domenica 4 aprile 2010

Il punto sulla 2ª Giornata della RPL 2010: solito Rubin, emozioni a non finire nel big match di San Pietroburgo.


Spartak Nalchik - Alania Vladikavkaz 2-1: 23' Schanitsin, 45' Gogua; 67' D. Bazaev (rig.).

Spartak Nalchik (4-4-2): Fredrikson; Kisenkov, Djudovic, Amisulashvili, Filatov; Schanitsin, Malyarov (dall'87' Leandro), Geteriev, Gogua; Dyadyun (dal 79' Rusic), Siradze.
In panchina: Mandrykin, Khatazhenkov, Vasin, Bikmaev, Patrick.
Alania (4-4-2): Khomich; Mamah, Zuela, I. Ivanov, Akés Dacosta; D. Bazaev (dall'81' Marenich), S. Kaita, Kirillov, G. Bazaev (dal 57' Chochiev); Nizamutdinov, S. Kuznetsov (dal 46' Stoyanov).
In panchina: M. Kerzhakov, Rotenberg, Gnanou, G. Gabulov.

La seconda giornata della RPL 2010 comincia dal derby caucasico numero due in altrettante giornate. Il Caucaso, dopo la sparizione dell'FC Mosca e la promozione a tavolino proprio della "regina del Caucaso", ovverossia Vladikavkaz in Premier Liga, conta tante squadre quante la Capitale e quindi i derby tra le formazioni della Russia Meridionale diventeranno un'abituè dell'attuale Campionato Russo. A Nalchik si sono affrontate due compagini che avevano esordito con un pareggio, tutto sommato positivo. A prevalere, senza alcuna discussione, sono stati i padroni di casa, per larghi tratti del match assoluti padroni del campo. Una prestazione di gran qualità, condita da un ritmo a tratti trascinante, per la formazione guidata da Krasnozhan, che ha messo in mostra tutte le qualità che appartengono al reparto migliore dei Kabardini, quello di centrocampo. Un reparto completo, anche nel giorno in cui manca Kontsedalov ed il brasiliano Leandro parte dalla panchina: i sostituiti, il giovanissimo Malyarov e l'ex Ural Schanitsin non ne hanno fatto sentire la mancanza. Sarebbe profondamente ingiusto dimenticare l'apporto di Gogita Gogua, Man of the Match per distacco, un brutto cliente per qualsiasi avversario quando è in giornata. Spartak Nalchik che tra l'altro ha una batteria di tiratori dalla medio-lunga distanza che in ben poche altre squadre possono permettersi: basti pensare ai vari Kisenkov (il terzino goleador, la cui peculiarità è quella di segnare esclusivamente con tiri dai trenta e passa metri), Leandro, Kontsedalov, Geteriev, Malyarov, Schanitsin e Dyadyun. A proposito di quest'ultimo: vede poco la porta (0 reti l'anno scorso a Tomsk), ma ha movenze molto interessanti. A tratti devastante, può essere una delle sorprese della stagione l'attaccante arrivato a Nalchik in prestito dal Rubin. Chissà che non possa garantire lui allo Spartak del Sud, apparso un pò "spuntato", quei gol necessari per una tranquilla salvezza, garantiti nella seconda parte della passata stagione da Shamil Asildarov.
Per quanto concerne l'Alania, un passo indietro bello e buono rispetto al convincente esordio avvenuto tra le mura amiche. Mai veramente in partita, i giallorossi hanno ballato in difesa in lungo ed in largo (in giornata no i due centrali, il bulgaro Ivan Ivanov e soprattutto l'angolano Francisco Zuela), creando peraltro pochissime opportunità davanti. Deludenti i gemelli Bazaev e Kirillov, impreciso il nigeriano Sani Kaita. E Khomich in entrambi i gol, due buoni - ma non imparabili - tiri da fuori effettuati rispettivamente da Schanitsin (trattasi del primo centro per lui nella massima serie) e Gogua (notevole la doppia finta di tiro che ha disorientato i malcapitati difensori avversari), poteva fare di più: rivedibile il suo piazzamento.


Amkar Perm - Anzhi Makhachkala 1-0: 74' Cherenchikov.

