatore del match Dyadyun, mobile attaccante che avevamo indicato settimana scorsa come una delle possibili sorprese della Russian Premier Liga del 2010: intanto, per non saper nè leggere nè scrivere, ha cominciato a sbloccarsi, siglando i suoi primi due gol nella massima serie russa. In entrambe le marcature del giovane attaccante l'anno scorso in prestito dal Rubin al Tom Tomsk non ci ha fatto una bella figura la retroguardia del Sibir: clamoroso il pasticcio combinato da Kowalewski in occasione della rete dello 0-1, arrivato dopo che il portiere polacco in uscita aveva rinviato nel più goffo dei modi addosso ad un suo compagno; disattenta l'intera retroguardia nella circostanza che ha portato al raddoppio, con Dyadyun che è partito sul filo del fuorigioco, ha superato il numero uno avversario con un sombrero ed ha poi comodamente depositato in rete.


Krylya Sovetov Samara - Tom Tomsk 2-3: 5' aut. An. Ivanov, 12' aut. Gultyaev; 24' Michkov (rig.), 32' K. Kovalchuk, 39' Jokic.

Krylya Sovetov (4-4-1-1): Tsygan; Tsagallov (dal 50' Gridnev), Taranov, Belozerov, Budylin; Stavpets, Khozin, R. Adjindjal, Bober (dal 46' Samsonov); B. Petrovic (dal 68' Strelkov); Savin.
In panchina: D. Yurchenko, Léilton, Rylov, Alkhazov.
Tom (4-5-1): Pareyko; Gultyaev, D. N. Smirnov, Jokic, An. Ivanov; Kharitonov (dall'83' N. Nemeth), Kim Nam-Il, Michkov, K. Kovalchuk, Skoblyakov; Maznov (dall'89' Kiselev).
In panchina: Polyakov, Stroev, Tuev, S. Kovalchuk, V. Volkov.
Note: espulso al 90' Kim Nam-Il per doppia ammonizione.

Brutta davvero la sconfitta subita in casa e per giunta in rimonta dal Krylya Sovetov, ancora fermo a quota zero punti dopo tre giornate e desolatamente all'ultimo posto in classifica. Volendo si tratta del primo vero e proprio passo falso per le "Ali", che con lo Zenit ci avevano messo il cuore fino al 90' e che con la Loko, contro la quale avrebbero probabilmente perso anche senza sviste arbitrali, si erano comunque dati da fare. Nella sfida interna contro il Tom Tomsk, invece, avevano due gol di vantaggio e sono riusciti a perdere, facendosi rimontare già nel primo tempo. Un brutto colpo per il morale degli uomini del cugino di Valery Gazzaev, che poteva finalmente contare sui nuovi acquisti, tesserati proprio all'ultimo, con una buona parte di essi (vedi Tsygan, Samsonov, Stavpets, Khozin, Gridnev, Petrovic e Strelkov) subito buttati disperatamente nella mischia dall'ex allenatore del KamAZ. Con tre punti avrebbero avuto l'occasione di uscire dalla zona retrocessione, invece si ritrovano come detto ancora zero, con il morale sotto i tacchi.
Il Tom, che aveva di fatto regalato due reti (o meglio, due autoreti) al Krylya Sovetov in apertura, continua ad approfittare degli errori altrui ed ottiene il secondo trionfo consecutivo in salvezza, un bottino mica male per una squadra capace come poche altre in Russia di saper vendere cara la pelle. Salvarsi, se i siberiani non si deconcentrano, sarà un compito per altri.


Dinamo Mosca - Zenit San Pietroburgo 1-1: 66' D. Kombarov (rig.); 12' Danny, 33' V. Bystrov.

Dinamo (4-4-2): V. Gabulov 5; K. Kombarov 5 (dal 57' Khokhlov 6), L. Fernández 5, Epureanu 5, D. Kombarov 6; Samedov 7, Wilkshire 5,5, Semshov 5,5 (dal 64' Ropotan 6), Cesnauskis 6 (dall'84' Granat s.v.); Kokorin 6, Voronin 6.
In panchina: Shunin, Kowalczyk, Kolodin, Rebko.
Zenit (4-2-3-1): Malafeev 6; Anyukov 5,5, Krizanac 5,5, Lombaerts 6, Hubocan 6; Denisov 6,5, Zyryanov 6,5; V. Bystrov 6,5 (dal 71' Huszti s.v.), Danny 7,5, Lazovic 7 (dall'83' Kanunnikov); Kerzhakov 6 (dal 90' Shirokov s.v.).
In panchina: Zhevnov, F. Meira, Lumb, Rosina.

