domenica 27 marzo 2011

Il punto sulla 2ª Giornata della RPL 2011-12: analisi di tutte le partite


Partite di sabato 19 marzo

Krasnodar - Spartak Nalchik 2-0: 34' Picuşceac, 70' Movsisyan.

Krasnodar (4-5-1): Gorodov; Vranješ, Amisulashvili, Tubić, Anđjelković; Tatarchuk, Vorobjev (dal 46' Kulchiy), Drinčić, M. Abreu, Komkov (dal 62' Movsisyan); Picuşceac (dal 79' Shipitsin).
In panchina: Usminskiy, Markov, Gorbanets, Zaika. Allenatore: Muslin.
Spartak Nalchik (4-5-1): Fredrikson; Bagaev, Džudović, Ovsienko, M. Jovanović; Leandro (dal 74' Goshokov), Zahirović, Kontsedalov, Gridnev (dal 58' Siradze), Pylypchuk; Milić (dal 46' Portnyagin).
In panchina: Pomazan, Lukanchenkov, Schanitsin, Berkhamov. Allenatore: Eshtrekov.
Note: all'89' Gorodov (Krasnodar) para rigore a Kontsedalov (Spartak Nalchik).

E' positivo l'inizio dell'esordiente Krasnodar, che dopo essere uscito indenne da Makhachkala, trova la sua prima vittoria nella massima serie tra le mura amiche, con lo Spartak Nalchik come avversario. La squadra allenata da Eshtrekov, reduce dal successo di misura ottenuto contro il Krylya Sovetov, è stata regolata con un gol per tempo dai Tori.
La partita non regala troppe emozioni, ma fin dalle prime battute sono i padroni di casa ha condurre le operazioni, nonostante siano stati gli ospiti a creare il primo serio pericolo, in seguito ad una concitata azione sviluppatasi su calcio d'angolo, con il palo centrato da pochi passi dal centrale difensivo Ovsienko. Tuttavia, al primo vero affondo, passa il Krasnodar: sul perfetto cross dalla sinistra dell'ex Rostov Anđjelković, Picuşceac impatta bene di testa ed indirizza la sfera all'incrocio dei pali. E' così del centravanti moldavo - a sorpresa partito titolare in questo primissimo scorcio di torneo - il primo storico gol della seconda squadra di Krasnodar, nata appena nel 2007, nella Russian Premier Liga. Dopo averlo sfiorato con Kulchiy, i verdeneri trovano il raddoppio con il subentrato Movsisyan, avvantaggiato dal buco difensivo di Bagaev, terzino destro che fino a pochi mesi fa militava proprio nel Krasnodar. All'89', il georgiano Amisulashvil - ovvero sia il principale ex dell'incontro - stende in area Portnyagin (al secondo rigore procurato in altrettante giornate): dal dischetto Kontsedalov si fa però respingere il tiro da Gorodov, negando così ai suoi la possibilità di riaprire il match.

SINTESI KRASNODAR - SPARTAK NALCHIK 2-0


Dinamo Mosca - Rostov 3-1: 50' L. Fernández, 75' Misimović (rig.), 90' Voronin; 86' Khagush.

Dinamo (4-4-1-1): Shunin 6,5; Wilkshire 5,5, L. Fernández 6,5, Granat 6, Lomić 6; Samedov 7, Dujmović 6 (dal 79' Sapeta s.v.), Semshov 7, Karyaka 5 (dall'86' Smolov s.v.); Misimović 6,5 (dal 75' Voronin 6); Kurányi 6,5.
In panchina: Puzin, Rotenberg, Kolodin, Yusupov. Allenatore: Božović 6.
Rostov (4-5-1): Radić 6,5; Khagush 6, Okoronkwo 5, Saláta 5,5, A. Khokhlov 5; Kalachev 5 (dal 57' O. Ivanov 5), Blatnjak 6,5, Rebko 6, Gaţcan 5,5, Česnauskis 6,5; Adamov 5 (dal 79' Kirichenko s.v.).
In panchina: Lejsal, Boussaidi, Živanović, Proshyn, Kulesha. Allenatore: Protasov 5,5.

E' una buona Dinamo quella che fa tornare sulla terra il Rostov, dopo la sbornia del lunedì precedente (difficilmente dimenticheranno da quelle parti il 4-0 rifilato allo Spartak Mosca). Il problema evidenziato dai biancoblù è stato quello di una scarsa mira. Infatti, nonostante le innumerovoli palle gol create, per portarsi sul 2-0 i padroni di casa hanno avuto bisogno di due palle inattive. Dev'essere quindi più concreta la squadra di Božović se vuole puntare ad obiettivi importanti; anche perchè sabato il Rostov - pur non giocando di certo bene - sul risultato di 1-0 ha pur sempre sfiorato la rete del pari in due circostanze: insomma, la beffa sarebbe potuta benissimo arrivare.
I Poliziotti partono subito forte e Kurányi chiama agli straordinari Radić, abile a dirgli continuamente di no. Il primo tempo si conclude sullo 0-0, ma nel secondo la musica non cambia: la Dinamo continua a premere e Semshov per poco non inquadra lo specchio con un bel tiro al volo. Il gol è comunque solo una questione di tempo, ed arriva poco dopo: Karyaka prolunga la punizione battuta da Samedov, El Coti Fernández - colpevolmente tenuto in gioco da Česnauskis - insacca. Il lituano con il dente avvelenato, cerca immediatamente di farsi perdonare, ma Shunin con un gran intervento gli nega la gioia del più classico dei gol dell'ex. Kurányi continua la sua battaglia personale contro l'estremo difensore avversario, Karyaka si divora da due passi la rete del possibile 2-0; il Rostov ringrazia e non trova il pari per una questione di centimetri, prima con un tentativo maldestro di autogol da parte di Granat, poi con una volèe di Blatnjak. Dopo i pericoli scampati, Semshov capisce che è giunto il momento di chiudere l'incontro e si guadagna con esperienza un calcio di rigore che Misimović, pur non calciando benissimo, trasforma. Primo sigillo in Russia per il trequartista bosniaco, ancora indietro da un punto di vista atletico dopo il lungo periodo di inattività trascorso in Turchia, ma che garantisce tutta un'altra qualità alla manovra della Dinamo. Il Rostov - grazie ad un incredibile "gollonzo" di Khagush, il quale aveva ovviamente cercato il cross - continua a crederci, ma scoprendosi si espone ai contropiedi degli avversari, portati avanti da Samedov (il migliore, insieme a Semshov) e Kurányi. Nel finale, c'è così gloria addirittura per Voronin, che dopo aver fallito una colossale occasione, a porta sguarnita firma il risultato finale.

SINTESI DINAMO - ROSTOV 3-1


Partite di domenica 20 marzo

Tom Tomsk - Kuban Krasnodar 0-1: 83' Davydov.

Tom (4-4-2): Botvinjev; Gultyaev, Sosnovski, Jokić, Skoblyakov; Bazhenov, Kim Nam-Il, Tigorev, Kharitonov; Starikov (dal 46' Klimov), Kanunnikov.
In panchina: Pesjakov, Stroev, Khatazhenkov, Sabitov, K. Kovalchuk. Allenatore: Nepomniachiy.
Kuban (4-5-1): Budakov; Al. Kozlov, Zelão, Armaş, Zhavnerchik; Tsoraev, Né (dall'85' Fiedler), Tlisov, Kulik, Varga (dal 57' Bucur); L. Traoré (dal 63' Davydov).
In panchina: Karyukin, Rogochiy, S. Gorelov, Ureña. Allenatore: Petrescu.

Sembrava dovesse essere un pareggio scritto, ma alla fine ad uscire da Tomsk con i tre punti è stata la squadra che ci ha provato di più e che ci ha creduto fino alla fine. Tre punti estramente importanti per il Kuban, immeritatamente sconfitto dal Rubin alla prima giornata, che tuttavia ha denunciato gli stessi limiti che avevano fatto sì che i Tartari si imponessero per 2-0 a Krasnodar. Assolutamente negativo, l'inizio del Tom, che totalizza la seconda sconfitta consecutiva contro le due neopromosse.
Dopo la brutta prestazione di Nizhny Novgorod, Nepomniachiy torna al classico 4-4-2, con Starikov e Kanunnikov, entrambi di proprietà dello Zenit, in attacco. Bazhenov e Kharitonov sono i due esterni alti, Klimov parte così dalla panchina; a protezione della difesa giocano due mediani puri come il sudcoreano Kim Nam-Il ed il bielorusso Tigorev.
Protasov questa volta preferisce Lacina Traoré a Davydov in avanti, rimpiazza al centro della difesa l'infortunato Zuela con Armaş, rispolvera Tlisov dal 1' minuto e si affida ad un centrocampo a cinque, coperto ma dinamico.
Al termine della prima frazione di gioco, il pari è il risultato più giusto. Da segnalare, una grande occasione per parte: quella del Tom capita sui piedi di Gultyaev, che riesce a piegarsi ed a colpire il pallone con una buona potenza, trovando però il gran riflesso di Budakov; ancor più clamorosa quella capitata al Kuban, in seguito ad uno scellerato retropassaggio di petto dello stesso Gultyaev, con Lacina Traoré, che - ostacolato dall'uscita di Botvinjev - calcia incredibilmente a lato, non sfruttando il regalo confezionatogli dal terzino cresciuto nelle giovanili dello Spartak Mosca.
La partita rimane equilibrata e godibile (sarebbe stato uno scandalo se fosse finita a reti bianche) anche nella ripresa, con i Canarini che però - nonostante la prima opportunità capiti ai siberiani - prendono con più frequenza l'iniziativa. I gialloverdi sfiorano la rete dello 0-1 prima con Lacina Traoré (a chi scrive non è dispiaciuto, si vede che è un giocatore di livello superiore rispetto alla maggior parte dei suoi compagni; deve crescere, è ancora impreciso e poco lucido sottoporta), poi in due circostanze con Tsoraev. Quando la partita sembrava indirizzata verso lo 0-0, prima arriva una nitidissima chance per il Tom, con un colpo di testa in tuffo ancora di Gultyaev che dà soltanto l'illusione del gol, e poi la rete che decide il match, firmata Davydov. Semplice tap-in per l'attaccante ex Torpedo Mosca e Volgar-Gazprom Astrakhan, che ha comunque avuto un buon impatto sul match; ottimo l'inserimento centrale di Kulik, il cui tiro è stato deviato da Botvinjev sul palo. Il Kuban il gol lo ha trovato alla fine, ma ha dato la sensazione di essere la classica squadra russa sprecona oltre ogni ragionevole limite, che deve creare un numero elevato di opportunità prima di riuscire a buttarla dentro.
Il Tom, invece, fin da queste primissime giornate sta denunciando gravi limiti davanti, in un reparto nel quale manca un bomber vero; Dzyuba e Kornilenko non sono stati rimpiazzati, è un dato di fatto. L'unico centravanti che hanno in rosa è Kanunnikov, che potrebbe rivelarsi ancora acerbo per fare il titolare...

