martedì 27 aprile 2010

Cosa c'è che non funziona ancora nel primo Zenit spallettiano?


Intendiamoci, a scanso di equivoci: lo Zenit di Spalletti è partito bene. E' al momento quarto (ma potenzialmente primo) con una partita da recuperare, non ha sfigurato (anzi) in un inizio di calendario terribile ed è in finale di Coppa di Russia. Ha convinto finora nei tre big match disputati, destando un'ottima impressione e venendo esaltato dalla critica specializzata; nel complesso, in queste prime giornate a livello di gioco - pur avendo dei momenti di pausa - tra le big (tutte partite a rilento, eccetto se vogliamo il CSKA) è quella che ha convinto maggiormente. Però, nell'ultima settimana, caratterizzata da ben tre 0-0 consecutivi (diversi tra loro per come sono maturati: gara avara di emozioni e giustamente terminata a reti bianche quella di Tomsk, per larghi tratti dominata dallo Zenit la semifinale di Kubok Rossii disputata a Perm, equilibrata, bella, ricca di episodi ed inspiegabilmente finita senza reti quella contro il Terek Grozny) sono stati evidenziati alcuni limiti - assolutamente superabili e non insormontabili - di questo primo Zenit targato Luciano Spalletti.

Riassumo per punti quelli che sono stati fin qui i principali problemi dell'ambizioso club gestito dalla Gazprom:

1) STERILITA' ATTACCO
I numeri parlano chiaro: tra campionato e coppa lo Zenit viene da tre 0-0 consecutivi ed in generale non ha mai segnato in questo 2010 più di due gol a partita. Sono 5 - in 6 incontri - le marcature totali di Danny e compagni nell'attuale RPL. In queste prime giornate sono tante le squadre russe che faticano a trovare la via del gol, ma lo Zenit - a differenza di altre formazioni più in rodaggio - gioca già un buon calcio e soprattutto crea parecchie occasioni. Occasioni che però concretizza solamente in minima parte. E' un difetto di fabbrica del calcio russo questo, aumentato e cresciuto a dismisura negli ultimi anni, non lo scopriamo di certo oggi, ma resta comunque difficilmente spiegabile come una squadra con un tale potenziale offensivo (perlomeno per il campionato russo) fatichi così tanto a buttarla dentro. A volte, specie nel primo tempo contro il Terek, m'è sembrato di rivedere una delle squadre più sprecone sottoporta di tutti i tempi, ovvero lo Zenit della seconda parte del 2008, quello che per intenderci perdeva partite dominate nelle quali creava decine di palle gol (penso a Juve-Zenit 1-0 e Zenit-Real 1-2) o che pareggiava incredibilmente gare che - per quanto creato - avrebbe potuto comodamente vincere in goleada (Zenit-BATE 1-1 l'esempio più lampante). La differenza è che quello Zenit - tralasciando le partite citate che furono proprio stregate nel vero senso del termine (quella col Terek non è di certo paragonabile, tutta un'altra storia) - aveva comunque un'ottima media-gol, in campionato almeno due reti ad incontro li segnava; sprecava sì, prendeva gol in contropiede, ma segnava molto di più rispetto al primo Zenit di Spalletti. Noto però delle analogie, riguardanti Miguel Danny (punto che svilupperò in seguito) e l'unica punta di ruolo, allora Pavel Pogrebnyak (o in alternativa Fatih Tekke), oggi Kerzhakov. Due attaccanti completamente diversi i due russi, con caratteristiche differenti e che non a caso potrebbero benissimo giocare in coppia, completandosi a vicenda. Nonostante interpretassero il ruolo di punta centrale in maniera evidentemente diversa (in appoggio e bravo nel gioco di sponda il primo, costantemente alla ricerca della profondità il secondo) in comune hanno il fatto che sui loro piedi di occasioni ne capitano oggettivamente pochine (ed è per questo motivo che è assolutamente sbagliato gettare la croce addosso a Kerzhakov, ancora a secco). Nel senso che loro si "sbattono" per creare spazi per i compagni, per mettere sotto pressione la difesa avversari, per far salire la squadra, ma troppo poco spesso hanno l'opportunità di finalizzare l'azione. Se nello Zenit di Advocaat (perlomeno quello di fine 2008, perchè nella prima metà della stagione Pasha segnava come un ossesso, specie in Coppa UEFA) la maggior parte delle palle gol capitavano sui piedi di Danny, Zyryanov e Denisov, ora invece su quelli dello stesso Danny, di Bystrov e di Lazovic (in sostanza coloro che hanno più volte la possibilità di andare a segno sono i tre fantasisti che giocano alle spalle di Kerzhakov).
Quello del gol è un problema che al momento non è stato risolto neanche grazie alle palle inattive, nel calcio moderno fondamentali per sbloccare incontri difficili e spigolosi come gli ultimi tre: i saltatori non abbondano (di fatto ci sono solo i difensori centrali), ma mancano soprattutto i tiratori. Rosina ed Huszti (che comunque merita un discorso a parte e che le sue qualità balistiche non le ha ancora dimostrate da quando è in Russia) sono infatti gli unici in grado di battere decentemente corner e punizioni indirette e/o dirette (in quest'ultima voce andrebbe aggiunto anche Kerzhakov).
Spalletti non sembra essere troppo preoccupato da questo problema, sorto già nell'esordio contro il Krylya Sovetov: è convinto che con il passare del tempo i suoi giocatori diverranno più cattivi sottoporta, per lui al momento è più gratificante il fatto che la sua squadra un buon numero di palle gol a partita (trasferta in Siberia esclusa) le ha sempre create.