Lo Zenit s'è presentato a Khimki per vincere e lo ha fatto. La Dinamo ha probabilmente iniziato meglio la gara, ma il predominio dei Poliziotti è durato poco, troppo poco. La supremazia dei padroni di casa ha portato ad un tiro d Kokorin, ben liberato da Semshov, e sul quale Malafeev ha avuto i suoi problemi. La Dinamo poteva prendere maggiormente coraggio, ma lo Zenit ha trovato subito il vantaggio che ha funzionato da apriscatola, un vantaggio che ha probabilmente rotto gli equilibri. Ogni volta che Danny e Lazovic riuscivano ad entrare in possesso della sfera ed a cercarsi tra di loro, per la Dinamo erano dolori. Proprio questo è accaduto nell'azione del vantaggio dello Zenit, con Lazovic che pesca Danny con una grande intuizione: seconda rete in tre gare per l'asso portoghese che ora vede il Sudafrica sempre meno lontano. La sfida sposta gli equilibri e consente allo Zenit di aggredire e dominare. Denisov e Zyryanov schiacciano la Dinamo nella propria metà campo ,le folate dei trequartisti alle spalle di un Kerzhakov volenteroso e forse anche eccessivamente generoso sono devastanti. Lazovic potrebbe marcare il secondo assist ma si dimentica che in mezzo all'area, completamente solo c'è Kerzhakov. Il suo tiro non causa problemi alla porta difesa da Gabulov. Il predominio dello Zenit è netto ,la squadra di San Pietroburgo è aggressiva, rapida, veloce e riesce ad aver la meglio anche su un campo non proprio perfetto .Il secondo gol è una semplice conseguenza, con ancora Lazovic a farsi pescare sulla sinistra, dimenticato dai giocatori in maglia blu, palla in mezzo del serbo e tiro di Danny che centra la traversa, Bystrov raccoglie e fa 0-2. Dinamo annullata, Zenit padrone del campo.
Nella ripresa i Meshki alzano un pò il piede, ma spesso rischiano di chiudere la pratica. Bystrov ha forse l'occasione più ntidia, ma non la sfrutta a dovere. La Dinamo ha un sussulto che gli consente di riaprire il match e di prendere man mano coraggio. Prima Samedov rischia il gol alla Maradona, dribbilando praticamente tutti i giocatori avversari, poi Kobelev azzecca la sostituzione di Semshov, insieme a Kerzhakov e naturalmente Danny il principale ex dell'incontro. Dentro Ropotan che, dopo una uscita non proprio ortodossa di Malafeev, si guadagna un calcio di rigore che il neo rigorista Dmitry Kombarov trasforma. Kobelev mette dentro anche Khokhlov per l'altro Kombarov, Kirill, e Granat per Cesnauskis. Poco prima Spalletti aveva deciso che la gara come al solito a sprazzi di Bystrov doveva finire per il più dinamico Huzsti. I "Poliziotti" comunque dopo il gol che consente loro di tornare in partita non riescono a metter più di tanto in difficoltà lo Zenit. Entrano anche Kanunnikov per Lazovic e Shirokov per Kerzhakov. Pur senza il ritmo dell'inizio, lo Zenit non corre rischi ed ottiene la seconda vittoria su due trasferte. Può essere soddisfatto Spalletti, che con il secondo tempo di domenica scorsa ed il primo di oggi spaventa il campionato.
Per quanto riguarda i singoli, non appare sicuro Malafeev che come sempre nelle ultime apparizioni non riesce a fare due cose buone consecutivamente.Non trattiene il tiro di Kokorin e rischia di mandare avanti la Dinamo subito. Poi è una sicurezza. Un paio di ottimi interventi, ma anche un'uscita da evitare che ha causato il penalty. Anyukov, preoccupato di Cesnauskis, spinge poco ed all'inizio soffre un pò. Gara diligente la sua, ma è ancora distante dall'Anyukov che tutti conoscono .La coppia centrale dopo i primi 10' soffre pochissimo. Krizanac ogni tanto si prende qualche strana licenza in avanti, Lombaerts è un'arma in più sulle palle inattive e nel primo tempo sfiora il secondo centro nelle ultime due gare Denisov, in dubbio sino alla vigili,a fa una partita diligente in copertura ed a tratti dispensa grandi palloni in avanti. Zyryanov non rischia dribbling, partita ordinata la sua. Nel trio delle meraviglie alle spalle di un Kerzhakov meno brillante del solito ma comunque elogiato da Spalletti per il grande lavoro svolto (notevole in particolare una sponda per Lazovic) si distinguono Lazovic, autentico stantuffo, uomo assist e sempre su ogni pallone ed il genio di Danny, che regala lampi di classe pura contro la sua ex amata squadra. Va vicino al gol, giganteggia e distribuisce perle a tutto campo .Bystrov si vede poco ,ma quando si vede fa male, vedi gol che chiude la gara
Ricapitolando, lo Zenit visto oggi è stato un grande Zenit, perlomeno nei primi 45'. Ricordiamo che Advocaat impiegò un anno abbondante prima di trovare la retta via. La mano di Spalletti è già evidente, nonostante siamo all'inizio e nonostante i campi siano ancora non propriamente verdi, lo Zenit gioca già un grande calcio, propositivo, veloce e con molte più soluzioni rispetto a quello povero di idee troppo spesso ammirato nella passata annata. Fondamentale in tal senso il completo recupero di Danny, la cui assenza si era inevitabilmente fatta sentire parecchio.
L'unica nota negativa i cori della tifoseria dello Zenit che hanno nuovamente infangato il nome di una leggenda come Lev Yashin. Purtroppo una parte della tifoseria ha scandito una frase che, messa su uno striscione, costò già una punizione al club finanziato e sponsorizzato dalla Gazprom a fine 2008.


Spartak Mosca - Lokomotiv Mosca 2-1: 11' Suchy, 18' Ari; 28' Aliev.

Spartak Mosca (4-3-1-2): Djanaev 6,5; Parshivlyuk 5,5, Jiranek 6, Suchy 6,5, Makeev 6; Sabitov 6,5, Sheshukov 6, Ibson 6 (dal 74' Ananidze s.v.); Alex Meschini 7; Ari 6, Welliton 5,5 (dal 46' Yakovlev 5) (dall'86' Bazhenov s.v.).
In panchina: Pesjakov, F. Kudryashov, Zotov, Saenko.
Lokomotiv Mosca (4-2-3-1): Guilherme 6; Kuzmin 5,5, Asatiani 5,5, Basa 6, Yanbaev 7; Charles 5 (dall'83' Gatagov), Tarasov 6; Torbinskiy 5 (dal 46' D. Traoré 5), Aliev 6,5, Glushakov 5,5; Sychev 5 (dal 71' Odemwingie s.v.).
In panchina: M. Cech, Sennikov, Smolnikov, Dujmovic.

Una gran traversa centrata su punizione da Aliev all'ultimo respiro è l'ultima emozione di un match calato di livello nel secondo tempo, dopo una prima frazione di gioco spettacolare.
Primi tre punti stagionali per lo Spartak di Karpin, che è riuscito meritatamente a prevalere sui concittadini della Loko, rimandati, ed ancora sconfitti in un big match. Negativo l'approccio iniziale (disastroso in particolare nei primi 15', con una gestione della palla a tratti quasi raccapricciante), poco convinta la reazione nella ripresa, anche a causa di qualche cambio discutibile di Semin. Nonostante un'abbondanza di giocatori di ottimo livello forse unica in RPL, la rosa della Loko paga il fatto di avere la difesa più debole tra le prime sei della classe (e fino a luglio mancherà anche Rodolfo!) e la mancanza di un bomber di razza. Qualche incertezza a centrocampo, con Charles parecchio impreciso e con Tarasov che ha iniziato a carburare tardi. Semin forse avrebbe fatto meglio a schierare in quella posizione Glushakov, totalmente fuori ruolo confinato sulla fascia. Inoltre, secondo chi vi scrive, Aliev dovrebbe abbassarsi maggiormente per ricevere palla. Fuori dalla partita Torbinskiy e Sychev, poi sostituiti, un mezzo disastro Traoré, tardivo l'ingresso di Odemwingie. Ottima invece la prestazione di Yanbaev, autore - dopo una gran discesa sulla corsia mancina - dell'assist per lo splendido terzo gol in altrettanti incontri di Aliev, una rete che ha riaperto la partita dopo il micidiale uno-due dei rossobianchi firmato Suchy ed Ari.
E' apparso in crescita lo Spartak, che nell'arco dei 90' ha convinto maggiormente in questo sentito derby moscovita piuttosto che settimana scorsa contro lo Zenit. Il migliore in campo è stato Alex, tornato a giocare ai sui suoi livelli dopo un inizio in sordina e che ci ha messo lo zampino in entrambe le reti (casuale la prima, in mischia così come contro lo Zenit). Karpin ha optato inizialmente per un centrocampo a rombo, una novità che potrebbe essere riproposta più volte in futuro, vista la scarsa abbondanza di esterni di ruolo nell'attuale rosa dei Myaso, con Sabitov e Sheshukov a coprire le spalle all'ex leader dell'Internacional e con l'altro brasiliano Ibson con una certa libertà di movimento. Modulo interessante, da riproporre. Welliton ed Ari possono costituire una coppia niente male. Il primo non ha giocato una partita indimenticabile, ed è rimasto negli spogliatoi all'intervallo a causa di un problema fisico; per sostituirlo Karpin ha pensato al ragazzino Yakovlev, che se escludiamo un tiro pericoloso, è stato più dannoso che utile. Ari bene nei primi 45', nei quali ha avuto modo di segnare il suo primo gol in Russia con una rischiosissima conclusione no-look che per poco il connazionale Guilherme non riusciva a respingere, male nella ripresa quando è stato facilmente contrastato dai difensori avversari e non ha sfruttato nel migliore dei modi un paio di opportunità. La retroguardia ha retto bene: Djanaev sicuro negli interventi, c'è ottimismo in ottica futura nei confronti di Suchy, che non sta facendo rimpiangere l'ottimo Stranzl ammirato nella passata stagione. Nel finale s'è rivisto Bazhenov, rientrato da un infortunio al menisco. In panchina c'era anche Saenko, fermo da quasi un anno. Insomma, uno Spartak che oltre ad iniziare a carburare, recupera anche i pezzi.