SINTESI TOM - KUBAN 0-1


Amkar Perm - Lokomotiv Mosca 1-0: 25' Ristić.

Amkar (4-4-2): Narubin; Sirakov, A. Popov, Belorukov, Cherenchikov; Peev, Kolomeytsev, M. Novaković, Mijić (dall'84' Molodtsov); S. Volkov (dal 90' J. Knežević), Ristić (dal 78' Đjalović).
In panchina: Khomutovskiy, V. Kalashnikov, N. Mijailović, Fedoriv. Allenatore: Rakhimov.
Lokomotiv (4-4-2): Guilherme; Shishkin, Burlak, Ďurica, Yanbaev; Ignatjev, Glushakov, Loskov, Torbinskiy; Maicon, Sychev.
In panchina: Amelchenko, Ilič, Nakhushev, Ozdoev, Ibričić, Gatagov, Poloz. Allenatore: Krasnozhan.

La gara di Perm ha evidenziato per l'ennesima volta ha evidenziato - se mai ce ne fosse stato bisogno - qual è il principale problema della Lokomotiv, non da oggi, ma da almeno un lustro a questa parte: la mancanza di quell'attaccante capace di vedere la porta e di segnare quei gol che potremmo definire "stupidi"; manca insomma un bomber con il fiuto del gol nelle sue corde. Quel centravanti che a Cherkizovo cercano ad ogni sessione di mercato, ma che puntualmente non trovano mai. Il problema, naturalmente, non è stato risolto neanche adesso che è cambiata la dirigenza e che è arrivato un nuovo allenatore.
Come hanno dichiarato i protagonisti nelle interviste del dopo-partita, è incredibile come i Ferrovieri siano riusciti a perdere. Hanno creato una valanga di opportunità (tra le quali una traversa colpita da Glushakov) e, nel complesso, giocato una buona gara. Maicon, in particolare, è apparso ispirato come non mai (infermabile quando partiva in velocità), lo stesso Ignatjev ha disputato un ottimo match. Bene anche Loskov, ma non è una novità. Rispetto alla partita contro la Dinamo sono mancati Torbinskiy e Sychev: il primo è tornato ai suoi livelli abituali post-2008, il secondo è stato un ectoplasma.
L'altro problema dei rossoverdi è la difesa. C'è abbondanza (forse pure eccessiva) sugli esterni, ma in mezzo la Loko possiede tre soli centrali difensivi, peraltro tutt'altro che fenomenali: Baša, Ďurica ed il giovane Burlak. A questi eventualmente si può aggiungere lo sloveno Ilič che può giocare in quel ruolo, ma è chiaro che ciò non basti. E' partito Rodolfo, con chi l'hanno rimpiazzato? Con nessuno.
Inoltre, bisogna aggiungere che Guilherme sulle uscite alte è un mezzo disastro: ne sbaglia tantissime. Solitamente viene graziato, domenica non è stato così ed ha regalato un gol agli avversari.
Per l'Amkar un successo per certi versi insperato, ma la prestazione dei Permyaki è stata comunque positiva ed abbastanza propositiva. Anche una volta passati in vantaggio, non hanno rinunciato a giocare e sono risultati pungenti in contropiede. Almeno un punto lo avrebbero meritato, tutto sommato: se ne ritrovano tre e non possono certo lamentarsi.

SINTESI AMKAR - LOKOMOTIV 1-0



Rubin Kazan - Terek Grozny 2-0: 33' Gökdeniz Karadeniz, 57' Noboa.

Rubin (4-2-3-1): Ryzhikov; Kuzmin, Sharonov, César Navas, Ansaldi; Noboa, P. Bystrov (dal 70' Kislyak); Gökdeniz Karadeniz (dall'83' Nemov), Ryazantsev, Lebedenko; Dyadyun (dall'85' Medvedev).
In panchina: Y. Nesterenko, V. Kaleshin, Bocchetti, Natkho. Allenatore: Berdyev.
Terek (4-3-3): Godzyur; Utsiev, Polczak, Omelyanchuk, Yatchenko; Georgiev (dal 65' Xavier Zengue), Maurício, Pavlenko (dal 78' Essame); Sadaev, Mguni, R. Tiuí.
In panchina: Djanaev, A. Ferreira, Tagilov, Gvazava, Asildarov. Allenatore: Gullit.

Quattro reti segnate e zero subite, sei punti conquistati, due vittorie ottenute con il minimo sforzo. Dopo due giornate, seppur a pari merito con lo Zenit ed in attesa del CSKA che ne deve recuperare una, il Rubin guida già la classifica in Russia. Quella dei tartari è stata una prestazione paragonabile a quella di settimana scorsa, con la differenza che il Kuban li aveva messi molto più in difficoltà, mentre invece il Terek s'è fatto vivo dalle parti di Ryzhikov una sola volta, con Sadaev, a circa 15' dal termine. Per il resto, la compagine cecena è apparsa assai inconsistente. Sicuramente s'era comportata meglio contro lo Zenit, al Tsentralny di Kazan non hanno creato alcuna minaccia nonostante si schierassero con un 4-3-3 puro, con tre attaccanti veri. Gullit sembra avere le idee ancora confuse, ma la ristrettezza di una rosa che s'è complessivamente indebolita ed il calendario non l'hanno di certo aiutato. E' presto, in ogni caso, per formulare dei giudizi e per sparare sentenze, anche perchè - come detto - i verdi di Grozny hanno pur sempre affrontato due big del campionato.
Rispetto alla gara di Krasnodar, Berdyev cambia per due quarti la difesa, inserendo Kuzmin ed il rientrante César Navas al posto di Kaleshin e Bocchetti; in mezzo al campo, al fianco di capitan Noboa, spazio a Petr Bystrov, mentre sulla trequarti vengono schierati Karadeniz, Ryazantsev (nella posizione di trequartista) e Lebedenko. Oltre al solito Carlos Eduardo, assente anche Kasaev, autore del primo gol del Rubin nella RPL 2011-12.
Non si può dire che Ruud Gullit manchi di coraggio: l'olandese manda infatti in campo un 4-3-3 temerario, con Sadaev, Mguni e Rodrigo Tiuí a comporre il terzetto d'attacco. Indisponibile Bracamonte, ancora non convocati gli esterni Kobenko e Vlasov; debutto con la maglia del Terek, invece, per l'ex promessa dello Spartak Mosca Pavlenko.
L'incontro è purtroppo rovinato dalle pietosi condizioni del campo di Kazan, sul quale è onestamente difficile offrire uno spettacolo migliore: pure i giocatori del Barcelona avrebbero difficoltà a controllare il pallone. I ventidue malcapitati faticano a mantenere l'equilibrio, a turno finiscono tutti giù per terra ed a risentirne ovviamente è il gioco. Ad ogni inizio di campionato è sempre la solita storia: quello della capitale del Tatarstan rimane per distacco il peggior terreno di gioco (e dire che la concorrenza non è niente male, basti pensare al Metallurg di Samara, al Petrovskiy di San Pietroburgo o al Trud di Tomsk).
Tornando alla sfida, i primi 45' si concludono con i granata avanti per 1-0, grazie al primo centro stagionale del turco Gökdeniz Karadeniz (del volenteroso Dyadyun l'assist). Rivedibile il posizionamento dei difensori ceceni, così come il mancato intervento di Godzyur, preso sì in controtempo ma che non ha nemmeno abbozzato il tuffo. Anche nella seconda rete c'è lo zampino dell'attaccante in prestito allo Spartak Nalchik nella passata stagione, che s'avventa in spaccata sul tiro-cross di Ansaldi, poi corretto in rete da Noboa. A proposito dell'argentino: sembra essere tornato quello del 2008 in queste prime partite dell'anno solare.
Il Rubin da qualche settimana parla di un nuovo sistema di gioco che stanno sperimentando. Vorrebbero giocare più sulle combinazioni palla a terra, dialogando nello stretto. Secondo Berdyev e Sharonov, tutti stanno facendo il massimo, ma i campi aiutano poco. Proprio il difensore ha polemizzato con Fursenko: "Col nuovo calendario magari viene lui a giocare su questi campi?".

SINTESI RUBIN - TEREK 2-0


Partite di lunedì 21 marzo

Zenit San Pietroburgo - Anzhi Makhachkala 2-0: 6' Shirokov, 45' Lazović.

Zenit (4-2-3-1): Malafeev 6,5; Anyukov 6, B. Alves 6, Lombaerts 6,5, Luković 6; Zyryanov 6, Shirokov 7; Ionov 5, Fayzulin 5,5 (dal 46' Danny 6,5), Lazović 6,5 (dal 73' Huszti s.v.); A. Kerzhakov 5,5 (dal 75' Bukharov s.v.).
In panchina: Borodin, Cheminava, Peñailillo, S. Petrov. Allenatore: Spalletti.
Anzhi (4-4-1-1): Revishvili 6; Angbwa 6, Gadjibekov 5, Tagirbekov 5, Agalarov 5,5; M. Gadjiev 5,5 (dal 46' D. Tardelli 5,5), Akhmedov 6 (dall'84' D. Ivanov s.v.), Jucilei 4,5, R. Carlos 5,5; Lakhiyalov 5; Holenda 5 (dal 64' Al. Ivanov 5,5).
In panchina: A. Makarov, Kļava, Bakaev, Mukhammad. Allenatore: G. Gadjiev.