Amkar (4-4-2): Narubin; Sirakov (dal 31' A. Popov), Cherenchikov (dal 78' Gaál), Belorukov, Fedoriv; Peev, J. Knezevic, M. Novakovic (dal 49' V. Gagloev), Topchu; S. Volkov, Kushev.
In panchina: Shumailov, Pomerko, Sokolov, Sadikov.
Anzhi (4-4-1-1): Abaev; Shukurov, Pekovic, Tagirbekov, Kvirkvelia; Tsoraev, Bakaev, Arziani (dal 58' D. Ivanov), Josan (dall'84' Timonov); Khodjava (dal 25' Streltsov); Holenda.
In panchina: Revishvili, Perepelyukov, Agalarov, Barabadze.
Note: espulso al 41' Shukurov (Anzhi) per doppia ammonizione.

Vince a fatica l'Amkar contro il neopromosso Anzhi, poco fortunato e penalizzato oltremodo nel punteggio finale. I ragazzi non più guidati da Omari Tetradze, dimessosi in settimana per opinioni divergenti con la società, hanno infatti più volte sfiorato la rete che li avrebbe portati in vantaggio, prima con un tiro di Streltsov deviato da un difensore in maglia rossonera ed uscito di un niente e poi con una clamorosa traversa colpita da Tsoraev, con il pallone che sbatte sulla riga di porta ma non incredibilmente non entra. Gli uomini guidati da Rashid Rakhimov, che fino a quel momento s'erano limitati a dei velleitari tentativi dalla distanza, prima di trovare con Cherenchikov (una gioia amara la sua, che proprio nel segnare - a causa di un movimento innaturale della gamba - si infortuna seriamente) in mischia la rete capace di regalare loro tre fondamentali punti, avevano comunque creato un paio di palle gol, con una conclusione di Topchu terminata di poco a lato e con un insidioso colpo di testa di Kushev respinto in qualche modo da Abaev. La Dea Bendata non sorride ai "Daghi" neanche nel finale, quando con un grandissimo tiro al volo di Holenda dai venti metri centrano ancora una volta la traversa. Non ci si può appellare certamente alla mala sorte però nell'occasione del cartellino rosso estratto ai danni di Shukurov, con l'azero che - come un Muntari qualunque - s'è fatto buttare fuori prendendo due gialli in poco più di un minuto.


Terek Grozny - Rostov 1-1: 4' Asildarov; 81' Ahmetovic.

Terek (4-4-2): Dikan; Utsiev, Omeljanchuk, Haymovich, Yatchenko; Lakhiyalov (dal 54' J. C. Arce), Maurício (dall'84' Sadaev), Georgiev, Kobenko; Asildarov, Bracamonte (dal 66' Djabrailov).
In panchina: Godzyur, A. Ferreira, Katsaev, Gvazava.
Rostov (4-4-1-1): Radic; Cherkes, I. Okoronkwo, Ghionea, Andjelkovic; Lebedenko, S. Ivanov (dal 60' Ahmetovic), Gatkan, Kalachev (dall'85' Lutsenko); Pavlenko; Adamov (dal 90'+3 Valikaev).
In panchina: Amelchenko, Khagush, Grigalava, Akimov.