Rubin Kazan - Terek Grozny 0-0

Rubin (4-2-3-1): Ryzhikov 7; Ansaldi 6,5, Orekhov 6, César Navas 5,5, Jordi Figueras 6; Noboa 6,5, Murawski 6; Gokdeniz Karadeniz s.v. (dal 10' Hasan Kabze 6) (dal 67' Portnyagin s.v.), Kasaev 6,5 (dal 75' P. Bystrov s.v.), Galiulin 6,5; Bukharov 5,5.
In panchina: Cheremisin, Salukvadze, Mischenko, Natkho.
Terek (4-4-2): Dikan 6,5; Utsiev 5, A. Ferreira 7, Omeljanchuk 6, Yatchenko 5,5; J. C. Arce 6,5 (dal 79' Katsaev s.v.), Georgiev 6, Lakhiyalov 5, Kobenko 6 (dall'89' Mauricio s.v.); Bracamonte 6, Asildarov 5,5 (dall'87' Sadaev s.v.).
In panchina: Godzyur, Haymovich, D. A. Smirnov, Gvazava.

Dopo Rubin-Loko, ecco un'altra partita - casualmente ancora giocata a Kazan - ROVINATA. E' una VERGOGNA. Il Rubjn, la squadra Campione di Russia, e sottolineo Campione di Russia, con un campaccio del genere è un fatto vergognoso, inamissibile. Un terreno di gioco che non andrebbe bene neanche per la Serie C, figuriamoci per una partita (peraltro venduta all'estero; grave errore questo, soprattutto nella stessa giornata in cui si disputava anche il ben più attraente derby fra Spartak e Lokomotiv) del massimo torneo russo. Bisognerebbe PROIBIRE al Rubin di giocare in casa fino a quando il terreno non sarà rimesso a posto. Uno scempio totale.
Per non parlare poi del resto, leggasi cornice di pubblico: stadio semi-vuoto per la squadra Campione di Russia...
Con la speranza che voi lettori abbiate perdonato questo sfogo un pò fuori dalle righe ma pur sempre giustificato, va detto che la partita - terminata ingenerosamente a reti bianche - non è stata neanche così male, con le due compagini che si sono quantomeno impegnate a provare a giocare a calcio palla a terra. Per quanto possibile, naturalmente. Un campo che non ha penalizzato solamente il Rubin, ma anche il Terek, che schierava una formazione teoricamente molto offensiva, con un centrocampo iper-tecnico composto dal boliviano Arce, dal fantasista Lakhiyalov, dal bulgaro Georgiev e dal principale ex dell'incontro, Kobenko, che con la formazione tartara si laureò Campione di Russia nel 2008.
Un punto guadagnato sul campo con una prestazione di buon livello per i ceceni, che nella seconda frazione di gioco hanno più volte sfiorato il vantaggio (sempre su palla inattiva), in particolare con Asildarov, per il resto un pò in ombra. Un buon undici quello mandato in campo da Baidachniy, sulla carta molto (troppo) offensivo, anche se Bracamonte s'è sacrificato moltissimo, giocando di fatto da centrocampista aggiunto e lo stesso Georgiev (per non parlare pi di Lakhiyalov) ha arretrato la propria posizione. Probabilmente con un campo diverso, il Terek si sarebbe maggiormente sbilanciato, ma allo stesso tempo avrebbe creato più problemi con azioni palla a terra, visto che di giocatori tecnici in campo ne schierava più di uno.
Il Rubin, oltre a dover giocare le gare casalinghe su quello sciempio da terza categoria, ha pagato ancora la grana infortunati: alla lunga lista si sono aggiunti Fatih Tekke (non convocato) e Gökdeniz Karadeniz, sostituito in apertura dal connazionale Hasan Kabze. Berdyev ha ritrovato il giovane uzbeko Galiulin, che sta trovando a sorpresa spazio in questo inizio di stagione: è andato bene l'esterno sinistro, che ha saltato spesso e volentieri il diretto avversario. Buona prova offerta anche da Ansaldi (tornato a giocare a destra dopo parecchio tempo, con lo spagnolo Jordi sulla corsia opposta), Noboa e Kasaev, che però non sono bastati al Rubin per fuggire per la prima volta in stagione e per ottenere la terza vittoria di seguito.


Rostov - Saturn Ramenskoe 1-0: 17' Pavlenko.

Rostov (4-4-1-1): Radic; Cherkes, I. Okoronkwo, Ghionea, Andjelkovic; Lebedenko (dal 69' Blatnjak), Gatkan, Kulchiy, Kalachev; Pavlenko (dal 72' Ahmetovic); Adamov (dall'82' S. Ivanov).
In panchina: M. Kabanov, Khagush, Grigalava, Lutsenko.
Saturn (4-2-3-1): Kinsky; Angbwa, Bryzgalov, Grachev, Nakhushev; Evseev, Nemov; Al. Ivanov (dal 75' Kovel), Karyaka, Boyarintsev (dal 60' Loskov); Jakubko (dal 45' Kirichenko).
In panchina: A. Rebrov, Igonin, D. Kudryashov, Sapeta.

Vittoria di misura del Rostov sul Saturn, grazie al primo centro stagionale di Alexander Pavlenko, centrocampista classe 1985 in prestito dallo Spartak Mosca, bravo ad anticipare tutti sul primo palo ed a svettare sul perfetto traversone dalla sinistra di Lebedenko, eletto miglior giocatore dei gialloblù del Sud della Russia nel 2009. Un predominio territoriale mai in discussione quello dei padroni di casa, più volte andati vicino al raddoppio che avrebbe fotografato al meglio il reale andamento del match: da segnalare le chance capitate ad Adamov ed a Kalachev, con quest'ultimo che prima con un colpo di testa ravvicinato ha chiamato Kinsky al miracolo (riflesso davvero straordinario quello del portiere ceco), poi ha sfiorato il palo con una splendida conclusione improvvisa dai 20 metri ed infine ha ancora una volta impegnato il numero 1 degli "Alieni" con un temibile destro da fuori.
Salgono così a quota 4 punti gli uomini di Dolmatov, rimangono a 2 quelli di Gordeev, partiti col freno a mano tirato anche a causa delle tante assenze (sono tornati però ad essere disponibili gli esperti Boyarintsev, Igonin e Loskov, con quest'ultimo entrato nel finale).