Partita non indimenticabile anche quella di San Pietroburgo, condizionata - come la maggior parte di questo inizio di campionato - dal terreno di gioco, in condizioni pessime. Dobbiamo sempre considerare che su un campo del genere risulta obiettivamente molto difficile giocare a pallone come si deve.
Successo comunque senza difficoltà per lo Zenit, andato a segno all'inizio ed alla fine del primo tempo, sempre su situazioni da palle da fermo. Una gemma la punizione di Lazović, il migliore in campo insieme ad un eccellente Shirokov.
Il secondo tempo è stato di gestione totale del vantaggio, con degli errori sotto porta che ormai sono il marchio di fabbrica dello Zenit. Da segnalare, in particolare, le chance sprecate in contropiede rispettivamente da Kerzhakov, Lazović, Bukharov e Danny (quest'ultimo partito dalla panchina, poichè da poco rientrato dal Portogallo). Male Ionov, autore della sua peggiore prestazione in questo primo scorcio di 2011 fin qui positivo per lui. Ha corso molto, ma spesso a vuoto l'esterno convocato a sorpresa da Advocaat in nazionale; in questi mesi avrà la sua grande occasione per dimostrare ciò che vale, dal momento che Bystrov tonerà disponibile in estate.
Al termine dell'incontro, festa grande per Kerzhakov, che riceve ben due premi dal quotidiano Sport-Express: il "Leader Sbornaya 2010" e soprattutto il "Premio come Miglior Giocatore dell'Ex Unione Sovietica nel 2010".
L'Anzhi attuale è ancora poca cosa. Gadjiev ha da lavorare, chissà che la pausa per le nazionali non gli possa tornare utile. Al momento, il principale limite della squadra di Makhachkala è la mancanza di intensità, il ritmo troppo lento e compassato. Molti giocatori sono visibilmente fuori condizione ed infatti gente come Jucilei e Lakhiyalov sono apparsi semplicemente irriconoscibili. Per la terza volta consecutiva, il giocatore dei Daghi che meglio si è comportato è stato l'uzbeko Akhmedov, il più propositivo e volitivo.
Tante polemiche all'indomani dell'incontro, per via del deprecabile gesto di un tifoso idiota dello Zenit, reo di aver mostrato una banana a Roberto Carlos. Un chiaro gesto razzista, che ha avuto un grande impatto anche al di fuori dei confini russi. Una brutta immagine, ma cogliamo l'occasione per dire che lo Zenit sta facendo non poco: organizza conferenze contro il razzismo, ha invitato ed ospitato tifosi dell'Alania lo scorso anno e Anzhi quest'anno. Insomma, non sono mancate le belle iniziative, poi se qualcuno è imbecille a tal punto, nemmeno la Gazprom può far molto. Purtroppo episodi del genere finiscono con il macchiare l'immagine di una tifoseria straordinaria come quella che riempie il Petrovsky di San Pietroburgo. E la cosa viene ad essere controproducente proprio in virtù dei prossimi Mondiali del 2018 che saranno ospitati dalla Russia, visto che la FIFA combatte una costante lotta al razzismo negli stadi. Il responsabile è stato comunque trovato e bandito per sempre da ogni stadio russo. Minimalizza il tutto Roberto Carlos, che dice che in 37 anni ne ha viste di tutti i colori e che perciò non può scandalizzarsi per una banana.
Non va dimenticato però che quella di lunedì è stata soprattutto la partita di Malafeev, tornato subito a giocare dopo il terribile incidente che non ha lasciato scampo a sua moglie Marina, madre di due bambini. Inutile dire che la vittoria è stata dedicata a lei.

SINTESI ZENIT - ANZHI 2-0


Spartak Mosca - Volga Nizhny Novgorod 1-0: 50' Welliton.

Spartak Mosca (4-4-2): Dykan; K. Kombarov, Sheshukov, Rojo, Makeev; Ozobić (dal 76' Yakovlev), R. Carioca, Ibson, D. Kombarov (dall'88' F. Kudryashov); Welliton, Dzyuba (dal 46' Ari).
In panchina: Belenov, Suchý, S. Rodríguez, Makhmudov. Allenatore: Karpin.
Volga (4-4-1-1): Abaev; Salukvadze, Bendz, Grigalava, Getigezhev; Yashin, M. Crosas, Pleşan (dal 39' Zyuzin), Gogua (dall'83' Tursunov); Khodjava (dal 53' Ahmetović); Martsvaladze.
In panchina: M. Kerzhakov, Rikovskiy, Léilton, R. Adjindjal. Allenatore: Tetradze.

Come era prevedibile, Valery Karpin salva solo i tre punti del posticipo di luedì contro il neopromosso Volga. Il tecnico ha letteralmente scaricato tutte le responsabilità sui suoi, che a suo dire sono andati a piedi anzichè correre. Così come a Rostov sul Don, i Myaso hanno giocato senza gli squalificati Pareja e McGeady ed hanno rinunciato ad Alex, volato in Brasile per problemi di salute di sua moglie: è evidente la differenza con il brasiliano in campo. Nel 4-0 complessivo rifilato all'Ajax fra andata e ritorno, ad illuminare la scena, decidendo il match dell'Amsterdam Arena e chiudendo quello del Luzhniki, era stato proprio il centrocampista offensivo ex Internacional. Senza di lui, la "squadra del popolo" fatica tremendamente non solo ad andare a segno, ma proprio a creare occasioni. Dopo qualche tentativo non troppo convinto dalla distanza, lo Spartak Mosca si porta avanti con Welliton, alla prima palla gol costruita dopo 50' di gioco. Buon inserimento sulla sinistra di Makeev con puntuale servizio a Welliton, che di ginocchio insacca goffamente. Per il capocannoniere degli ultimi due campionati, tornato giovedì a gonfiare le reti europee dopo tre anni e mezzo di astinenza (!), si trata della seconda rete stagionale, la prima in Premier Liga. Il resto dell'incontro prosegue lentamente, a ritmi bassissimi, inisuali per il campionato russo. Per ritmo, azione lente ed insistite, possesso palla prolungato da parte di entrambe le squadre è sembrata infatti più una partita da calcio spagnolo.
Il Volga prende con filosofia questa prima sconfitta maturata nella massima serie. La compagine di Nizhny Novgorod è convinta di esser in grado di dimostrare la propria compattezza e la propria sostanza già nelle prossime gare.

SINTESI SPARTAK MOSCA - VOLGA NN 1-0


Krylya Sovetov Samara - CSKA Mosca è stata rinviata a data da destinarsi per impraticabilità del campo.

CLASSIFICA:
1. Rubin Kazan 6
2. Zenit San Pietroburgo 6
3. Krasnodar 4
4. CSKA 3 *
5. Lokomotiv 3
6. Dinamo 3
7. Rostov 3
8. Spartak Mosca 3
9. Volga Nizhny Novgord 3
10. Kuban 3
11. Spartak Nalchik 3
12. Amkar 3
13. Anzhi 1
14. Krylya Sovetov 0 *
15. Tom 0
16. Terek 0

* 1 partita da recuperare



VIDEO CON TUTTI I GOL DEL 2° TURNO:

giovedì 17 marzo 2011

Il punto sulla 1ª Giornata della RPL 2011-12: analisi di tutte le partite


La Russian Premier Liga è tornata, la Russian Premier Liga è ripartita. Nell'anno dei cambiamenti epocali, quello che è già stato definito all'unisono il "campionato di transizione" è iniziato sabato e ci accompagnerà per oltre un anno, fino alla fine prevista addirittura per il mese di maggio del 2012. Nel 2011 non verrà dunque assegnato nessuno scudetto. Al termine dell'anomalo torneo, come vi avevo già preannunciato nell'articolo di presentazione sul Campionato Russo 2011-12, la formula adottata dalla RPL sarà la stessa applicata nei maggiori campionati dell'Europa Occidentale, quella insomma nota a tutti.
Un primo turno che ha mantenuto le aspettative, regalando anche qualche inaspettato colpo di scena, e che merita perciò di essere analizzato come si deve.


Partite di sabato 12 marzo

Anzhi Makhackala - Krasnodar 0-0

Anzhi (4-4-1-1): Revishvili 6; Angbwa 5,5, Gadjibekov 5,5, Tagirbekov 6, R. Carlos 6; Al. Ivanov 5 (dal 69' Bakaev s.v.), Akhmedov 6 (dall'82' D. Tardelli s.v.), Jucilei 5,5, Agalarov 5,5; Lakhiyalov 5; Slavov 4,5 (dal 46' Holenda 5,5).
In panchina: A. Makarov, Kļava, Mirzabekov, M. Gadjiev. Allenatore: G. Gadjiev 5,5.
Krasnodar (4-5-1): Gorodov 6,5; Vranješ 6, Amisulashvili 6, Tubić 6, Anđjelković 6,5; Tatarchuk 6, Kulchiy 6,5 (dall'85' Shipitsin s.v.), Drinčić 5,5, M. Abreu 6, Joãozinho 6 (dal 72' Mikheev s.v.); Picuşceac 6,5 (dal 74' Movsisyan s.v.).
In panchina: Usminskiy, Markov, Ryabov, Vorobjev. Allenatore: Muslin 6,5.

La RPL 2011-12, la più lunga nella storia, comincia nel Daghestan, a Makhachkala. L'Anzhi dei brasiliani e dei tanti investimenti non riesce ad andare oltre lo 0-0 contro il ripescato Krasnodar, club ambizioso nato appena nel 2007, alla sua prima partecipazione nella massima serie.
In un match trascurabile, che non regala praticamente nessuna emozione (solo un paio di occasioni per Agalarov), è principalmente da segnalare l'esordio nel Campionato Russo di Roberto Carlos, tutto sommato il migliore dei brasiliani dell'Anzhi, compagine nella quale peraltro è subito stato eletto capitano.
L'Anzhi è una squadra che per forza di cose non può giocare bene sin da subito. Se poi ci aggiungiamo che qualche acquisto ancora non l'hanno utilizzato (oltre all'infortunato João Carlos, mancavano anche gli ultimi arrivati, Igonin, Boussoufa e Prudnikov) e che gli altri necessitano di un normale periodo di ambientamento, possiamo dire che è ancora un ibrido della scorsa stagione, con l'aggiunta di giocatori dal tasso tecnico superiore, che tuttavia - vuoi per la condizione, vuoi per l'adattamento - latitano ancora un pò. Possono solo crescere, ma continueranno a pagare il fatto di aver pochi russi di qualità. Lakhiyalov ed Alexey Ivanov dovranno fare una grande stagione per supportare la colonia straniera. Ed i vari Tagirbekov, Bakaev ed Agalarov dovranno dare in ogni incontro il 200%, cercando di ripetere la buona annata disputata nel 2010, quando - con una rosa ai limiti della decenza - i Daghi sono lo stesso riusciti a conquistare una salvezza nemmeno troppo sofferta.
Del Krasnodar sorprendono numerose scelte nell'undici iniziale proposto da Muslin (lasciati a casa diversi giocatori che si pensava potessero partire titolari, come Martynovich, Gorbanets, Michkov e Gogniev), al quale bisogna comunque riconoscere di aver preparato bene la gara. Lo 0-0 voleva e lo 0-0 ha ottenuto. Il tecnico serbo la sfida l'ha preparata bene, proponendo un 4-5-1 in grado di chiudere ogni varco e che non ha lasciato alcuno sbocco alla lenta manovra dei padroni di casa.
Le condizioni tutt'altro che eccezionali del terreno della capitale della Repubblica Autonoma del Daghestan hanno fatto il resto: non si può quindi dire che la RPL sia iniziata nel più spettacolare dei modi.