Risultato di parità tutto sommato giusto a Grozny, con Terek e Rostov che si fanno preferire un tempo ciascuno. Meglio i Ceceni nella prima frazione di gioco, trascinati dall'estro del rientrante Lakhiyalov (geniale l'assist "no look" per la rete dell'1-0 dell'amico Asildarov, a segno per la seconda giornata consecutiva) e dal tanto movimento dell'altro Shamil, Asildarov, che ha messo in crisi la lenta retroguardia ospite, più convinti delle proprie possibilità i gialloblù - che al 45' avevano comunque sciupato con Pavlenko la possibilità di raggiungere gli avversari - nella ripresa, grazie anche ai cambi azzeccati di Dolmatov. Uno dei subentrati è stato infatti il centravanti bosniaco Ahmetovic, che probabilmente meriterebbe maggior considerazione, che azzeccando il tiro al volo dal limite dell'area ha tolto i suoi compagni dai guai e dalla seconda sconfitta consecutiva che avrebbe fatto storcere il naso alla proprietà che nel calciomercato non è di certo stata a guardare. Al contrario, discutibili i cambi di Baidachniy, apparentemente poco sensato soprattutto quello che ha visto uscire dal campo Bracamonte ed ha visto entrare l'esperto centrocampista difensivo Djabrailov. Un cambio che in realtà un suo significato, più profondo che squisitamente tecnico, ce l'aveva eccome: una sorta di addio ai propri tifosi dello storico capitano del Terek, che pochi giorni dopo (il 22 marzo, per la precisione) ha reso ufficiale quella che era già da un pò di tempo la sua intenzione di lasciare il calcio giocato. Storico leader del Terek Grozny, ceceno purosangue ed idolo dei tifosi, il difensore-centrocampista sarà il nuovo Direttore Sportivo del club presieduto dal Presidente ceceno Kadyrov.
Il quasi 37enne ha dedicato praticamente l'intera sua carriera alla causa del Terek: se escludiamo infatti i tre anni trascorsi da giovane al Vaynakh Shali e le due stagioni (1999 e 2000) trascorse all'Angusht Nazran, è dal 1990 che veste la maglia del club biancoverde. Fu lui il capitano della prima storica promozione arrivata al termine del 2004, così come fu lui ad alzare la Coppa di Russia qualche mese prima.
Un personaggio mai sotto i riflettori, del quale si conosce poco, ma sicuramente una delle più grandi bandiere del calcio russo dell'ultimo decennio.
La sua fascia di capitano è stata ereditata da Lakhiyalov, nuovo beniamino dei tifosi pur essendo nato nel vicino e rivale Daghestan.


Saturn Ramenskoe - Sibir Novosibirsk 1-1: 73' Al. Ivanov; 45' Medvedev.

Saturn (4-2-3-1): Kinsky; Angbwa, Halilovic, Grachev, Nakhushev; Evseev, Vorobjev (dal 6' Boyarintsev); Al. Ivanov, Sapeta, Karyaka; Kirichenko (dal 46' Jakubko).
In panchina: A. Rebrov, Bryzgalov, Levchenko, D. Kudryashov, Kovel.
Sibir (4-4-2): Kowalewski; Klimavicius, Vychodil, Filipenko, Molosh; Aravin, Makarenko, Shulenin (dal 65' Nagibin) (dall'81' Valentic), Chizek; Degtarev (dall'84' I. Shevchenko), Medvedev.
In panchina: Solosin, Astafjev, L. Zuev, Bliznyuk.
Note: espulso al 77' Makarenko (Sibir) per doppia ammonizione.

Un uno a uno che accontenta il Sibir, al primo punto della sua storia in Premier Liga e - per come s'era messa la partita - anche il Saturn quello andato di scena a Ramenskoe. Poco soddisfatti i tifosi degli "Alieni", ancora a secco di vittorie, che alla vigilia si aspettavano di affrontare una gara più morbida ma resa invece complicata dall'inaspettato vantaggio del grande ex dell'incontro, quel Medvedev che di reti con la maglia neroazzurra ne segnò diverse, oltre che dalle numerose defezioni che hanno tartassato la rosa affidata all'emergente Gordeev. Un Saturn che le sue occasioni per vincere la partita le ha pur sempre avute, eccome se le avute. Anche sul punteggio di 0-0, in particolare con Kirichenko, che prima non riesce nel più semplice dei tap-in mettendo a lato a due passi dalla porta in seguito ad una respinta di Kowalewski su destro da fuori di Angbwa e poi cerca di farsi perdonare con una pronta girata che non coglie tuttavia impreparato il portiere polacco. Dopo essere stato beffato dal vecchio amico omonimo dell'attuale Presidente Russo, bravo a staccare alla perfezione su calibrato cross del ceco Chizek (che precedentemente aveva a sua volta sfiorato l'1-0), quello del Saturn è stato a tutti gli effetti un assedio nella ripresa. Un assalto al fortino siberiano che, nonostante diverse opportunità create (clamorosa quella mancata da Angbwa, grazie ad un prodigioso intervento di Kowalewski), ha portato soltanto alla rete del pari, firmata ancora una volta da Alexey Ivanov, bravo a sorprendere su punizione battuta dalla trequarti da Nakhushev la difesa ospite, piazzata malamente e dimenticatasi del piccolo esterno destro affermatosi nel Luch-Energia.


Lokomotiv Mosca - Krylya Sovetov Samara 3-0: 50' Aliev (rig.), 54' Sychev (rig.), 57' Aliev.