CLASSIFICA:
1. Spartak Nalchik 7
2. Rubin Kazan 7
3. Zenit San Pietroburgo 7
4. CSKA Mosca 7
5. Tom Tomsk 6
6. Terek Grozny 5
7. Spartak Mosca 4
8. Dinamo Mosca 4
9. Amkar Perm 4
10. Rostov 4
11. Lokomotiv Mosca 3
12. Alania Vladikavkaz 2
13. Saturn Ramenskoe 2
14. Anzhi Makhachkala 1
15. Sibir Novosibirsk 1
16. Krylya Sovetov Samara 1


CLASSIFICA "BOMBARDIERI":
3 reti:
Alexander Aliev (Lokomotiv Mosca, 1 rigore).
2 reti: Vladimir Dyaydun (Spartak Nalchik), Alexander Bukharov (Rubin Kazan), Miguel Danny (Zenit San Pietroburgo), Keisuke Honda (CSKA Mosca), Sergey Kornilenko (Tom Tomsk), Alexey Ivanov (Saturn Ramenskoe).


TOP-11 (4-4-1-1):

Ryzhikov (Rubin)

Yanbaev (Lokomotiv), Suchy (Spartak Mosca), Jokic (Tom), Kvirkvelia (Rubin)

Streltsov (Anzhi), Denisov (Zenit), Alex (Spartak Mosca), Lazovic (Zenit)

Danny (Zenit)

Dyaydun (Spartak Nalchik)


FLOP-11 (4-4-2):

Abaev (Anzhi)

K. Kombarov (Dinamo), I. Okoronkwo (Rostov), Pekovic (Anzhi), An. Ivanov (Tom)

Torbinskiy (Lokomotiv), S. Kaita (Alania), Rahimic (CSKA), Chochiev (Alania)

Sychev (Lokomotiv), Holenda (Anzhi)





domenica 4 aprile 2010

Il punto sulla 2ª Giornata della RPL 2010: solito Rubin, emozioni a non finire nel big match di San Pietroburgo.


Spartak Nalchik - Alania Vladikavkaz 2-1: 23' Schanitsin, 45' Gogua; 67' D. Bazaev (rig.).

Spartak Nalchik (4-4-2): Fredrikson; Kisenkov, Djudovic, Amisulashvili, Filatov; Schanitsin, Malyarov (dall'87' Leandro), Geteriev, Gogua; Dyadyun (dal 79' Rusic), Siradze.
In panchina: Mandrykin, Khatazhenkov, Vasin, Bikmaev, Patrick.
Alania (4-4-2): Khomich; Mamah, Zuela, I. Ivanov, Akés Dacosta; D. Bazaev (dall'81' Marenich), S. Kaita, Kirillov, G. Bazaev (dal 57' Chochiev); Nizamutdinov, S. Kuznetsov (dal 46' Stoyanov).
In panchina: M. Kerzhakov, Rotenberg, Gnanou, G. Gabulov.

La seconda giornata della RPL 2010 comincia dal derby caucasico numero due in altrettante giornate. Il Caucaso, dopo la sparizione dell'FC Mosca e la promozione a tavolino proprio della "regina del Caucaso", ovverossia Vladikavkaz in Premier Liga, conta tante squadre quante la Capitale e quindi i derby tra le formazioni della Russia Meridionale diventeranno un'abituè dell'attuale Campionato Russo. A Nalchik si sono affrontate due compagini che avevano esordito con un pareggio, tutto sommato positivo. A prevalere, senza alcuna discussione, sono stati i padroni di casa, per larghi tratti del match assoluti padroni del campo. Una prestazione di gran qualità, condita da un ritmo a tratti trascinante, per la formazione guidata da Krasnozhan, che ha messo in mostra tutte le qualità che appartengono al reparto migliore dei Kabardini, quello di centrocampo. Un reparto completo, anche nel giorno in cui manca Kontsedalov ed il brasiliano Leandro parte dalla panchina: i sostituiti, il giovanissimo Malyarov e l'ex Ural Schanitsin non ne hanno fatto sentire la mancanza. Sarebbe profondamente ingiusto dimenticare l'apporto di Gogita Gogua, Man of the Match per distacco, un brutto cliente per qualsiasi avversario quando è in giornata. Spartak Nalchik che tra l'altro ha una batteria di tiratori dalla medio-lunga distanza che in ben poche altre squadre possono permettersi: basti pensare ai vari Kisenkov (il terzino goleador, la cui peculiarità è quella di segnare esclusivamente con tiri dai trenta e passa metri), Leandro, Kontsedalov, Geteriev, Malyarov, Schanitsin e Dyadyun. A proposito di quest'ultimo: vede poco la porta (0 reti l'anno scorso a Tomsk), ma ha movenze molto interessanti. A tratti devastante, può essere una delle sorprese della stagione l'attaccante arrivato a Nalchik in prestito dal Rubin. Chissà che non possa garantire lui allo Spartak del Sud, apparso un pò "spuntato", quei gol necessari per una tranquilla salvezza, garantiti nella seconda parte della passata stagione da Shamil Asildarov.
Per quanto concerne l'Alania, un passo indietro bello e buono rispetto al convincente esordio avvenuto tra le mura amiche. Mai veramente in partita, i giallorossi hanno ballato in difesa in lungo ed in largo (in giornata no i due centrali, il bulgaro Ivan Ivanov e soprattutto l'angolano Francisco Zuela), creando peraltro pochissime opportunità davanti. Deludenti i gemelli Bazaev e Kirillov, impreciso il nigeriano Sani Kaita. E Khomich in entrambi i gol, due buoni - ma non imparabili - tiri da fuori effettuati rispettivamente da Schanitsin (trattasi del primo centro per lui nella massima serie) e Gogua (notevole la doppia finta di tiro che ha disorientato i malcapitati difensori avversari), poteva fare di più: rivedibile il suo piazzamento.


Amkar Perm - Anzhi Makhachkala 1-0: 74' Cherenchikov.

Amkar (4-4-2): Narubin; Sirakov (dal 31' A. Popov), Cherenchikov (dal 78' Gaál), Belorukov, Fedoriv; Peev, J. Knezevic, M. Novakovic (dal 49' V. Gagloev), Topchu; S. Volkov, Kushev.
In panchina: Shumailov, Pomerko, Sokolov, Sadikov.
Anzhi (4-4-1-1): Abaev; Shukurov, Pekovic, Tagirbekov, Kvirkvelia; Tsoraev, Bakaev, Arziani (dal 58' D. Ivanov), Josan (dall'84' Timonov); Khodjava (dal 25' Streltsov); Holenda.
In panchina: Revishvili, Perepelyukov, Agalarov, Barabadze.
Note: espulso al 41' Shukurov (Anzhi) per doppia ammonizione.