SINTESI ANZHI - KRASNODAR 0-0



Spartak Nalchik - Krylya Sovetov Samara 1-0:
89' Leandro (rig.).

Spartak Nalchik (4-5-1):
Fredrikson; Bagaev, Džudović, Ovsienko, M. Jovanović; Schanitsin (dal 65' Leandro), Zahirović, Kontsedalov, Gridnev, Pylypchuk; Milić (dall'83' Portnyagin).
In panchina: Pomazan, Lukanchenkov, Berkhamov, Siradze, Goshokov. Allenatore: Eshtrekov 6,5.
Krylya Sovetov (4-4-1-1): M'Bolhi; Tsallagov, N. Đjorđjević, Taranov, Molosh; Samsonov, Ponomarenko, Sosnin, Priyomov; S. Kuznetsov; Pečnik.
In panchina: D. Yurchenko, Abdoulfattakh, Novitskiy, Escobar, Shalaev, Kirillov, Savin. Allenatore: Tarkhanov 6.

La rivelazione della passata stagione, lo Spartak Nalchik, nonostante abbia cambiato allenatore e si sia complessivamente indebolito non poco, parte con il piglio giusto, ottenendo tre punti preziosi in un'equilibrata sfida contro il Krylya Sovetov. Nel neutro di Grozny, decide un rigore procurato nel finale dal giovane Portnyagin e trasformato dal brasiliano Leandro.
E' uno Spartak Nalchik diverso rispetto alla passata stagione, che ha perso per strada qualche giocatore importante (Vasin, Geteriev, Gogua e Dyadyun su tutti) e che dopo tanti anni ha cambiato guida tecnica: al posto dello straordinario Krasnozhan, è arrivato Eshtrekov, anche lui nativo della capitale della Kabardino-Balcaria. Il 63enne allenò anche in passato lo Spartak del Sud (dal 1983 al 1989), ma la sua unica - fallimentare - esperienza nella massima serie risale al 2005, quando con la Lokomotiv Mosca si fece rimontare il vantaggio in classifica ottenuto dai rossoverdi con Semin.
Confermatissimo, invece, Tarkhanov, determinante nella sofferta salvezza delle Ali nel 2010, che a Samara sembra intenzionato a continuare il suo progetto incentrato sui giovani.
Entrambi i tecnici si coprono, schierando due formazioni basilari, ad un'unica punta, con un centrocampista (rispettivamente, Kontsedalov e Kuznetsov) avanzato rispetto alla linea a quattro di centrocampo.
Le due squadre non creano troppe occasioni da rete, ma corrono, si impegnano e dimostrano di voler tornare a casa con il bottino pieno; l'incontro rimane così vivo fino all'ultimo, quando il neo-entrato Portnyagin (attaccante classe '89 arrivato con la formula del prestito dal Rubin) recupera un pallone e parte in velocità, venendo steso al limite dell'area da uno scomposto intervento di capitan Taranov. Penalty senza discussioni che - come detto - Leandro realizza, punendo un Krylya Sovetov che nella ripresa aveva sfiorato il vantaggio in un paio di circostanze con l'ucraino Priyomov, a sorpresa il più attivo dei suoi.

SINTESI SPARTAK NALCHIK - KRYLYA SOVETOV 1-0


Lokomotiv Mosca - Dinamo Mosca 3-2: 4' Ďurica, 47' Burlak, 61' Torbinskiy; 90' Samedov, 90'+2 Kurányi.

Lokomotiv Mosca (4-4-2): Guilherme 5,5; Shishkin 6, Baša s.v. (dal 12' Burlak 6), Ďurica 6,5, Nakhushev 6; Ignatjev 6,5, Glushakov 6,5, Loskov 7 (dall'86' S. Ivanov s.v.), Torbinskiy 7 (dal 78' Ibričić s.v.); Maicon 6,5, Sychev 7.
In panchina: Amelchenko, Yanbaev, Gatagov, Poloz. Allenatore: Krasnozhan 7,5.
Dinamo (4-4-1-1): Shunin 5,5; Wilkshire 5, Kisenkov 4,5, L. Fernández 5, Lomić 5; Samedov 6, Sapeta 5,5 (dal 46' Misimović 6), Dujmović 5, Smolov 5 (dal 46' Karyaka 5); Kurányi 6.
In panchina: Puzin, Rotenberg, Yusupov, Voronin, Kokorin. Allenatore: Božović 5.

Se SKY avesse acquistato i diritti della RPL, sabato pomeriggio avrebbe trasmesso il derby andato in scena al Luzhniki, che opponeva i Ferrovieri ai Poliziotti. Il primo derby della stagione, una partita che non ha tradito le attese, vinta dalla rinnovata Lokomotiv di Krasnozhan, l'artefice del miracolo Spartak Nalchik, che si presenta così ai suoi nuovi tifosi. Continuano, imperterriti, i problemi della Dinamo di Božović.
Le due moscovite si presentano al loro debutto ufficiale con qualche novità in formazione.
La rosa della Loko continua ad essere incompleta, troppo corta in difesa (serviva assolutamente un centrale che sostituisse l'ex capitano Rodolfo, tornato - seppur soltanto in prestito - in patria) ed ovviamente senza il centravanti, la punta di peso che a questa squadra manca dalla notte dei tempi. Krasnozhan, che deve inoltre fare a meno dell'infortunato Tarasov, lancia la coraggiosa coppia di centrocampo composta da Glushakov e Loskov, fa debuttare Nakhushev - preferito a Yanbaev ed Andrey Ivanov - sulla corsia mancina e rispolvera Ignatjev, mai sceso in campo nella prima metà della passata stagione, prima di trascorrere la seconda a Krasnodar, con il Kuban. In attacco, spazio a Maicon (utilizzato da Semin quasi esclusivamente come ala destra) e Sychev, apparso in palla durante le amichevoli pre-stagionali. Parte invece dalla panchina il croato Ibričić, teoricamente l'erede di Aliev, che dopo aver fatto le bizze per tutto il calciomercato invernale, è tornato alla Dynamo Kiev, raggiungendo il suo mentore Yuri Semin.
Božović, costretto a rinunciare agli acciaccati Gabulov, Epureanu e Kolodin (che novità!), pur di non far scendere in campo l'oggetto misterioso Rotenberg (un mistero il motivo per il quale la Dinamo l'abbia prelevato - seppur a costo zero - dallo Zenit), prova Kisenkov, un terzino di ruolo, al centro della difesa. Un esperimento malriuscito, visto che l'ex Spartak Nalchik - al debutto con la sua nuova maglia, dopo il brutto infortunio che l'ha tenuto fuori buona parte del 2010 - è apparso visibilmente fuori ruolo e di conseguenza ne ha combinate di cotte e di crude. Sulla linea dei centrocampisti, esordio per Sapeta ed importante opportunità offerta a Smolov, reduce dalla breve esperienza in Olanda al Feyenoord, partito come esterno sinistro d'attacco.
La gara viene subito indirizzata a favore dei rossoverdi, che trovano la rete dell'1-0 in seguito ad un calcio piazzato battuto da Torbinskiy: Leandro Fernández si perde la marcatura di Ďurica, che con un esterno sinistro volante insacca alle spalle di Shunin. E' così dello slovacco il primo gol della RPL 2011-12. Passano pochi minuti ed i padroni di casa sfiorano il raddoppio con una penetrazione in area del redivivo Torbinskiy. Gli ospiti provono a reagire con un paio di tentativi di Samedov e con un pericoloso cross rasoterra di Sapeta, sul quale Kurányi arriva colpevolmente in ritardo. Primo tempo in equilibrio, di fatto condizionato da un calcio da fermo. Ad inizio ripresa, si ripete un film già visto: sempre sugli sviluppi di una palla inattiva, un centrale della Lokomotiv riesce ad essere più lesto degli avversari ed a trovare la rete del 2-0: questa volta trattasi del giovane Burlak, entrato in campo al posto dell'infortunato Baša, che con una deviazione sporca su cross dalla destra di Ignatjev trova il suo primo centro tra i "grandi". La differenza tra le due squadre è tutta qui? Principalmente sì, anche se Loskov e compagni amministrano bene il vantaggio, soffrono relativamente e soprattutto ripartono bene in contropiede. E quello che avviene intorno al 60', quando Sychev - partito sul filo del fuorigioco - manda al bar con una finta di corpo Kisenkov e regala un cioccolatino tutto da scartare a Torbinskiy, che torna a segnare dopo un'eternità. La miglior prestazione da due anni e mezzo a questa parte per l'esterno che continua ad essere misteriosamente chiamato in nazionale da Advocaat.
L'incontro sembra ormai avere poco da dire, ma i Biela-Galubye si risvegliano nel finale, riuscendo addirittura a riaprire il match, realizzando due reti simili, con Samedov e Kurányi, assistiti rispettivamente da Semshov e Misimović (inserito dopo l'intervallo). Ma, ormai, è troppo tardi per completare la rimonta.

SINTESI LOKOMOTIV - DINAMO 3-2


Partite di domenica 13 marzo

Kuban Krasnodar - Rubin Kazan 0-2:
52' Kasaev, 88' Noboa (rig.).