Lokomotiv (4-2-1-3): Guilherme 5,5; Kuzmin 6, Asatiani 6, Dujmovic 5,5, Yanbaev 6,5; Charles 6,5, Tarasov 6,5; Aliiev 7,5; Torbinskiy 6,5 (dal 77' Gatagov s.v.), D. Traoré 6 (dal 64' Odemwingie 6), Sychev 6 (dal 72' Maicon s.v.).
In panchina: M. Cech, Sennikov, Smolnikov, Glushakov.
Krylya Sovetov (4-5-1): D. Yurchenko 7,5; Tsagallov 5, Belozerov 6, Budylin 5,5, Budanov 5 (dal 57' Salugin 6,5); Bober 5, Kostyaev 5, R. Adjindjal 5,5 (dal 90' Polovov s.v.), Léilton 6, Tkachev 6,5; Savin 5,5.
In panchina: S. Voronin, Redya, Khramov, M. Kuzmin, A. Popov.

Primo assaggio di Lokomotiv 2010 targata Yuri Semin a Cherkizovo. Il risultato finale è esagerato e falsato dall'arbitraggio gravemente insufficente (casalinghi e generosissimi entrambi i rigori assegnati), ma la formazione guidata dal navigato tecnico russo ha mostrato una piccola parte del suo enorme potenziale, che se sfruttato a dovere dovrebbe portare Sychev e compagni a competere finalmente per il titolo dopo qualche anno di anonimato di troppo. Ciò che impressiona maggiormente nei "Ferrovieri" è la qualità dell'organico, forse il migliore di Russia, perlomeno da un punto di vista "quantitativo". E' vero, la difesa proposta nelle prime due giornate ha palesato degli evidenti limiti (gli stessi Salugin e Savin hanno sfiorato la rete della bandiera), ma non bisogna dimenticarsi delle assenze dei vari Rodolfo, Basa ed Efimov, che hanno costretto Semin a far giocare il vecchio (ed onestamente impresentabile) Sennikov contro il Rubin e ad adattare Dujmovic contro il Krylya Sovetov. E' altrettanto vero che nel 4-2-1-3 sul quale sembra voler puntare forte il tecnico della Loko manca una punta di peso di un certo livello capace di trovare la via del gol con una certa frequenza, visto che non si può di certo puntare sul maliano Traoré per vincere il titolo e visto che il brasiliano Maicon è con ogni probabilità ancora un pò acerbo. E' infine vero che ai rossoverdi per sbloccare l'incontro sono serviti due rigori dubbi e che a conti fatti non sono riusciti a segnare su azione, anche se la sensazione è che prima o poi un gol l'avrebbero comunque trovato. La loro pressione è stata notevole, hanno messo molto più in difficoltà loro il Krylya Sovetov di quanto non abbia fatto lo Zenit (naturalmente c'è da considerare il fattore campo). A centrocampo in particolare hanno veramente tantissime alternative (considerando che Dujmovic è stato retrocesso in difesa, Gatagov è entrato solo nel finale, Glushakov è rimasto in panchina, Wagner è infortunato, Ignatjev non è stato neanche convocato e potrebbe arrivare Izmailov). Ottima la prestazione del brasiliano Charles, così come positiva è stata quella di Tarasov, tra i migliori centrocampisti della passata stagione con la maglia dell'FC Mosca, in possesso di caratteristiche che avrebbero potuto (e che, in futuro, potrebbero) fare la differenza nel centrocampo della "Sbornaya", che manca terribilmente di fisicità. Ma soprattutto a mettersi in luce è stato lo smisurato talento di Alexander Aliev, l'uomo copertina, colui al quale sono servite due sole partite per essere già eletto dai tifosi - notoriamente eccessivamente ottimisti quando le cose vanno bene, ok - come il "nuovo Loskov", la nuova guida di questa nuova Lokomotiv. Il talento ucraino ha dimostrato nella sua controversa esperienza alla Dynamo Kiev di avere un carattere difficile da gestire, ma con Semin il suo rendimento è sempre stato eccezionale. Un pallino di chi vi scrive, che lo considera un gran colpo per il calcio russo in generale.
La prima frazione di gioco al Lokomotiv Stadion era terminata 0-0, ma era comunque stata una gara a senso unico, con i "Ferrovieri" che avevano bersagliato la porta difesa da Yurchenko con una serie di tiri dalla media e lunga distanza. Ci hanno provato tutti, da Tarasov ed Aliev, da Charles a Traorè, il cui colpo di testa è stato sventato da un prodigioso intervento dell'estremo difensore sostituto di Lobos. Come detto, per battere il sorprendente ed eccezionale Yurchenko è servito un penalty, che più dubbio non si può, anche se l'ingenuità del ragazzino Budanov è lampante. Un rigore che ha consentito ad Aliev di segnare il suo primo gol in maglia Loko. Semplicemente inesistente il secondo penalty, questa volta trasformato da capitan Sychev, e guadagnato da Yanbaev per presunto (?) atterramento subito da un altro giovanissimo, Tsagallov. A deliziare il pubblico di casa infine ci ha pensato ancora il numero 88, con la specialità della casa, il calcio di punizione.
Dispiace inevitabilmente per il trattamento subito dal povero Krylya Sovetov, come se di problemi le "Ali" non ne avessero già abbastanza. Troppa la differenza tra le due squadre, ma la partita s'è risolta grazie ad un doppio regalo dell'arbitro che ha letteralmente sbattuto in faccia agli ospiti il fatto che in Russia al momento non contano nulla. S'è giocato costantemente in una sola metà campo, la Loko ha tenuto palla e pallino del gioco, ma la squadra di Gazzaev non è da buttare in toto. Hanno giocatori come Belozerov, Taranov, Budylin, Léilton, Bober, Adjindjal e Savin che se non dovessero esser distratti da ragioni extracalcistiche sono comunque quasi un lusso per una formazione che lotta a tutti gli effetti per non retrocedere. Bisogna assolutamente per dare il Krylya Sovetov già per spacciato. Contro Zenit e Loko perse anche l'anno scorso (sia all'andata che al ritorno), quando la squadra era molto più forte e preparata. Per come sono messi, stanno già facendo troppo. Non possiamo attenderci di più. E' chiaro però che devono sperare che la Federazione sblocchi il loro mercato al più presto, altrimenti una retrocessione sarebbe inevitabile. Però le individualità citate precedentemente sono importanti in ottica salvezza... E se a quelle venissero aggiunti tutti quei giocatori al momento in prova, non sarebbe impossibile salvarsi. Se poi magari venisse aggiunto qualche prestito (e sono ancora diversi i giocatori da piazzare) dell'ultimo minuto che potrebbe esserci, beh allora i tifosi delle "Ali" potrebbero iniziare ad essere un pochettino meno pessimisti, sebbene la situazione della loro squadra tanto amata rimanga per il momento ancora tragica.