Vince a fatica l'Amkar contro il neopromosso Anzhi, poco fortunato e penalizzato oltremodo nel punteggio finale. I ragazzi non più guidati da Omari Tetradze, dimessosi in settimana per opinioni divergenti con la società, hanno infatti più volte sfiorato la rete che li avrebbe portati in vantaggio, prima con un tiro di Streltsov deviato da un difensore in maglia rossonera ed uscito di un niente e poi con una clamorosa traversa colpita da Tsoraev, con il pallone che sbatte sulla riga di porta ma non incredibilmente non entra. Gli uomini guidati da Rashid Rakhimov, che fino a quel momento s'erano limitati a dei velleitari tentativi dalla distanza, prima di trovare con Cherenchikov (una gioia amara la sua, che proprio nel segnare - a causa di un movimento innaturale della gamba - si infortuna seriamente) in mischia la rete capace di regalare loro tre fondamentali punti, avevano comunque creato un paio di palle gol, con una conclusione di Topchu terminata di poco a lato e con un insidioso colpo di testa di Kushev respinto in qualche modo da Abaev. La Dea Bendata non sorride ai "Daghi" neanche nel finale, quando con un grandissimo tiro al volo di Holenda dai venti metri centrano ancora una volta la traversa. Non ci si può appellare certamente alla mala sorte però nell'occasione del cartellino rosso estratto ai danni di Shukurov, con l'azero che - come un Muntari qualunque - s'è fatto buttare fuori prendendo due gialli in poco più di un minuto.


Terek Grozny - Rostov 1-1: 4' Asildarov; 81' Ahmetovic.

Terek (4-4-2): Dikan; Utsiev, Omeljanchuk, Haymovich, Yatchenko; Lakhiyalov (dal 54' J. C. Arce), Maurício (dall'84' Sadaev), Georgiev, Kobenko; Asildarov, Bracamonte (dal 66' Djabrailov).
In panchina: Godzyur, A. Ferreira, Katsaev, Gvazava.
Rostov (4-4-1-1): Radic; Cherkes, I. Okoronkwo, Ghionea, Andjelkovic; Lebedenko, S. Ivanov (dal 60' Ahmetovic), Gatkan, Kalachev (dall'85' Lutsenko); Pavlenko; Adamov (dal 90'+3 Valikaev).
In panchina: Amelchenko, Khagush, Grigalava, Akimov.

Risultato di parità tutto sommato giusto a Grozny, con Terek e Rostov che si fanno preferire un tempo ciascuno. Meglio i Ceceni nella prima frazione di gioco, trascinati dall'estro del rientrante Lakhiyalov (geniale l'assist "no look" per la rete dell'1-0 dell'amico Asildarov, a segno per la seconda giornata consecutiva) e dal tanto movimento dell'altro Shamil, Asildarov, che ha messo in crisi la lenta retroguardia ospite, più convinti delle proprie possibilità i gialloblù - che al 45' avevano comunque sciupato con Pavlenko la possibilità di raggiungere gli avversari - nella ripresa, grazie anche ai cambi azzeccati di Dolmatov. Uno dei subentrati è stato infatti il centravanti bosniaco Ahmetovic, che probabilmente meriterebbe maggior considerazione, che azzeccando il tiro al volo dal limite dell'area ha tolto i suoi compagni dai guai e dalla seconda sconfitta consecutiva che avrebbe fatto storcere il naso alla proprietà che nel calciomercato non è di certo stata a guardare. Al contrario, discutibili i cambi di Baidachniy, apparentemente poco sensato soprattutto quello che ha visto uscire dal campo Bracamonte ed ha visto entrare l'esperto centrocampista difensivo Djabrailov. Un cambio che in realtà un suo significato, più profondo che squisitamente tecnico, ce l'aveva eccome: una sorta di addio ai propri tifosi dello storico capitano del Terek, che pochi giorni dopo (il 22 marzo, per la precisione) ha reso ufficiale quella che era già da un pò di tempo la sua intenzione di lasciare il calcio giocato. Storico leader del Terek Grozny, ceceno purosangue ed idolo dei tifosi, il difensore-centrocampista sarà il nuovo Direttore Sportivo del club presieduto dal Presidente ceceno Kadyrov.
Il quasi 37enne ha dedicato praticamente l'intera sua carriera alla causa del Terek: se escludiamo infatti i tre anni trascorsi da giovane al Vaynakh Shali e le due stagioni (1999 e 2000) trascorse all'Angusht Nazran, è dal 1990 che veste la maglia del club biancoverde. Fu lui il capitano della prima storica promozione arrivata al termine del 2004, così come fu lui ad alzare la Coppa di Russia qualche mese prima.
Un personaggio mai sotto i riflettori, del quale si conosce poco, ma sicuramente una delle più grandi bandiere del calcio russo dell'ultimo decennio.
La sua fascia di capitano è stata ereditata da Lakhiyalov, nuovo beniamino dei tifosi pur essendo nato nel vicino e rivale Daghestan.


Saturn Ramenskoe - Sibir Novosibirsk 1-1: 73' Al. Ivanov; 45' Medvedev.

Saturn (4-2-3-1): Kinsky; Angbwa, Halilovic, Grachev, Nakhushev; Evseev, Vorobjev (dal 6' Boyarintsev); Al. Ivanov, Sapeta, Karyaka; Kirichenko (dal 46' Jakubko).
In panchina: A. Rebrov, Bryzgalov, Levchenko, D. Kudryashov, Kovel.
Sibir (4-4-2): Kowalewski; Klimavicius, Vychodil, Filipenko, Molosh; Aravin, Makarenko, Shulenin (dal 65' Nagibin) (dall'81' Valentic), Chizek; Degtarev (dall'84' I. Shevchenko), Medvedev.
In panchina: Solosin, Astafjev, L. Zuev, Bliznyuk.
Note: espulso al 77' Makarenko (Sibir) per doppia ammonizione.

Un uno a uno che accontenta il Sibir, al primo punto della sua storia in Premier Liga e - per come s'era messa la partita - anche il Saturn quello andato di scena a Ramenskoe. Poco soddisfatti i tifosi degli "Alieni", ancora a secco di vittorie, che alla vigilia si aspettavano di affrontare una gara più morbida ma resa invece complicata dall'inaspettato vantaggio del grande ex dell'incontro, quel Medvedev che di reti con la maglia neroazzurra ne segnò diverse, oltre che dalle numerose defezioni che hanno tartassato la rosa affidata all'emergente Gordeev. Un Saturn che le sue occasioni per vincere la partita le ha pur sempre avute, eccome se le avute. Anche sul punteggio di 0-0, in particolare con Kirichenko, che prima non riesce nel più semplice dei tap-in mettendo a lato a due passi dalla porta in seguito ad una respinta di Kowalewski su destro da fuori di Angbwa e poi cerca di farsi perdonare con una pronta girata che non coglie tuttavia impreparato il portiere polacco. Dopo essere stato beffato dal vecchio amico omonimo dell'attuale Presidente Russo, bravo a staccare alla perfezione su calibrato cross del ceco Chizek (che precedentemente aveva a sua volta sfiorato l'1-0), quello del Saturn è stato a tutti gli effetti un assedio nella ripresa. Un assalto al fortino siberiano che, nonostante diverse opportunità create (clamorosa quella mancata da Angbwa, grazie ad un prodigioso intervento di Kowalewski), ha portato soltanto alla rete del pari, firmata ancora una volta da Alexey Ivanov, bravo a sorprendere su punizione battuta dalla trequarti da Nakhushev la difesa ospite, piazzata malamente e dimenticatasi del piccolo esterno destro affermatosi nel Luch-Energia.