Kuban (4-4-1-1): Budakov 5,5; Al. Kozlov 6, Zuela 5 (dal 28' Rogochiy 4,5), Zelão 4,5, Zhavnerchik 5,5; Varga 6,5, Fiedler 6, Né 5,5, Maxymov 5 (dal 69' Kalimullin s.v.); Davydov 4,5 (dal 77' L. Traoré s.v.).
In panchina: Karyukin, S. Gorelkov, Tlisov, Bucur. Allenatore: Petrescu 5,5.
Rubin (4-2-3-1): Ryzhikov 7; V. Kaleshin 5, Sharonov 5,5, Bocchetti 6,5, Ansaldi 6; Noboa 6, Natkho 6 (dal 70' P. Bystrov s.v.); Gökdeniz Karadeniz 5 (dall'83' Nemov s.v.), Ryzantsev 6, Kasaev 6,5 (dal 67' Lebedenko s.v.); Dyadyun 5,5.
In panchina: Arlauskis, Zhestokov, Kislyak, Medvedev. Allenatore: Berdyev 6.

A Krasnodar si festeggia l'immediato ritorno nella massima serie del Kuban, che tuttavia non perde le cattive abitudini che hanno contraddistinto la sua storia e perde immeritamente per 0-2 contro un Rubin tutt'altro che trascendentale. I Canarini sciupano davanti e fanno regali dietro. I gialloverdi, infatti, ne hanno create diverse di occasioni, in particolar modo nella ripresa, senza riuscire però a sfruttarle. Dopo un discreto primo tempo, nel quale hanno impensierito Ryzhikov con alcune conclusioni da fuori del rumeno Varga, i Cosacchi non sfruttano le opportunità capitategli. La più nitida capita sui piedi di Davydov, involontariamente servito da uno scellerato retropassaggio di Kaleshin, che tuttavia non riesce a controllare un banale pallone, facendo così svanire la possibilità di portare i suoi avanti nel punteggio. In seguito, il Kuban sfiora il pari due volte con Tsoraev, ma Ryzhikov è bravo a chiudere lo specchio in uscita bassa.
I Tartari, dal canto loro, hanno trovato il gol al primo vero affondo, sfruttando una disattenzione della retroguardia della squadra di casa: il brasiliano Zelão, arrivato dal Saturn, salta a vuoto e permette all'atteso ex, Alan Kasaev, di superare comodamente l'estremo difensore avversario con un pallonetto. Da notare l'assist arrivato dalla difesa, con il lancio di Bocchetti che ha colto impreparato il pacchetto arretrato della squadra di casa. Dyadyun sciupa solo davanti a Budakov calciando a lato, ma nel finale si rifà, procurandosi il rigore poi trasformato dallo specialista Noboa. Altro grave errore per i centrali difensivi del Kuban, che pasticciano ancora, questa volta con Rogochiy come principale responsabile.
Un appunto su Petrescu, l'allenatore che dopo aver compiuto un autentico miracolo in patria con l'Unirea Urziceni ha ottenuto la promozione immediata nella massima serie russa: Lacina Traoré andava inserito prima, il Kuban mancava di peso in attacco. Di testa il promettente ivoriano arrivato dal CFR Cluj le ha prese tutte.

SINTESI KUBAN - RUBIN 0-2


CSKA Mosca - Amkar Perm 2-0: 45' (rig.) e 48' Ignashevich.

CSKA (4-4-2): Akinfeev; Nababkin, V. Berezutskiy, Ignashevich, Schennikov; Tošić (dall'80' S. Oliseh), Aldonin, P. Mamaev (dal 68' Šemberas), Dzagoev; Vágner Love, Necid.
In panchina: Chepchugov, A. Berezutskiy, Rahimić. Allenatore: Slutskiy.
Amkar (4-4-2): Narubin; Sirakov, A. Popov, Belorukov, Cherenchikov; Peev, Kolomeytsev, M. Novaković (dal 19' J. Knežević), Mijić (dall'80' Molodtsov); S. Volkov (dall'82' Đjalović), Ristić.
In panchina: Shumailov, N. Mijailović, Fedoriv, Burmistrov. Allenatore: Rakhimov.

Il CSKA parte vincendo contro l'Amkar proprio come un anno fa. Questa volta però gli ultimi minuti non sono d'assedio, ma di gestione delle forze in vista del delicatissimo match di giovedì sera a Oporto. Un successo inappellabile per i Kony, che hanno comunque confermato questa loro tendenza di inizio 2011 che li porta a divorarsi una quantità esagerata di palle gol. Anche domenica, così come nelle precedenti partite contro PAOK Salonicco, Zenit San Pietroburgo (nella Supercoppa) e Porto, i giocatori in maglia rossoblù non hanno brillato per freddezza e precisione. Con una mira migliore e con un pizzico di fortuna in più (vedi pali e salvataggi sulla linea), l'Armata Rossa avrebbe vinto di goleada, ma sta di fatto che per passare hanno avuto bisogno di un rigore quasi regalato e di un calcio d'angolo.
E' un periodo nero per Vágner Love che, pur non giocando male, il gol non lo riesce proprio a trovare: nel freddo primo pomeriggio moscovita, ha colpito ben due pali nei primi 15'. Per sbloccare il match i Soldati hanno così avuto bisogno dell'assegnazione di un penalty assai discutibile, per l'atterramento dello stesso attaccante dalle treccine colorate; dagli undici metri Ignashevich non perdona. E' lo stesso difensore della nazionale a siglare la rete del definitivo 2-0, questa volta insaccando di testa un corner battuto da Tošić (il migliore dei suoi). Una doppietta neanche troppo insolita per il numero 4, che aveva segnato due gol anche nella gara d'esordio di due anni fa (Saturn-CSKA 0-3).

SINTESI CSKA - AMKAR 2-0


Terek Grozny - Zenit San Pietroburgo 0-1: 14' Lazović.

Zenit (4-2-3-1): Malafeev 6,5; Anyukov 6, B. Alves 5, Luković 6, Cheminava 6; Zyryanov 6, Shirokov 5,5; Ionov 5,5, Danny 6,5, Huszti 6,5 (dall'89' S. Petrov s.v.); Lazović 6,5 (dal 79' Fayzulin s.v.).
In panchina: Zhevnov, Peñailillo, Matyash. Allenatore: Spalletti 6,5.
Terek (4-3-1-2): Godzyur 6; Utsiev 5, Polczak 5,5, Omelyanchuk 6, Yatchenko 6; Georgiev 6,5, Essame 6, Maurício 6 (dall'88' Katsaev s.v.); Gvazava 6 (dal 75' Mguni 6,5); Asildarov 5,5 (dal 61' R. Tiuí 5,5).
In panchina: Djanaev, A. Ferreira, Tagilov, Xavier Zengue. Allenatore: Gullit 6.

Lo Zenit ha sofferto abbastanza, specie nella ripresa, l'iniziativa dei padroni di casa, ma alla fine è tornato a casa con tre punti importanti conquistati su un campo difficile come quello di Grozny, sul quale s'è visto l'esordio stagionale del Terek allenato da un ex leggenda del calcio mondiale come Ruud Gullit (al quale, al termine dell'incontro, Luciano Spalletti ha augurato buona fortuna e s'è detto sicuro che in Cecenia il tecnico olandese farà bene). Partono meglio i giocatori in completo verde, con Gvazava e Sadaev particolarmente attivi, ma fin dalle prime battute è lo Zenit a rendersi maggiormente pericoloso: all'8' Danny sfiora quel gol che il compagno Lazović troverà pochi minuti dopo, su assist d'esterno destro dello stesso lusitano, perfettamente imbeccato da un positivo Huszti. La prima frazione di gioco rimane tutto sommato in mano ai Campioni di Russia, che tuttavia - come detto - subiscono per buona parte del secondo tempo. Il Terek ci prova per lo più da fuori con conclusioni di Georgiev, una delle quali viene respinta alla grande da Malafeev. La chance più nitida arriva proprio all'ultimo, quando - in seguito ad un bello spunto del nuovo entrato Katsaev - irrompe Utsiev, che di prima intenzione gonfia la rete: la parte esterna però, per la gioia dell'allenatore toscano, che riprende il campionato russo così come lo aveva lasciato: vincendo.

SINTESI TEREK - ZENIT 0-1


Partite di lunedì 14 marzo

Volga Nizhny Novgorod - Tom Tomsk 2-0: 5' Martsvaladze, 15' Bendz.

Volga (4-4-1-1): Abaev; Salukvadze, Bendz, Grigalava, Getigezhev; Yashin (dal 61' Tursunov), M. Crosas, Pleşan, Gogua; Khodjava (dall'87' Vatsadze); Martsvaladze (dal 90' Zyuzin).
In panchina: M. Kerzhakov, Abramov, Léilton, R. Adjindjal. Allenatore: Tetradze.
Tom (4-1-4-1): Botvinjev; Kharitonov, Sosnovski, Jokić, Gultyaev; Tigorev; Bazhenov, Kim Nam-Il, Sabitov (dal 59' Starikov), Klimov (dal 69' Balyaikin); Kanunnikov (dal 46' Stroev).
In panchina: Pesjakov, Khatazhenkov, K. Kovalchuk, Skoblyakov. Allenatore: Nepomniachiy.