Zenit San Pietroburgo - Spartak Mosca 1-1: 88' Lombaerts; 12' Welliton.

Zenit (4-2-3-1): Malafeev 5; Anyukov 5,5, Krizanac 6, Lombaerts 6,5, Hubocan 6,5; Denisov 6 (dall'80' Zyryanov s.v.), Shirokov 5,5; V. Bystrov 5 (dal 70' Rosina 6,5), Danny 7, Huszti 5 (dal 46' Lazovic 6,5); Kerzhakov 6,5.
In panchina: Borodin, Lumb, Fayzulin, Kanunnikov.
Spartak Mosca (4-2-2-2): Djanaev 8; Parshivlyuk 5,5, Jiranek 5,5, Suchy 6, Makeev 6; Sabitov 6, Ibson 6; Alex Meschini 5,5, Yakovlev 5 (dal 90' F. Kudryashov s.v.); Ari 6, Welliton 6,5.
In panchina: Pesjakov, Zotov, Kireev, Khodyrev, A. Kozlov.

Pareggio arrivato in extremis dopo un'interminabile pressione nell'area avversaria durata per l'intero secondo tempo per lo Zenit di Luciano Spalletti contro gli odiati rivali dello Spartak Mosca, portatisi avanti ad inizio gara con il primo sigillo stagionale del capocannoniere dell'ultima RPL, il brasiliano Welliton, ed in seguito più volte salvati dal proprio estremo difensore, Soslan Djanaev. Uno Zenit capace di riequilibrare il risultato a due minuti dal termine con il difensore belga Lombaerts, a segno per la seconda volta consecutiva contro i "Myaso", bravo a svettare sulla punizione perfettamente battuta dal subentrato Alessandro Rosina. Uno Zenit che nonostante non sia riuscito a vincere nel catino del Petrovskiy, ha convinto la critica, grazie ad una prova in crescendo, culminata con la ripresa, praticamente dominata da Miguel Danny - subito tornato ad esprimersi ad altissimi livelli - e compagni.
La partita era iniziata con l'infortunio occorso a quello che sarebbe poi divenuto l'uomo-simbolo dell'incontro, l'osseta Djanaev, capace di riscattarsi e di mettere in mostra tutte le sue doti dopo il tragico finale di stagione nel 2009, nel quale con due determinanti papere nelle ultime giornate consegnò su un piatto d'argento il titolo al Rubin. Ripresosi, seppur a fatica, l'ex estremo difensore del KamAZ, il gioco riprende e - almeno in apertura - è favorevole allo Spartak, che lancia un avvertimento agli avversari all'11', quando un pericoloso tiro-cross di Welliton è troppo lungo per Yakovlev, che s'era ben staccato dalla marcatura del rientrante Anyukov, recuperato in extremis (spostato sull'altra fascia il duttile Hubocan). In salita il primo tempo per lo Zenit, che passa in svantaggio poco dopo: Malafeev esce in modo avventato su una punizione battuta da Alex, Suchy è il più lesto a colpire per primo di testa e ad indirizzare la palla - forse deviata da Ari (la cui posizione era peraltro irregolare: fuorigioco difficile da vedere, ma la rete era da annullare) - è Welliton. Lo Zenit sembra accusare il colpo, gli ospiti per poco non ne approfittano al 20', quando Parshivlyuk impegna Malafeev, la cui incerta respinta finisce sui piedi di Ari, la cui conclusione in scivolata colpisce il palo. Pericolo scampato per i "Meshki", che piano piano iniziano a carburare ed impegnano poco dopo per la prima volta Djanaev, con un colpo di testa di Shirokov. Fa esultare per un attimo lo stadio l'azione verificatasi al 38', con Danny che pesca Bystrov - fino a quel momento inesistente - con un passaggio volante ed il tiro a botta sicura del protagonista più atteso della partita non fa altro che esaltare i riflessi del portiere classe 1987.