Lokomotiv Mosca - Krylya Sovetov Samara 3-0: 50' Aliev (rig.), 54' Sychev (rig.), 57' Aliev.

Lokomotiv (4-2-1-3): Guilherme 5,5; Kuzmin 6, Asatiani 6, Dujmovic 5,5, Yanbaev 6,5; Charles 6,5, Tarasov 6,5; Aliiev 7,5; Torbinskiy 6,5 (dal 77' Gatagov s.v.), D. Traoré 6 (dal 64' Odemwingie 6), Sychev 6 (dal 72' Maicon s.v.).
In panchina: M. Cech, Sennikov, Smolnikov, Glushakov.
Krylya Sovetov (4-5-1): D. Yurchenko 7,5; Tsagallov 5, Belozerov 6, Budylin 5,5, Budanov 5 (dal 57' Salugin 6,5); Bober 5, Kostyaev 5, R. Adjindjal 5,5 (dal 90' Polovov s.v.), Léilton 6, Tkachev 6,5; Savin 5,5.
In panchina: S. Voronin, Redya, Khramov, M. Kuzmin, A. Popov.

Primo assaggio di Lokomotiv 2010 targata Yuri Semin a Cherkizovo. Il risultato finale è esagerato e falsato dall'arbitraggio gravemente insufficente (casalinghi e generosissimi entrambi i rigori assegnati), ma la formazione guidata dal navigato tecnico russo ha mostrato una piccola parte del suo enorme potenziale, che se sfruttato a dovere dovrebbe portare Sychev e compagni a competere finalmente per il titolo dopo qualche anno di anonimato di troppo. Ciò che impressiona maggiormente nei "Ferrovieri" è la qualità dell'organico, forse il migliore di Russia, perlomeno da un punto di vista "quantitativo". E' vero, la difesa proposta nelle prime due giornate ha palesato degli evidenti limiti (gli stessi Salugin e Savin hanno sfiorato la rete della bandiera), ma non bisogna dimenticarsi delle assenze dei vari Rodolfo, Basa ed Efimov, che hanno costretto Semin a far giocare il vecchio (ed onestamente impresentabile) Sennikov contro il Rubin e ad adattare Dujmovic contro il Krylya Sovetov. E' altrettanto vero che nel 4-2-1-3 sul quale sembra voler puntare forte il tecnico della Loko manca una punta di peso di un certo livello capace di trovare la via del gol con una certa frequenza, visto che non si può di certo puntare sul maliano Traoré per vincere il titolo e visto che il brasiliano Maicon è con ogni probabilità ancora un pò acerbo. E' infine vero che ai rossoverdi per sbloccare l'incontro sono serviti due rigori dubbi e che a conti fatti non sono riusciti a segnare su azione, anche se la sensazione è che prima o poi un gol l'avrebbero comunque trovato. La loro pressione è stata notevole, hanno messo molto più in difficoltà loro il Krylya Sovetov di quanto non abbia fatto lo Zenit (naturalmente c'è da considerare il fattore campo). A centrocampo in particolare hanno veramente tantissime alternative (considerando che Dujmovic è stato retrocesso in difesa, Gatagov è entrato solo nel finale, Glushakov è rimasto in panchina, Wagner è infortunato, Ignatjev non è stato neanche convocato e potrebbe arrivare Izmailov). Ottima la prestazione del brasiliano Charles, così come positiva è stata quella di Tarasov, tra i migliori centrocampisti della passata stagione con la maglia dell'FC Mosca, in possesso di caratteristiche che avrebbero potuto (e che, in futuro, potrebbero) fare la differenza nel centrocampo della "Sbornaya", che manca terribilmente di fisicità. Ma soprattutto a mettersi in luce è stato lo smisurato talento di Alexander Aliev, l'uomo copertina, colui al quale sono servite due sole partite per essere già eletto dai tifosi - notoriamente eccessivamente ottimisti quando le cose vanno bene, ok - come il "nuovo Loskov", la nuova guida di questa nuova Lokomotiv. Il talento ucraino ha dimostrato nella sua controversa esperienza alla Dynamo Kiev di avere un carattere difficile da gestire, ma con Semin il suo rendimento è sempre stato eccezionale. Un pallino di chi vi scrive, che lo considera un gran colpo per il calcio russo in generale.
La prima frazione di gioco al Lokomotiv Stadion era terminata 0-0, ma era comunque stata una gara a senso unico, con i "Ferrovieri" che avevano bersagliato la porta difesa da Yurchenko con una serie di tiri dalla media e lunga distanza. Ci hanno provato tutti, da Tarasov ed Aliev, da Charles a Traorè, il cui colpo di testa è stato sventato da un prodigioso intervento dell'estremo difensore sostituto di Lobos. Come detto, per battere il sorprendente ed eccezionale Yurchenko è servito un penalty, che più dubbio non si può, anche se l'ingenuità del ragazzino Budanov è lampante. Un rigore che ha consentito ad Aliev di segnare il suo primo gol in maglia Loko. Semplicemente inesistente il secondo penalty, questa volta trasformato da capitan Sychev, e guadagnato da Yanbaev per presunto (?) atterramento subito da un altro giovanissimo, Tsagallov. A deliziare il pubblico di casa infine ci ha pensato ancora il numero 88, con la specialità della casa, il calcio di punizione.
Dispiace inevitabilmente per il trattamento subito dal povero Krylya Sovetov, come se di problemi le "Ali" non ne avessero già abbastanza. Troppa la differenza tra le due squadre, ma la partita s'è risolta grazie ad un doppio regalo dell'arbitro che ha letteralmente sbattuto in faccia agli ospiti il fatto che in Russia al momento non contano nulla. S'è giocato costantemente in una sola metà campo, la Loko ha tenuto palla e pallino del gioco, ma la squadra di Gazzaev non è da buttare in toto. Hanno giocatori come Belozerov, Taranov, Budylin, Léilton, Bober, Adjindjal e Savin che se non dovessero esser distratti da ragioni extracalcistiche sono comunque quasi un lusso per una formazione che lotta a tutti gli effetti per non retrocedere. Bisogna assolutamente per dare il Krylya Sovetov già per spacciato. Contro Zenit e Loko perse anche l'anno scorso (sia all'andata che al ritorno), quando la squadra era molto più forte e preparata. Per come sono messi, stanno già facendo troppo. Non possiamo attenderci di più. E' chiaro però che devono sperare che la Federazione sblocchi il loro mercato al più presto, altrimenti una retrocessione sarebbe inevitabile. Però le individualità citate precedentemente sono importanti in ottica salvezza... E se a quelle venissero aggiunti tutti quei giocatori al momento in prova, non sarebbe impossibile salvarsi. Se poi magari venisse aggiunto qualche prestito (e sono ancora diversi i giocatori da piazzare) dell'ultimo minuto che potrebbe esserci, beh allora i tifosi delle "Ali" potrebbero iniziare ad essere un pochettino meno pessimisti, sebbene la situazione della loro squadra tanto amata rimanga per il momento ancora tragica.