Da quando esiste la Russian Premier Liga nessuna neopromossa era mai riuscita a vincere all'esordio: tale impresa riesce al Volga di Nizhny Novgorod, al debutto assoluto nella massima categoria. Con una prova di forza, gli uomini di Tetradze hanno avuto la meglio piuttosto nettamente su un Tom poco convincente, anche a causa di alcune particolari scelte di Nepomniachiy, che nella prima frazione di gioco ha presentato una sorta di 4-1-4-1 di difficile interpretazione, con diversi giocatori fuori ruolo (Kharitonov in primis, che probabilmente mai nella sua carriera s'era ritrovato a fare il terzino).
Una squadra piuttosto interessante il Volga, che cerca di proporre un buon calcio, il cui punto di forza è senza dubbio il centrocampo, il reparto numericamente più ricco ma anche più dotato da un punto di vista puramente tecnico. Spiccano Gogua e Khodjava, che danno qualità alla manovra, ma nel caso si inserisse bene nei meccanismi della squadra una piacevole sorpresa potrebbe essere rappresentata da Marc Crosas, prodotto della cantera del Barça, persosi negli ultimi anni trascorsi in Scozia con la maglia del Celtic. Una squadra molto veloce, abile nelle ripartenze, grazie alla rapidità di alcuni suoi esterni come Yashin e Tursunov, alle sovrapposizioni del puntuale terzino sinistro Getigezhev ed al continuo movimento offerto dall'attaccante Martsvaladze, bomber che con i suoi gol l'anno scorso ha garantito la promozione al più antico club di Nizhny Novgorod.
Come spesso capita in questi casi, a stare dalla parte dei vincitori sono anche gli episodi. I padroni di casa, presentatisi con una strana maglietta claret and blue che ricordava quella classica dell'Aston Villa, hanno infatti sbloccato in apertuta il match, con Martsvaladze abile a superare due avversari in dribbling ma anticipato al momento della conclusione da Kharitonov: poco male, perchè la deviazione del suo capitano è letale al Tom, visto che la sfera rotola nella porta siberiana. La sensazione è che il tocco finale, quello decisivo, sia stato dell'ex Saturn, ma la RFPL ha assegnato il gol al georgiano scuola Dynamo Kiev: noi ci adeguiamo e facciamo altrettanto.
Trascorrono appena 10' ed il Volga passa ancora, questa volta ringraziando il numero uno avversario Botvinjev, che uscendo a farfalle rende più semplice il compito di Bendz che di testa svetta più in alto di tutti. La reazione del Tom tarda ad arrivare e l'intero incontro diventa così un monologo del Volga, che in special modo nella seconda frazione di gioco va più volte vicino alla rete del tri-nulyu con Martsvaladze. Poco giudicabile la difesa, visto che i siberiani non hanno creato nessuna seria palla gol. Come sempre azzardate e rischiose, ma si sapeva già, le uscite di Abaev, portiere che Tetradze aveva avuto con sé anche a Makhachkala.

SINTESI VOLGA NN - TOM 2-0


Rostov - Spartak Mosca 4-0: 6' e 48' Adamov, 73' Blatnjak, 80' Kalachev.

Rostov (4-5-1): Radić 6,5; Khagush 6, Okoronkwo 7, Saláta 6,5, A. Khokhlov 6,5; Blatnjak 7 (dal 79' Kirichenko s.v.), Yankov 6,5 (dal 54' Kalachev 6,5), Rebko 6,5, Gaţcan 7, Česnauskis 6,5 (dall'87' Boussaidi s.v.); Adamov 7,5.
In panchina: Lejsal, Živanović, Proshyn, Kulesha. Allenatore: Protasov 7,5.
Spartak Mosca (4-4-2): Dykan 5,5; K. Kombarov 5,5, Suchý 5, S. Rodríguez 5, F. Kudryashov 5,5; Yakovlev 5 (dal 52' Ananidze 5,5), Ibson 5, Makhmudov 5, D. Kombarov 5,5; Welliton 5, Dzyuba 5 (dal 63' Ari 5,5).
In panchina: N. Zabolotniy, Makeev, Rojo, Sheshukov, R. Carioca. Allenatore: Karpin 4,5.

Il risultato più clamoroso ed inaspettato giunge dall'ultimo campo, dal sud della Russia: a Rostov sul Don, infatti, i padroni di casa si impongono per 4-0 contro i rivali dello Spartak Mosca. Un risultato incredibile, che nessuno sarebbe stato in grado di pronosticare. Un risultato che parla da solo.
Fino al 2010, per nove volte consecutive, l'Olimpik-2 era stato terreno di conquista per gli uomini col Rombo sul petto. Da quando c'è Protasov, però, solo pomeriggi amari per i Myaso contro il Rostov, che non perdevano con quattro gol di scarto dal luglio del 2008(memorabile 1-5 subito in casa dal CSKA). Peggio di così, la "Squadra del Popolo" non poteva davvero iniziarlo il suo torneo. Al contrario, hanno ancora paura di svegliarsi da un bellissimo sogno giocatori, staff tecnico e tifosi del Rostov, che un avvio così roboante non lo avevano mai avuto in tutta la loro storia.
Eppure, già a guardare le formazioni veniva naturale storcere il naso. L'impressione che s'è avuta è quella di un massiccio turnover effettuato da Karpin. Un turnover che non ha portato i risultati sperati ma che - con il senno del poi - è stato pagato a caro prezzo. Il biondo tecnico, che già doveva rinunciare all'infortunato di lungo corso Parshivlyuk, agli squalificati Pareja e McGeady, perde all'ultimo Alex (forfait che non dovrebbe comunque mettere in dubbio la presenza del trequartista brasiliano nell'importantissimo ritorno della sfida con l'Ajax) e lancia dal 1' alcuni gli esordienti Sergio Rodríguez e Makhmudov (entrambi non inseriti nella lista UEFA) e dei giocatori che finora avevano trovato poco spazio, Kudryashov, Ibson, Yakovlev e Welliton (ancora in ritardo di condizione).
Nel Rostov, invece, spicca l'assenza di Oleg Ivanov, mentre parte dall'inizio il motivatissimo ex Rebko, arrivato dalla Dinamo insieme al lituano Česnauskis, due dei componenti del folto centrocampo a cinque presentato da Protasov.
Pronti e via e già si capisce che la testa degli ospiti sia già proiettata a giovedì sera: contatto dubbio (l'arbitro avrebbe potuto benissimo sorvolare) fra Suchý ed Adamov, che porta ad un rigore che lo stesso centravanti con la maglia numero 9 si fa tuttavia respingere da Dykan. Il Rostov rimane a presidiare l'area degli avversari, conquistandosi due corner consecutivi, ed Adamov ha così la possibilità di rifarsi subito: è sua l'incornata vincente che porta avanti i suoi al 6'. Lo Spartak è impreciso, non riesce ad imbastire alcuna trama offensiva che sia un minimo credibile. Il Rostov si difende con ordine e si scatena dopo l'intervallo. Adamov raddoppia immediatamente, ancora di testa, sempre su calcio d'angolo battuto da Blatnjak. Successivamente, è lo stesso centrocampista bosniaco ex Khimki a far impazzire di gioia lo stadio gremito, con un destro dalla distanza che - a causa di una strana traiettoria - trae in inganno Dykan. Il poker è servito quando Adamov fa da sponda per il subentrato Kalachev, che di prima intenzione infila alle spalle del portiere ucraino. Festa Rostov, buonanotte allo Spartak Mosca.

SINTESI ROSTOV - SPARTAK MOSCA 4-0


CLASSIFICA:
1 Rostov 3
2 Rubin Kazan 3
3 CSKA Mosca 3
4 Volga Nizhny Novgorod 3
5 Lokomotiv Mosca 3
6 Zenit San Pietroburgo 3
7 Spartak Nalchik 3
8 Anzhi Makhachkala 1
9 Krasnodar 1
10 Dinamo Mosca 0
11 Terek Grozny 0
12 Krylya Sovetov Samara 0
13 Tom Tomsk 0
14 Amkar Perm 0
15 Kuban Krasnodar 0
16 Spartak Mosca 0


TOP-11


(4-4-2)

Ryzhikov (Rubin)

Bagaev (Spartak Nalchik), Ignashevich (CSKA), Ďurica (Lokomotiv), Getigezhev (Volga)

Tošić (CSKA), Blatnjak (Rostov), Gaţcan (Rostov), Torbinskiy (Lokomotiv)

Sychev (Lokomotiv), Adamov (Rostov)

Allenatore: Protasov (Rostov)


FLOP-11

(4-4-2)

Botvinjev

Kisenkov (Dinamo), Rogochiy (Kuban), Zelão (Kuban), Taranov (Krylya Sovetov)

Kharitonov (Tom), Ibson (Spartak Mosca), Sabitov (Tom), Maximov (Kuban)

Davydov (Kuban), Slavov (Anzhi)

Allenatore: Karpin (Spartak Mosca)


VIDEO CON TUTTI I GOL DEL 1° TURNO:

sabato 12 marzo 2011

RUSSIAN PREMIER LIGA 2011-12, il "Perexodnyj Chempionat"



La ventesima edizione della Russian Premier Liga è quella che più di tutte andrà ad arricchire la pagina dei record e delle peculiarità. Se nel 1936 e nel 1976 vi furono due Campionati e due squadre ad aggiudicarsi il titolo, nessuno alzerà la coppa nell'anno corrente. L'unico precedente risale al 1941, dove però il motivo fu la guerra.
E’ bastata la sola prospettiva di ottenere l’organizzazione dei Mondiali del 2018 per indurre, tempo fa, il presidente della federcalcio russa Sergey Fursenko ad immaginare la più grande rivoluzione che il calcio russo abbia mai conosciuto: il passaggio dai campionati disputati lungo l’anno solare al sistema autunno/primavera, tipico dell’Europa occidentale. Il motivo è facilmente intuibile. I dirigenti del calcio russo, opportunamente supportati da Vladimir Putin, puntano ad avvicinare il più possibile il loro movimento a quello occidentale, eliminando il fattore che storicamente penalizza le squadre dell’est nelle coppe europee: la lunghissima pausa invernale. Così, a partire dal 2012-13 la Russia passerà per la prima volta in assoluto al sistema stagionale che tutti noi conosciamo. Due volte, in epoca sovietica, nel 1936 e nel 1976, si era deciso di disputare due differenti campionati, alla maniera sudamericana, quello primaverile e quello autunnale. Per il resto si è sempre giocato da marzo a novembre. Nei mesi che rimanevano tutti a casa a proteggersi dal freddo. Per allinearsi all’Europa occidentale è stato necessario concepire un campionato di transizione che stabilirà un record di durata. L’epilogo è atteso, addirittura, per maggio 2012! Una stagione, dunque, che durerà la bellezza di quattordici mesi.

Cambia anche la formula della Premier Liga. Fino al prossimo novembre si andrà avanti con le classiche trenta giornate e gare di andata e ritorno. Dopo la pausa invernale, le prime otto formeranno un gruppo che lotterà per l’assegnazione dello scudetto. Le rimanenti otto un gruppo che stabilirà le retrocesse. Le ultime due andranno direttamente in seconda divisione. Terzultima e quartultima effettueranno lo spareggio con la terza e la quarta classificata della Pervyj Divizion (la Serie B russa).
Ma nei prossimi mesi potrebbe esserci un’ulteriore sorpresa. Sul tavolo di Fursenko, infatti, giace un progetto che prevede l’allargamento della Premier Liga a diciotto squadre.