Nell'intervallo Spalletti decide di giocarsi la carta Lazovic, entrato in campo al posto dell'ungherese Huszti, apparso nè carne nè pesce come al solito. Un cambio che per poco non paga immediatamente: il serbo arrivato dal PSV Eindhoven si presenta al proprio pubblico saltando nettamente Parshivlyuk, entrando in area e non trovando il bersaglio grosso soltanto per una questione di centimetri. Passano pochi minuti e lo Zenit si divora la palla gol più clamorosa di tutta la partita: Danny batte furbescamente una punizione che coglie impreparata la disattenta retroguardia moscovita, Shirokov si inserisce tra lo stupore generale ma, solo contro Djanaev, si divora il gol del pareggio, calciando debolmente a lato. Un errore che sarebbe potuto costare carissimo ai biancoblù, salvati nell'azione successiva questa volta da Malafeev, straordinario nel riuscire ad alzare sopra la traversa una beffarda deviazione sottoporta ad opera ancora di Welliton. Non c'è tempo per una pausa ed al 54' è ancora Danny a trovare Lazovic, con il numero 8 che questa volta apre troppo il mancino. Cinque minuti più tardi comincia ufficialmente la sfida nella sfida che vede protagonisti Kerzhakov e Djanaev: Danny, è chi se non lui, lancia in porta Sasha con un meraviglioso esterno destro che taglia in due la difesa dello Spartak, ma il numero 1 in uscita sventa il pericolo. Poi, Bystrov orchestra inizialmente nel migliore dei modi un contropiede potenzialmente micidiale, ma manca completamente nel momento topico, sbagliando l'assist; la palla, dopo un rimpallo, raggiunge comunque Lazovic, che rimedia all'errore del compagno aprendo dalla parte opposta per Kerzhakov, il cui tiro da posizione defilata viene respinto da un insuperabile Djanaev. Anche i rossobianchi hanno però la possibilità di fare male in contropiede, con il rapido Welliton che se ne va via con una finta di corpo a Krizanac e mette in mezzo per il connazionale Ari, la cui deviazione volante è però fuori misura. Con gli spazi inevitabilmente concessi dall'undici guidato dall'ex allenatore di Empoli, Udinese e Roma tra le altre, avrebbe indubbiamente fatto comodo quell'eccezionale contropiedista che risponde al nome di Quincy Owusu-Abeyie, sbolognato senza alcun rimpianto prima al Portsmouth in prestito e poi addirittura in Arabia, questa volta addirittura a titolo definitivo, destinazione Al-Sadd. Nel frattempo, provano a cambiare qualcosa i due tecnici, con Spalletti che rinuncia al deludente Bystrov giocandosi la carta Rosina e con Karpin che invece fa rifiatare un Alex non ancora brillantissimo per dare spazio al baby-fenomeno del calcio georgiano Djano Ananidze. Il copione però non cambia, è sempre la formazione di Piter a fare la partita ed a cercare disperatamente un pareggio che sembra però non voler arrivare, grazie alla giornata di grazia del già più volte elogiato Djanaev, che salva ancora una volta su Kerzhakov, imbeccato - tanto per cambiare - da un certo Danny. Il portierone dello Spartak deve però arrendersi nel finale, non potendo nulla sulla leggera deviazione di Lombaerts, ultima emozione di un match giocato ad un ritmo quasi esagerato considerando che siamo appena alla seconda giornata. Ma va bene così, non possiamo certo lamentarci di questo, visto che a guadagnarne è stato lo spettacolo.