Zenit San Pietroburgo - Spartak Mosca 1-1: 88' Lombaerts; 12' Welliton.

Zenit (4-2-3-1): Malafeev 5; Anyukov 5,5, Krizanac 6, Lombaerts 6,5, Hubocan 6,5; Denisov 6 (dall'80' Zyryanov s.v.), Shirokov 5,5; V. Bystrov 5 (dal 70' Rosina 6,5), Danny 7, Huszti 5 (dal 46' Lazovic 6,5); Kerzhakov 6,5.
In panchina: Borodin, Lumb, Fayzulin, Kanunnikov.
Spartak Mosca (4-2-2-2): Djanaev 8; Parshivlyuk 5,5, Jiranek 5,5, Suchy 6, Makeev 6; Sabitov 6, Ibson 6; Alex Meschini 5,5, Yakovlev 5 (dal 90' F. Kudryashov s.v.); Ari 6, Welliton 6,5.
In panchina: Pesjakov, Zotov, Kireev, Khodyrev, A. Kozlov.

Pareggio arrivato in extremis dopo un'interminabile pressione nell'area avversaria durata per l'intero secondo tempo per lo Zenit di Luciano Spalletti contro gli odiati rivali dello Spartak Mosca, portatisi avanti ad inizio gara con il primo sigillo stagionale del capocannoniere dell'ultima RPL, il brasiliano Welliton, ed in seguito più volte salvati dal proprio estremo difensore, Soslan Djanaev. Uno Zenit capace di riequilibrare il risultato a due minuti dal termine con il difensore belga Lombaerts, a segno per la seconda volta consecutiva contro i "Myaso", bravo a svettare sulla punizione perfettamente battuta dal subentrato Alessandro Rosina. Uno Zenit che nonostante non sia riuscito a vincere nel catino del Petrovskiy, ha convinto la critica, grazie ad una prova in crescendo, culminata con la ripresa, praticamente dominata da Miguel Danny - subito tornato ad esprimersi ad altissimi livelli - e compagni.
La partita era iniziata con l'infortunio occorso a quello che sarebbe poi divenuto l'uomo-simbolo dell'incontro, l'osseta Djanaev, capace di riscattarsi e di mettere in mostra tutte le sue doti dopo il tragico finale di stagione nel 2009, nel quale con due determinanti papere nelle ultime giornate consegnò su un piatto d'argento il titolo al Rubin. Ripresosi, seppur a fatica, l'ex estremo difensore del KamAZ, il gioco riprende e - almeno in apertura - è favorevole allo Spartak, che lancia un avvertimento agli avversari all'11', quando un pericoloso tiro-cross di Welliton è troppo lungo per Yakovlev, che s'era ben staccato dalla marcatura del rientrante Anyukov, recuperato in extremis (spostato sull'altra fascia il duttile Hubocan). In salita il primo tempo per lo Zenit, che passa in svantaggio poco dopo: Malafeev esce in modo avventato su una punizione battuta da Alex, Suchy è il più lesto a colpire per primo di testa e ad indirizzare la palla - forse deviata da Ari (la cui posizione era peraltro irregolare: fuorigioco difficile da vedere, ma la rete era da annullare) - è Welliton. Lo Zenit sembra accusare il colpo, gli ospiti per poco non ne approfittano al 20', quando Parshivlyuk impegna Malafeev, la cui incerta respinta finisce sui piedi di Ari, la cui conclusione in scivolata colpisce il palo. Pericolo scampato per i "Meshki", che piano piano iniziano a carburare ed impegnano poco dopo per la prima volta Djanaev, con un colpo di testa di Shirokov. Fa esultare per un attimo lo stadio l'azione verificatasi al 38', con Danny che pesca Bystrov - fino a quel momento inesistente - con un passaggio volante ed il tiro a botta sicura del protagonista più atteso della partita non fa altro che esaltare i riflessi del portiere classe 1987.
Nell'intervallo Spalletti decide di giocarsi la carta Lazovic, entrato in campo al posto dell'ungherese Huszti, apparso nè carne nè pesce come al solito. Un cambio che per poco non paga immediatamente: il serbo arrivato dal PSV Eindhoven si presenta al proprio pubblico saltando nettamente Parshivlyuk, entrando in area e non trovando il bersaglio grosso soltanto per una questione di centimetri. Passano pochi minuti e lo Zenit si divora la palla gol più clamorosa di tutta la partita: Danny batte furbescamente una punizione che coglie impreparata la disattenta retroguardia moscovita, Shirokov si inserisce tra lo stupore generale ma, solo contro Djanaev, si divora il gol del pareggio, calciando debolmente a lato. Un errore che sarebbe potuto costare carissimo ai biancoblù, salvati nell'azione successiva questa volta da Malafeev, straordinario nel riuscire ad alzare sopra la traversa una beffarda deviazione sottoporta ad opera ancora di Welliton. Non c'è tempo per una pausa ed al 54' è ancora Danny a trovare Lazovic, con il numero 8 che questa volta apre troppo il mancino. Cinque minuti più tardi comincia ufficialmente la sfida nella sfida che vede protagonisti Kerzhakov e Djanaev: Danny, è chi se non lui, lancia in porta Sasha con un meraviglioso esterno destro che taglia in due la difesa dello Spartak, ma il numero 1 in uscita sventa il pericolo. Poi, Bystrov orchestra inizialmente nel migliore dei modi un contropiede potenzialmente micidiale, ma manca completamente nel momento topico, sbagliando l'assist; la palla, dopo un rimpallo, raggiunge comunque Lazovic, che rimedia all'errore del compagno aprendo dalla parte opposta per Kerzhakov, il cui tiro da posizione defilata viene respinto da un insuperabile Djanaev. Anche i rossobianchi hanno però la possibilità di fare male in contropiede, con il rapido Welliton che se ne va via con una finta di corpo a Krizanac e mette in mezzo per il connazionale Ari, la cui deviazione volante è però fuori misura. Con gli spazi inevitabilmente concessi dall'undici guidato dall'ex allenatore di Empoli, Udinese e Roma tra le altre, avrebbe indubbiamente fatto comodo quell'eccezionale contropiedista che risponde al nome di Quincy Owusu-Abeyie, sbolognato senza alcun rimpianto prima al Portsmouth in prestito e poi addirittura in Arabia, questa volta addirittura a titolo definitivo, destinazione Al-Sadd. Nel frattempo, provano a cambiare qualcosa i due tecnici, con Spalletti che rinuncia al deludente Bystrov giocandosi la carta Rosina e con Karpin che invece fa rifiatare un Alex non ancora brillantissimo per dare spazio al baby-fenomeno del calcio georgiano Djano Ananidze. Il copione però non cambia, è sempre la formazione di Piter a fare la partita ed a cercare disperatamente un pareggio che sembra però non voler arrivare, grazie alla giornata di grazia del già più volte elogiato Djanaev, che salva ancora una volta su Kerzhakov, imbeccato - tanto per cambiare - da un certo Danny. Il portierone dello Spartak deve però arrendersi nel finale, non potendo nulla sulla leggera deviazione di Lombaerts, ultima emozione di un match giocato ad un ritmo quasi esagerato considerando che siamo appena alla seconda giornata. Ma va bene così, non possiamo certo lamentarci di questo, visto che a guadagnarne è stato lo spettacolo.