Sul piano tecnico, naturalmente la squadra da battere sarà lo Zenit di Luciano Spalletti, che al primo tentativo ha già vinto tutto quello che c'era da vincere in patria (Campionato, Kubok Rossii e Superkubok). Il tecnico di Certaldo, di comune accordo con la società, ha puntato sulla stabilità della rosa che non ha fatto registrare nessun arrivo, ma che ha mantenuto tutti i pezzi pregiati: dal miglior giocatore dello scorso campionato, il portoghese Danny, al blocco della nazionale russa (costituito dai vari Anyukov, Denisov, Shirokov, Zyryanov, Kerzhakov, etc). La società ha già fatto sapere che rinforzerà la rosa in vista dell'impegno in Champions League solamente nella sessione estiva di calciomercato.
Si è mantenuto stabile anche il CSKA, secondo l’anno scorso, la squadra che meglio ha fatto nello scorso girone di ritorno, nonchè quella con probabilmente più soluzioni dalla trequarti in su. Honda, Dzagoev, Tosic, Mark Gonzalez, Oliseh, Vagner Love, Seydou Doumbia e Necid. Avrà da sbizzarrirsi Leonid Slutskiy.
Lo Spartak di Mosca, la squadra più amata e titolata del Paese, punta molto sui giovani, alcuni dei quali di ritorno dopo fruttuosi prestiti (vedi Rafael Carioca e soprattutto i prodotti del vivaio Yakovlev e Dzyuba). La sensazione è che la squadra, trascinata dagli assist di Alex e dalle reti di Welliton (capocannoniere delle ultime due edizioni), possa fare un salto di qualità, cercando di ripetere il gran campionato del 2009, quando fu l'unica compagine a contendere il titolo al Rubin. Toccherà al tecnico-manager Valery Karpin trovare una quadratura del cerchio che manca ormai da troppi anni. I Myaso, infatti, sono ormai 10 anni che non possono più sfregiarsi del titolo di Campioni di Russia.
Gli ex campioni del Rubin Kazan non sembrano in grado di impensierire il primato. Rispetto ai tempi migliori, non hanno più pezzi da novanta come Dominguez, Semak e Bukharov, tutti giocatori non sostituiti degnamente. In particolare, risulta piuttosto spuntato l'attacco, vero anello debole nella deludente seconda parte della passata stagione. Kurban Berdyev si augura almeno di avere per il terzo anno di fila la retroguardia meno perforata del torneo.
Come sempre nelle ultime stagioni, partiranno in seconda fila la Dinamo e la Lokomotiv. La prima si affiderà alla coppia d’attacco formata da due ex protagonisti della Bundesliga, l'ex Wolfsburg Misimovic e l'ex Schalke 04 Kuranyi (senza dimenticare un altro giocatore che ha lasciato un ottimo ricordo in Germania, l'ormai bollito Voronin), ma la qualità complessiva della rosa è inferiore rispetto a quella delle altre big. La Lokomotiv, salutato definitivamente lo storico allenatore Yuri Semin, ha avviato un nuovo progetto rivoluzionando la rosa ed è attesa da una stagione ricca di incognite. L'unica certezza si chiama Yury Krasnozhan, tecnico noto per i suoi miracoli compiuti a Nalchik con lo Spartak del Sud.
La squadra che ha decisamente investito di più è stato senz'altro l'Anzhi di Makhachkala, il club daghestano su cui ha deciso di puntare il magnate Suleiman Kerimov, a suo tempo interessato alla Roma. I caucasici hanno deciso di spendere e spandere sul mercato internazionale, puntando principalmente su un blocco brasiliano. Tale compito è stato facilitato dall'ingaggio di Roberto Carlos, il primo Campione del Mondo a giocare in Russia.
Tante parole e pochi fatti concreti, invece, per i vicini ceceni del Terek Grozny, che paradossalmente si presentano al via con una rosa che appare meno competitiva rispetto a quella che non brillò particolarmente nel 2010. La stessa scelta di puntare su un allenatore più folkloristico che altro come Ruud Gullit è assai discutibile.
Amkar, Krylya Sovetov, Rostov e Spartak Nalchik saranno verosimilmente le squadre che lotteranno per non retrocedere, insieme alle tre neopromosse, che meritano un discorso a parte. Ritroviamo il Kuban Krasnodar, retrocesso un pò a sorpresa nel 2009, guidato dal rumeno Dan Petrescu, ex artefice del capolavoro Unirea Urziceni, che ha vinto in scioltezza il torneo di Prima Divisione. Ce la farà questa volta la squadra più sostenuta nel sud della Russia a salvarsi dal baratro? Sulla carta sì, così come non è irrealistico che le altre due nuove arrivate facciano altrettanto. Prima partecipazione nella massima serie per il Volga Nizhny Novgorod, allenato da Omari Tetradze (che, dopo quella con l'Anzhi nel 2009, ha conquistato la sua seconda promozione consecutiva), il quale ha deciso di puntare su una folta colonia georgiana. E' una debuttante assoluta anche il Krasnodar (città che diventa incredibilmente la prima, Mosca ovviamente esclusa, ad essere rappresentata da due squadre contemporaneamente in RPL!), club nato appena nel 2007, ma che può puntare sull'appoggio economico di uno degli uomini più ricchi di Russia, Sergey Galitskiy.

Le premesse, insomma, per seguire un grande campionato, che ci appassionerà per più di un anno, ci sono tutte. Alla faccia di SKY.




Un pò di curiosità & di dati statistici:

Anno di ricorrenze per tante squadre. Il gruppo storico, lo zoccolo duro di Russia quest'anno giocherà la gara numero seicento in Campionato. La prima a tagliare questo simbolico traguardo sarà il Krylya Sovetov di Samara ad inizio agosto. Qualche settimana più tardi ad imitare le Ali, saranno in blocco l'immancabile Spartak Mosca, il CSKA, la Lokomotiv e la Dinamo. Il 10 giugno a Khimki contro i Poliziotti, lo Zenit sarà invece "solo" a 500. Nel girone di ritorno, a Nalchik, il Tom giocherà la sua duecentesima nella massima serie.
Due anni fa, lo Spartak Mosca vinse la trecentesima gara in RPL. Lokomotiv (293)e CSKA (290) sono a poco dalla meta. Poco più modesto il traguardo inseguito dal Krylya Samara, a sette vittorie dalla duecentesima. La Dinamo è la squadra dei pareggi, 169 contro i 143 dello Spartak.
I Ferriovieri inseguono invece la loro rete numero 900. Lo Spartak ha da tempo superato la barriera dei 1000 (1123), col CSKA secondo a 913 gol. Alcune provinciali invece prevedono di varcare la simbolica quota delle duecento reti. Si tratta di Tom (189), Amkar (186) e Spartak Nalchik (168). Se invece parlassimo di record al contrario, vedremmo che lo Spartak quest'anno con ogni probabilità subirà la rete numero 600 (585 reti subite), così come è certo il traguardo dei -200 per Kuban Krasnodar (184), Spartak Nalchik (179) e Terek Grozny (174).
La Lokomotiv Mosca è ferma a 98 rigori, il centesimo arriverà in questo 2011. Più difficile invece per squadre come la Dinamo (92). Lo Spartak domina anche questa classifica (118), col CSKA a 112 ed un Krylya terzo a 106. Difficile invece che lo Spartak, fermo a 93, realizzi nel 2011 il rigore numero 100. Più facile che il Rostov, fermo a 49, trasformi il 50esimo.

Oleg Blokhin, fuoriclasse ucraino ex Dynamo Kiev, è il giocatore che può vantare il record di presenze (432). Parliamo però di Campionato Sovietico. Loskov (422) e Semak (420) potrebbero raggiungere e superare l'ex Pallone d'Oro. Da notare che Loskov, giocatore in attività con più presenze, non è il recordman nella "sua" Lokomotiv. Gli basterà comunque un gettone per staccare Vladimir Maminov, attuale suo vice-allenatore. Sono quattro le reti che separano il Capitano dei Ferrovieri dalla sua 100esima rete in campionato con la maglia rossoverde.
Alexander Kerzhakov è ad una sola segnatura dal record assoluto in maglia Zenit San Pietroburgo. Sasha è a quattro reti dal club dei 100, mentre sono cinque quelle che separano anche il suo compagno di squadra Sergey Semak da tale traguardo.
Il re di tale classifica è irraggiungibile a quota 143 (Oleg Veretennikov). Impossiible che Kirichenko (119) e Loskov (117) possano raggiungerlo sino al termine delle loro carriere. Vagner Love è lo straniero più proflico nella storia del CSKA Mosca, ma in quanto a reti segnate in Campionato,sono ancora lontani "I Fedotov". Grigoriy andò a segno 124 volte, Vladimir 92.
Welliton invece ha nel mirino Egor Titov. Il brasiliano dello Spartak, continuando a segnare al ritmo delle ultime due stagioni, potrebbe raggiungere e superare la bandiera dei Myaso, ferma a quota 88.
Sono quattro i giocatori in odore di 300 presenza: Ruslan Adjindjal (299) del Volga Nizhny Novgorod, Sergey Ignashevich (289)ed Evgeny Aldonin (280) del CSKA Mosca e Kostantin Zyryanov (278) dello Zenit San Pietroburgo.
La prima gara di Sychev sarà la sua duecentesima in Campionato, divenendo il 99esimo calciatore a tagliare tale traguardo. Akinfeev dovrà attendere solo sei gare per divenire il centesimo del club 200.
Per quanto riguarda gli allenatori, Tarkhanov è ad un tiro di schioppo da Romantsev(333). Guida Gazzaev (470), davanti a Semin (468).
Berdyev al decimo turno può fare 250, mentre Bozovic, fermo ad 83, potrebbe quest'anno passare la centesima.

venerdì 11 marzo 2011

Cade il CSKA, crolla lo Zenit, sorprende lo Spartak: il cammino si fa più duro


E' stato un giovedì nero per le squadre russe in Europa. Due squadre praticamente già eliminate dopo la partita di andata, un'altra (la meno accreditata, perlomeno sulla carta) che dovrà sudarsi la qualificazione nel match di ritorno. Un bottino misero per la Russia, che anche quest'anno rischia di non fare troppa strada in Europa League, nonostante le premesse fossero più che buone. Ma le conseguenze peggiori di queste sconfitte si riverseranno nel Ranking europeo, ormai diventato inevitabilmente la principale fonte di preoccupazione anche da quelle parti. Bisogna, del resto, essere realisti: salvo miracoli sportivi, la Russia il sesto posto (che corrisponde ad avere tre squadre in Champions League) se l'è giocato. E' ormai improbabile sperare di riprendere il lanciatissimo Portogallo, che per la cronaca rischia di presentarsi ai Quarti di Finale dell'ex Coppa UEFA con addirittura tre squadre: perchè oltre al Porto, ieri hanno vinto persino Benfica (sofferto 2-1 ad un PSG rimaneggiato) e Sporting Braga (1-0 contro il balbettante Liverpool di questa Europa League). Sembra una questione di tempo pure il sorpasso dei rivali ucraini, con Dynamo Kiev e Shakhtar Donetsk che stanno ripetendo i successi ottenuti due anni or sono. E, in ottica futura, bisogna stare attenti all'Olanda, tornata a buoni livelli dopo qualche stagione sottotono.
Nulla di apocalittico, perchè la classifica è corta e basterebbe un'annata fatta come si deve per recuperare la posizione perduta, ma intanto - a meno di fattori ad oggi imprevedibili - nell'edizione 2012/13 della Coppa dei Campioni vi parteciperanno due sole squadre russe.