CSKA Mosca - Dinamo Mosca 0-0

CSKA (4-2-3-1): Akinfeev; A. Berezutskiy, V. Berezutskiy, Ignashevich, Schennikov; Semberas, Aldonin (dall'84' Rahimic); Krasic (dall'81' Guilherme), Dzagoev (dal 61' Mamaev), Honda; Necid.
In panchina: Chepchugov, Nababkin, Odiah, S. Oliseh.
Dinamo (4-4-2): V. Gabulov; K. Kombarov, L. Fernández, Epureanu, D. Kombarov; Samedov, Wilkshire, Semshov, Cesnauskis (dal 62' Granat); Kokorin, Voronin.
In panchina: Shunin, Kowalczyk, Khokhlov, Ropotan, Smolov, Logua.

Non si fanno male CSKA e Dinamo Mosca. Pareggio giusto anche se sarebbe stato più calzante un 1-1 o meglio ancora un 2-2 per le tante, tantissime palle gol create da entrambe le compagini. Saranno più contenti Akinfeev e Gabulov, messisi in mostra con interventi da copertina, che mantengono inviolate le proprie porte come nel primo turno. Un CSKA apparso ancora un pò imballato, che ha sofferto non poco le iniziative dei rinnovati "Poliziotti", ma che ha pur semrpe creato molte più opportunità rispetto al poco emozionante esordio casalingo contro l'Amkar. Buona l'impressione destata dalla Dinamo, uscita illesa anche nel secondo big match stagionale. Sarà un cliente scomodo per tutti la formazione di Kobelev, questo è poco ma sicuro.
Era finito a reti bianche un primo tempo sicuramente meno intenso di Zenit-Spartak ma che non aveva lasciato a desiderare in quanto ad occasioni. Il ritmo è stato maggiormente lento e soprattuto ci sono stati sono più errori di misura ed in fase di disimpegno rispetto al Petrovskiy. Ma se non fosse stato per il legno centrato in pieno da Kirill Kombarov, per un ottimo Akinfeev, per un attentissimo Gabulov e per gli errori di Dzagoev che sta iniziando a sbagliare un pò troppo, il risultato sarebbe stato ben diverso e sul tabellino sarebbero finiti numerosi marcatori.
Nella ripresa forse è stato più il CSKA a sfiorare i tre punti. Ma tutto sommato meglio così. Le favorite viaggiano a braccetto, se escludiamo il Rubin capace dopo due soli turni già di distanziare "Soldati, Poliziotti e Sacchi" di due lunghezze. Sotto gli occhi di un divertito José Mourinho, s'è visto un CSKA non irresistibile e tutt'altro che privo di difetti, cosa che speriamo aiuterà la Benamata a sottovalutare la squadra dell'ex Armata Rossa.