2) MIRA DI DANNY
Ricollegandomi al punto 1, faccio notare come Miguel Danny - indubbiamente il giocatore più importante, nonchè il più forte (ed il migliore come rendimento in questo avvio) - abbia un difetto: quello di essere troppo impreciso davanti alla porta. Un difetto non da poco considerando che quello che ha maggiormente l'opportunità di andare a segno nell'attuale sistema di gioco dello Zenit è proprio il numero 10 nato e cresciuto in Venezuela. Lo possiamo giustificare perchè gioca a tutto campo, sempre ad un ritmo elevato, accelera ogni azione e tocca una miriade di palloni: insomma, ci può anche stare che nel momento deciso arrivi stanco e poco lucido... Però, con un pizzico di frenesia e fretta in meno, almeno due-tre gol in più il nazionale portoghese li avrebbe segnati.


3) LIMITATI GLI INSERIMENTI DA DIETRO DI DENISOV E ZYRYANOV
Non è un mistero che il punto di forza dello Zenit di Advocaat, in particolare in quel periodo nel quale diede spettacolo in giro per l'Europa, fossero gli inserimenti da dietro dei centrocampisti (su tutti Denisov e soprattutto Zyryanov, uno dei migliori incursori degli ultimi anni), avvantaggiati dal gioco di sponda di Pogrebnyak e dagli assist al bacio di Arshavin o Dominguez.
Con l'arrivo di Spalletti, nel frattempo, è cambiato il modulo: abbandonato il 4-3-3 tipicamente olandese, si è passati ad un 4-2-3-1, l'impianto di gioco probabilmente migliore per lo Zenit attuale, che sfrutta al meglio le caratteristiche dei due giocatori più decisivi della formazione Campione di Russia nel 2007, vale a dire Bystrov e Danny. Un modulo che però limita - perlomeno in fase offensiva - Denisov e soprattutto Zyryanov. Il primo ormai è dalla partenza di Tymoschuk che ha abbassato ulteriormente la sua posizione, sono un lontano ricordo i suoi inserimenti senza palla che sbloccarono la finale di Coppa UEFA; il secondo invece ha più libertà di movimento, ma ha drasticamente diminuito i suoi inserimenti senza palla, trovatosi "chiuso" lo spazio centrale già occupato da Danny (lo Zenit di Advocaat non a caso giocava senza trequartista). E' vero che una squadra deve rinnovarsi e che come detto il 4-2-3-1 è il modulo alla fine migliore per lo Zenit attuale (anche se, ribadisco il concetto, se allo stesso tempo esalta le qualità di alcuni giocatori, limita quelle di altri: come qualsiasi schema di gioco, del resto) ma rinunciare agli inserimenti senza palla dei centrocampisti centrali ed in particolare di Zyryanov, autore di gol pesanti e spesso a segno durante la gestione Advocaat, è un peccato. Specialmente in un periodo come questo, nel quale come detto più volte i blùbiancocelesti non riescono con continuità a gonfiare le reti avversarie.