CSKA Mosca - Dinamo Mosca 0-0

CSKA (4-2-3-1): Akinfeev; A. Berezutskiy, V. Berezutskiy, Ignashevich, Schennikov; Semberas, Aldonin (dall'84' Rahimic); Krasic (dall'81' Guilherme), Dzagoev (dal 61' Mamaev), Honda; Necid.
In panchina: Chepchugov, Nababkin, Odiah, S. Oliseh.
Dinamo (4-4-2): V. Gabulov; K. Kombarov, L. Fernández, Epureanu, D. Kombarov; Samedov, Wilkshire, Semshov, Cesnauskis (dal 62' Granat); Kokorin, Voronin.
In panchina: Shunin, Kowalczyk, Khokhlov, Ropotan, Smolov, Logua.

Non si fanno male CSKA e Dinamo Mosca. Pareggio giusto anche se sarebbe stato più calzante un 1-1 o meglio ancora un 2-2 per le tante, tantissime palle gol create da entrambe le compagini. Saranno più contenti Akinfeev e Gabulov, messisi in mostra con interventi da copertina, che mantengono inviolate le proprie porte come nel primo turno. Un CSKA apparso ancora un pò imballato, che ha sofferto non poco le iniziative dei rinnovati "Poliziotti", ma che ha pur semrpe creato molte più opportunità rispetto al poco emozionante esordio casalingo contro l'Amkar. Buona l'impressione destata dalla Dinamo, uscita illesa anche nel secondo big match stagionale. Sarà un cliente scomodo per tutti la formazione di Kobelev, questo è poco ma sicuro.
Era finito a reti bianche un primo tempo sicuramente meno intenso di Zenit-Spartak ma che non aveva lasciato a desiderare in quanto ad occasioni. Il ritmo è stato maggiormente lento e soprattuto ci sono stati sono più errori di misura ed in fase di disimpegno rispetto al Petrovskiy. Ma se non fosse stato per il legno centrato in pieno da Kirill Kombarov, per un ottimo Akinfeev, per un attentissimo Gabulov e per gli errori di Dzagoev che sta iniziando a sbagliare un pò troppo, il risultato sarebbe stato ben diverso e sul tabellino sarebbero finiti numerosi marcatori.
Nella ripresa forse è stato più il CSKA a sfiorare i tre punti. Ma tutto sommato meglio così. Le favorite viaggiano a braccetto, se escludiamo il Rubin capace dopo due soli turni già di distanziare "Soldati, Poliziotti e Sacchi" di due lunghezze. Sotto gli occhi di un divertito José Mourinho, s'è visto un CSKA non irresistibile e tutt'altro che privo di difetti, cosa che speriamo aiuterà la Benamata a sottovalutare la squadra dell'ex Armata Rossa.


Tom Tomsk - Rubin Kazan 0-1: 76' Bukharov.

Tom (4-4-2): Pareyko; D. N. Smirnov, Djioev, Jokic, An. Ivanov; Klimov, Kim Nam-Il, Michkov (dall'82' K. Kovalchuk), Skoblyakov (dal 63' Gultyaev); Maznov (dal 46' Kharitonov), Kornilenko.
In panchina: Polyakov, Tuev, V. Volkov, Kiselev.
Rubin (4-4-2): Ryzhikov; Salukvadze, Orekhov, César Navas, Ansaldi; Gorbanets, Noboa, Murawski, Kasaev; Fatih Tekke (dal 78' Hasan Kabze), Bukharov.
In panchina: Cheremisin, Jordi Figueras, Sibaya, Nathko, Mirzaev, Portnyagin.
Note: al 29' Pareyko (Tom) para rigore a Bukharov (Rubin). Espulso al 55' Djioev (Tom) per doppia ammonizione; espulso al 75' Klimov (Tom) per doppia ammonizione; espulso all'83' Gorbanets (Rubin) per doppia ammonizione.

Non abbiamo fatto in tempo a parlare di un campionato meno equilibrato del solito, o meglio spezzato in due ed ecco che dopo solo due gare, un'unica squadra è a punteggio pieno. Ovviamente,manco a dirlo è il solito Rubin di Kurban Berdyev che dopo la Loko a Kazan, è corsaro a Tomsk in una vera e propria battaglia con quattordici ammoniti (!) e tre espulsi (!). L'arbitro Ivanov ci ha messo del suo, dimostrandosi incapace di tenere in pugno una gara che non si annunciava forse così dura. Ne approfitta la truppa di Berdyev, abile a sfruttare la momentanea doppia superiorità numerica (ingenue entrambe le espulsioni, sia quella di Djioev, che aveva peraltro anche sulla coscienza il rigore ottimamente parato da Pareyko, sia quella di Klimov, al quanto sciocca per un giocatore della sua esperienza), col solito Bukharov, che così si fa perdonare il rigore sbagliato in precedenza.
Un grande inizio per il Rubin, che può già contare cinque punti di vantaggio sullo Spartak, tre sulla Lokomotiv e due sulle restanti concorrenti al titolo nonostante un inizio condizionato da numerossisi infortuni. Ora il fardello dell'Europa League non c'è più e pian pianino il turkmeno recupererà nomi pesanti. Le altre squadre che intendono non far laureare per la terza volta i Tartari Campioni di Russia sono avvisate.


CLASSIFICA:
1. Rubin Kazan 6
2. Spartak Nalchik 4
3. Dinamo Mosca 4
4. CSKA Mosca 4
5. Zenit San Pietroburgo 4
6. Terek Grozny 4
7. Tom Tomsk 3
8. Lokomotiv Mosca 3
9. Amkar Perm 3
10. Saturn Ramenskoe 2
11. Alania Vladikavkaz 1
12. Spartak Mosca 1
13. Anzhi Makhachkala 1
14. Rostov 1
15. Sibir Novosibirsk 1
16. Krylya Sovetov Samara 0


CLASSIFICA "BOMBARDIERI":
2 reti:
Alexander Bukharov (Rubin Kazan), Shamil Asildarov (Terek Grozny), Sergey Kornilenko (Tom Tomsk), Alexander Aliev (Lokomotiv Mosca, 1 rigore), Alexey Ivanov (Saturn Ramenskoe).


TOP-11 (3-4-1-2):

Djanaev (Spartak Mosca)

Cherenchikov (Amkar), Lombaerts (Zenit), Hubocan (Zenit)

Al. Ivanov (Saturn), Charles (Lokomotiv), Aliev (Lokomotiv), Gogua (Spartak Nalchik)

Danny (Zenit)

Medvedev (Sibir), Bukharov (Rubin)



FLOP-11 (4-4-2):

Malafeev (Zenit)

Shukurov (Anzhi), Djioev (Tom), Zuela (Alania), I. Ivanov (Alania)

V. Bystrov (Zenit), Bober (Krylya Sovetov), Dzagoev (CSKA), G. Bazaev (Alania)

Yakovlev (Spartak Mosca), S. Kuznetsov (Alania)