Tom Tomsk - Rubin Kazan 0-1: 76' Bukharov.

Tom (4-4-2): Pareyko; D. N. Smirnov, Djioev, Jokic, An. Ivanov; Klimov, Kim Nam-Il, Michkov (dall'82' K. Kovalchuk), Skoblyakov (dal 63' Gultyaev); Maznov (dal 46' Kharitonov), Kornilenko.
In panchina: Polyakov, Tuev, V. Volkov, Kiselev.
Rubin (4-4-2): Ryzhikov; Salukvadze, Orekhov, César Navas, Ansaldi; Gorbanets, Noboa, Murawski, Kasaev; Fatih Tekke (dal 78' Hasan Kabze), Bukharov.
In panchina: Cheremisin, Jordi Figueras, Sibaya, Nathko, Mirzaev, Portnyagin.
Note: al 29' Pareyko (Tom) para rigore a Bukharov (Rubin). Espulso al 55' Djioev (Tom) per doppia ammonizione; espulso al 75' Klimov (Tom) per doppia ammonizione; espulso all'83' Gorbanets (Rubin) per doppia ammonizione.

Non abbiamo fatto in tempo a parlare di un campionato meno equilibrato del solito, o meglio spezzato in due ed ecco che dopo solo due gare, un'unica squadra è a punteggio pieno. Ovviamente,manco a dirlo è il solito Rubin di Kurban Berdyev che dopo la Loko a Kazan, è corsaro a Tomsk in una vera e propria battaglia con quattordici ammoniti (!) e tre espulsi (!). L'arbitro Ivanov ci ha messo del suo, dimostrandosi incapace di tenere in pugno una gara che non si annunciava forse così dura. Ne approfitta la truppa di Berdyev, abile a sfruttare la momentanea doppia superiorità numerica (ingenue entrambe le espulsioni, sia quella di Djioev, che aveva peraltro anche sulla coscienza il rigore ottimamente parato da Pareyko, sia quella di Klimov, al quanto sciocca per un giocatore della sua esperienza), col solito Bukharov, che così si fa perdonare il rigore sbagliato in precedenza.
Un grande inizio per il Rubin, che può già contare cinque punti di vantaggio sullo Spartak, tre sulla Lokomotiv e due sulle restanti concorrenti al titolo nonostante un inizio condizionato da numerossisi infortuni. Ora il fardello dell'Europa League non c'è più e pian pianino il turkmeno recupererà nomi pesanti. Le altre squadre che intendono non far laureare per la terza volta i Tartari Campioni di Russia sono avvisate.


CLASSIFICA:
1. Rubin Kazan 6
2. Spartak Nalchik 4
3. Dinamo Mosca 4
4. CSKA Mosca 4
5. Zenit San Pietroburgo 4
6. Terek Grozny 4
7. Tom Tomsk 3
8. Lokomotiv Mosca 3
9. Amkar Perm 3
10. Saturn Ramenskoe 2
11. Alania Vladikavkaz 1
12. Spartak Mosca 1
13. Anzhi Makhachkala 1
14. Rostov 1
15. Sibir Novosibirsk 1
16. Krylya Sovetov Samara 0


CLASSIFICA "BOMBARDIERI":
2 reti:
Alexander Bukharov (Rubin Kazan), Shamil Asildarov (Terek Grozny), Sergey Kornilenko (Tom Tomsk), Alexander Aliev (Lokomotiv Mosca, 1 rigore), Alexey Ivanov (Saturn Ramenskoe).


TOP-11 (3-4-1-2):

Djanaev (Spartak Mosca)

Cherenchikov (Amkar), Lombaerts (Zenit), Hubocan (Zenit)

Al. Ivanov (Saturn), Charles (Lokomotiv), Aliev (Lokomotiv), Gogua (Spartak Nalchik)

Danny (Zenit)

Medvedev (Sibir), Bukharov (Rubin)



FLOP-11 (4-4-2):

Malafeev (Zenit)

Shukurov (Anzhi), Djioev (Tom), Zuela (Alania), I. Ivanov (Alania)

V. Bystrov (Zenit), Bober (Krylya Sovetov), Dzagoev (CSKA), G. Bazaev (Alania)

Yakovlev (Spartak Mosca), S. Kuznetsov (Alania)



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