4) POCO UTILIZZATO ANYUKOV
Dopo l'universale Konstantin, peraltro elogiato in settimana da Spalletti ("Ho trovato un suo difetto: è un giocatore troppo intelligente, non sempre i compagni lo capiscono") il giocatore che a mio avviso sta pagando più di chiunque altro il cambiamento di modulo è l'attuale capitano dell'FCZ, Anyukov. Tutto già ampiamente previsto dal sottoscritto e da qualsiasi persona che mastichi un pò di tattica: nello Zenit di Advocaat (ma anche nella nazionale russa) l'ex Krylya Sovetov aveva un'intera fascia a sua disposizione per affondare, arrivare sul fondo, crossare, tagliare verso il centro e - alle volte - andare anche alla conclusione; ora ciò non è più possibile, vista la presenza di un esterno destro posto davanti a lui. E se questo esterno destro si chiama Vladimir Bystrov, ovvero un giocatore con le sue stesse identiche caratteristiche, con gli stessi identici movimenti e con le sue stesse identiche qualità si hanno una sorta di due doppioni sulla stessa fascia ed uno di questi trova meno spazio per attaccare (non si sfruttano così neanche le sovrapposizioni). Non è un problema apocalattico, per carità, Anyukov il suo apporto lo dà sempre, ma a mio modesto parere un terzino del genere sarebbe meglio cercare di sfruttarlo maggiormente (cosa che anche Spalletti intende fare: domenica scorsa è partito sulla destra non a caso Rosina, in grado di creargli spazio accentrandosi e di servirlo in profondità, mentre nella ripresa lì ha giocato Huszti, con Bystrov sulla fascia opposta; modifiche tattiche che avevano un unico significato: creare un'autostrada per le discese del terzino destro).


5) NESSUNA ALTERNATIVA AL GIOCO RAPIDO PALLA A TERRA; ANCORA NESSUN ACCORGIMENTO TATTICO PARTICOLARMENTE RILEVANTE DURANTE LE PARTITE
Lo Zenit è una compagine che ha sempre avuto una sua filosofia di gioco: anche quando era assai meno competitiva, non è mai mancato quel gusto per il bel calcio che a San Pietroburgo hanno iniziato a vedere verso la seconda metà degli anni '70, con Morozov, il più grande imitatore dell'inarrivabile Colonello Lobanovskiy. E' una squadra che tradizionalmente per vincere ed imporsi su un'avversaria ha la necessità di fare la partita, di mantenere il pallino del gioco, caratteristica questa esaltata ulteriormente nel periodo d'oro terminato nell'ottobre del 2008. In particolare da quando chi vi scrive segue lo Zenit non c'è mai stata una fase - neanche quella più triste - nella quale i giocatori abbiano rinunciato a giocare, affidandosi ad improbabili lanci lunghi (anche perchè di fatto una vera punta di peso è sempre mancata; sì ok, c'era Pogrebnyak, ma anche lui veniva servito sui piedi). Questo per dire che lo Zenit è una di quelle squadre che per mentalità sono abituate a giocare in un certo modo ed un certo tipo di calcio. Fatta questa dovuta precisazione, non si può non notare come al momento attuale manchi davvero una qualsiasi alternativa credibile al gioco palla a terra: probabilmente tra un paio di mesi le cose cambieranno, ma oggi l'unico attaccante sul quale si può fare affidamento è Kerzhakov (il 18enne Kannunikov secondo Spalletti può diventare un grande, ma non ha ancora trovato spazio), che per ovvi limiti fisici non può competere con i difensori avversari sulle palle alte. Rimane il rimpianto di aver regalato (cessione in prestito gratuito) Kornilenko al Tom, vicecapocannoniere con 4 reti: il bielorusso nei pochi spezzoni disputati non aveva entusiasmato, la sua dimensione ideale è una squadra di medio-basso livello, però in questo periodo di emergenza sarebbe tornato parecchio utile...
Per rimanere in tema, si può notare come il tecnico italiano non abbia ancora (oddio, siamo appena agli inizi!) cercato una situazione di gioco alternativa, non discostandosi mai dal 4-2-3-1, pur cambiando spesso posizioni ai giocatori. Non ha molte scelte da compiere là davanti, però negli ultimi 20-10 minuti col Terek invece di calare con il passare del tempo e farsi imbrigliare dagli avversari (rischiando di subire allo stesso tempo il gol in contropiede) sarebbe stato utile l'inserimento in area di un altro giocatore (non necessariamente Kanunnikov, come mossa della disperazione si poteva anche avanzare - la butto lì - Meira), in modo da creare confusione nell'area avversaria.


6) MANCANZA DI UN TERZINO SINISTRO DI RUOLO

Con l'accantonamento di Sirl (bocciato, almeno come esterno basso, da Spalletti, secondo il quale il ceco non sa difendere: il tecnico di Certaldo non ha tutti i torti, anche se il buon Radek una chance la meriterebbe) e la rimandatura del giovane danese Lumb (giudicato ancora troppo acerbo), inevitabilmente il ruolo di terzino sinistro rimane vacante ed in estate per forza di cose ne dovrà arrivare uno nuovo. In quella posizione però si sta disimpegnando bene, al di sopra delle aspettative, Hubocan, eclettico difensore slovacco finalmente diventato titolare a tutti gli effetti con l'allenatore ex Roma. E' chiaro che non è quello il suo ruolo, ma Tomas si impegna, appoggia la manovra, va al tiro (ha una botta allucinante: straordinaria la traversa centrata contro il Terek, un tiro che avrebbe meritato maggior fortuna) e garantisce una più che soddisfacente copertura: non gli si può rimproverare nulla, insomma.


7) HUSZTI E' INADATTATO AL CONTESTO?
La pongo come domanda, perchè come tipologia di giocatore l'unghesere non mi dispiace e perchè - avendolo già visto all'opera con la maglia dell'Hannover e con la nazionale magiara - sono cosciente del fatto che si tratti nel complesso di un buon elemento.
Ma è un dato di fatto che per quanto (non) dimostrato a San Pietroburgo nell'ultimo anno solare Huszti dovrebbe essere il primo ad esssere accantonato. Quasi sempre inutile, poco appariscente, in un anno non è mai (mai!) risultato determinante, mentre invece più volte è stato dannoso. Certo, sulla valutazione negativa influisce l'allarmante prestazione contro il Terek, ma comincia a diventare difficile comprendere per quale motivo continui ad avere tutto questo spazio. Con Spalletti non è titolare, ma è la prima alternativa ai quattro davanti. Meglio Rosina, sinceramente.

2 commenti:

Francesco ha detto...

Come al solito non hai lasciato nulla al caso,sicche' i commenti sono anche superflui.Quali le mie sensazioni..Bhe',io pensavo che lo Zenit di Spalletti avrebbe potuto imboccare due strade:la prima,quella brutta,quella delle solite squadre russe allenate da un allenatore straniero che poco capisce di Russia e che avrebbe trovato enormi difficolta';un'eventualita' che comunque non mettevo in conto per uno come Luciano Spalletti,un professionista serio,un uomo d'onore,una persona di sani principi.Quindi il problema del tecnico occidentale che non si cala nell'atmosfera russa l'avevo esclusa conoscendo,da italiano,l'uomo Spalletti.Dopo le prime quattro gare sinceramente mi sono detto:"Caspita,l'unico ostacolo per SPalla era l'inizio,con un calendario complicatissimo,ma lui ha vinto e convinto:chi puo' fermare il suo Zenit?"A dire il vero ho iniziato a pensare che Spalletti e lo Zenit potessero fare come il Rubin nell'ultimo biennio,aggiungendo ai risultati un gioco altamente spettacolare.Ora sta riaffiorando lo Spalletti di Roma,quello che fa giocare bene la squadra ma che se non gioca bene i tre punti non li porta mai a casa.Su questo,come dicono i russi,Spalletti e lo Zenit si sono trovati.I credo dei Meshki e del tecnico di Certaldo sono quasi identici:spettacolo,gioco frizzante,ma se non imponi il tuo gioco,difficilmente vinci.Insomma,come la Roma,come la Russia>per vincere sei costretto e giocare bene e cio' non sempre va bene,specie se poi gli attaccanti iniziano a sbagliarti i gol.Io non so se e' una "colpa",messa fra 1000 virgolette perche' io in Spalletti credo e come,ma Luciano negli ultimi anni s'e' ritrovato sempre squadre spuntate ed e' sempre stato costretto a tergiversare.Kerzhakov si sacrifica,fa un lavoraccio ed arriva stanco sotto porta:non puo' cantare e portare la croce e se poi ci aggiungiamo che da qualche stagione non ha piu' quell'occhio di tigre negli ultimi 16 metri,capiamo perche' e' ancora a bocca asciutta.Danny e' fortissimo,un fenomeno,la luce,il faro,la mente di questa squadra,ma sotto porta,almeno allo Zenit,ha sempre fatto tanta,tantissima fatica a segnare.Contro la Juventus,i gol li sbagliava non al termine di fughe di 30 metri alla al piede,ma pescato e messo nelle condizioni di battere a rete.Insomma,troppi inidizi provano il fatto che il portoghese nato in Venezuela non e' un drago d'aria di rigore.Bystrov invece la porta la vede e si fa trovare sempre pronto,ma in competizioni come la Champions- League,non possiamo puntare tutto si Vova.Insomma,in attacco qualcosa va cambiato,ma Spalletti e lo Zenit malissimo non hanno fatto a dare 3 mesi di liberta' assoluta al figliol prodigo Kerzhakov,riservandosi di tirare le somme in seguito.CIo' non toglie che Kornilenko poteva rimanere ed esser buttato nella mischia quando serviva la rete.
Sta vendendo fuori il problema del pre campionato,ovvero la scarsa realizzazione a fronte di tante occasioni da gol.Io credo pure che per segnare bisogna esser lucidi e lo Zenit le tre gare in 7 gg..tra il campo di TOmsk,il sintetico di Perm e i solit assatanati ceceni,le ha sentite e le ha pagate.In questo la colpa e' di una rosa ancora esigua,ma credo anche perche' Spalletti vuol davvero vederci chiaro.Ero certo che avrebbe apprezzato Zyryanov da subito,cosi' come anche Anyukov e' un giocatore importante per il suo gioco,ma per ora Spalla pare non voler sbilanciare troppo la squadra.Sono certo che sistemando bene Bystrov a sinistra etrovando un incontrista forte,Zyryanov ed Anyukov potranno tornare ad esser sfruttati al 100%(non dimentichiamoci che Kostya ha anche una certa eta').
In conclusione,c'e' ancora molto da lavorare,ma sono piu' tranquillo che in passato,visto che SPalletti e' uno serio,razionale,analitico,di calcio ne capisce e la dirigenza non ha problemi di denaro.L'unico ostacolo e' il solito>non tutti vogliono venire a San Pietroburgo..

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