La prima delle tre gare disputate ieri dalle compagini del movimento calcistico di cui si occupa questo blog, è stata quella del CSKA Mosca, l'unica a giocare in casa. Il sorteggio non è stato dei migliori, perchè le malefiche palline di Nyon hanno accoppiato all'Armata Rossa quel Porto capace di stupire tutti in Europa in questa stagione per la serie incredibile di risultati ottenuti con l'emergente tecnico André Villas Boas, 33 anni e già ribattezzato il "nuovo Mourinho", del quale peraltro è stato assistente per una vita. Una finale anticipata, a detta di molti, che opponeva due delle tre squadre (l'altra è lo Zenit) che meglio si erano comportate fin qui nella seconda competizione europea per club.
Ma soprattutto un'importantissima sfida fra Russia e Portogallo, con le due squadre dei rispettivi movimenti meglio "piazzate" nel Ranking. Una sorta di spareggio, insomma.
Uno spareggio che ha sorriso ai Dragoni, tornati ad Oporto con uno 0-1 tanto prezioso quanto bugiardo. Sì, perchè a fare la partita ed a creare le occasioni più nitide è stata l'ex squadra dell'Esercito, che ha pagato per l'ennesima volta in questo inizio di 2011 la scarsa mira dei suoi attaccanti. Seydou Doumbia e Vágner Love si trovano a meraviglia, fanno tutto bene, ma si perdono nella conclusione finale. Emblematica l'azione di contropiede orchestrata a circa 20' dal termine, con l'attaccante ivoriano che tutto solo davanti all'estremo difensore avversario tocca al centro per il compagno di reparto, che a porta sguarnita "cicca" clamorosamente. La palla gol più clamorosa capitata ai Soldati, ma non l'unica. Sarà la scarsa brillantezza tipica di inizio stagione, è lecito chiedersi tuttavia come abbiano fatto i rossoblù a segnare appena due reti nelle quattro gare disputate finora, contro PAOK Salonicco, Zenit (nella Supercoppa di Russia) e Porto: sfide che gli uomini di Slutskiy avrebbero potuto benissimo vincere e nelle quali hanno giocato sicuramente meglio dei loro avversari.
Alla fine della fiera, però, siamo sempre lì: le squadre russe dilapidano almeno il doppio di quello che fanno solitamente le altre compagini di nazioni di alto livello, quindi di livello simile a quello russo. Tali sprechi te li puoi permettere contro il PAOK, ma non contro il Porto. Che ha vinto facendo due tiri in porta, entrambi da fuori area: sul primo è stato bravissimo Akinfeev ad opporsi, sul secondo non c'è stato nulla da fare. Ed il preciso destro del centrocampista colombiano Guarín fa tornare alla memoria dei sostenitori del CSKA tutte le beffe subite nel recente passato nei gironi di Champions League proprio dal Porto, bestia nera per antonomasia dei Kony.
Affermarsi all'Estádio do Dragão è difficile, ma non impossibile. L'ha dimostrato nel turno precedente il Sevilla, che dopo aver perso per 1-2 in casa contro i lusitani, è riuscito a mettere paura agli Azuis e Brancos, passati solamente per via della regola dei gol segnati in trasferta. Bisogna dunque almeno crederci.

Se il CSKA ha qualche flebile speranza di poter rimontare al ritorno, non si può dire altrettanto per lo Zenit San Pietroburgo. Ribaltare un 3-0 è un'impresa ardua quando sei al top della forma, figuriamoci quando ti ritrovi con la rosa decimata da infortuni di vario tipo, più o meno gravi (per chi non lo sapesse, non rivedremo in campo Vladimir Bystrov fino al termine della prossima estate: rottura del legamento crociato per lui).
Lo Zenit è quindi fuori. Perchè quando non è serata, non è serata. Ieri non ne è obiettivamente girata una per il verso giusto alla compagine di Piter, punita troppo severamente da un Twente comunque ingiustamente sottovalutato dalla critica, che ha confermato di essere una bella squadra, che pratica un calcio piacevole e tipicamente oranje. Gli uomini di Preud'homme hanno capitalizzato al massimo le occasioni, segnando tre reti con quattro tiri verso lo specchio della porta. Una lezione di concretezza: le squadre russe hanno solamente da imparare dal team di Enschede. I Campioni di Russia hanno creato il triplo, ma in questo sport conta solamente chi la butta dentro. E poco importa se Mihaylov ha disputato la miglior prestazione della sua carriera (incredibile, in particolare, la parata sulla mezza rovesciata di Lazović, che avrebbe meritato maggior fortuna). Perchè lo Zenit non è riuscito a segnare neanche a pochi metri dalla porta, vedi le chance sciupate da Bruno Alves di testa nella prima frazione di gioco e dal volitivo ma impreciso Lazović e dal subentrato Fayzulin nella seconda.
Chi scrive rimane convinto che il punteggio finale penalizzi oltremodo lo Zenit (che ha complessivamente fatto peggio nel precedente turno, contro gli Young Boys), però questo non può essere un alibi e non si possono non riconoscere alcuni limiti di questa squadra che sta vivendo un inizio di stagione molto difficile, un periodo verosimilmente destinato a continuare. E' bastato qualche infortunio per far crollare tutte le sicurezze di questo gruppo. La colpa è della dirigenza, c'è poco da fare. Quando non operi sul mercato pur avendone bisogno, il Dio del calcio nove volte su dieci te la fa pagare. Korneev & co. sapevano benissimo che la squadra necessitava di rinforzi (in particolare in difesa e sulla trequarti) ma hanno deciso di aspettare fino all'estate. Una scelta intuibile e per certi versi logica, perchè i giocatori di un certo calibro a gennaio, o peggio ancora a febbraio-marzo, non te li vendono. Fatto sta che sono bastati gli infortuni occorsi ai vari Lombaerts, Hubočan, Semak, Bystrov, Kerzhakov e Bukharov per far calare a picco il rendimento (e che nessuno menzioni la Supercoppa... Vinta quasi casualmente, con il CSKA che ha preso a pallate i Meshki per un'ora).
Spalletti non ha responsabilità. Per cambiare il match s'è ritrovato costretto a mettere Fayzulin e Huszti, due giocatori che per motivi diversi non hanno più nulla da dare (o non hanno mai dato nulla, nel caso dell'ungherese) alla maglia che indossano. Non ha responsabilità stasera, ma una bella riflessione deve farsela pure lui. Perchè il suo Zenit europeo non convince. Troppo semplice fare i fenomeni e terminare a punteggio pieno in un girone con AEK Atene, Anderlecht e Hajduk Spalato. Appena il gioco si fa più duro (e stiamo parlando di Auxerre e Twente, mica di Barcelona e Real Madrid), si torna a casa a testa bassa.
Inoltre, la difesa è troppo facilmente perforabile. Lombaerts là dietro è l'uomo migliore, il Fernando Meira attuale non può essere un degno sostituto, ma il problema non è solo quello. Non è possibile che sia il piccolo Anyukov a marcare un centravanti dotato nel gioco aereo come de Jong, mattatore dell'incontro, tanto per citare un banale episodio.
C'è insomma da lavorare. Per Luciano, ma soprattutto per la dirigenza.

Dulcis in fundo, lo Spartak Mosca, che ha regalato l'unica gioia in una tetra serata. La vittoria, ottenuta all'Amsterdam Arena in una delle sfide più affascinanti del lotto (Ajax-Spartak Mosca è stata una classica del calcio europeo degli anni '90), è di prestigio e mette i ragazzi di Karpin in una posizione favorevole per il ritorno. Ma guai a montarsi la testa, a credere di essere già arrivati tra le prime otto. Per come è arrivato, è un successo che ha inevitabilmente riportato alla memoria il fortunato 0-1 che i Myaso conquistarono al Velodrome di Marsiglia. Cambiano le modalità con cui i rossobianchi si sono imposti (allora fu un'autorete di Azpilicueta, ieri una perla di Alex), ma non il comun denominatore: Andriy Dykan, portiere ucraino un pò naif, non certamente bello a vedersi, ma efficace. E' stato lui l'eroe della serata, l'uomo-copertina, protagonista di un paio di interventi prodigiosi.
Ma, paradossalmente, da salvare nella prova dello Spartak c'è giusto la prestazione del loro portiere e la gemma del loro capitano. Il primo ad essere scontento è infatti Karpin, il quale ha dichiarato che i suoi hanno giocato solo un quarto d'ora ai loro livelli e che sapeva che in Olanda sarebbe stata tosta, ma un primo tempo del genere non se lo mai sarebbe aspettato. Buon per sè e per i suoi che l'Ajax non è riuscito a segnare, ma al ritorno l'approccio dovrà essere diverso. Il rischio di rovinare tutto, così come successo contro l'Olympique (che si impose con una certa facilità al Luzhniki), è concreto. Bisognerà evitare quei cali di tensione e quelle pause tipiche del giovane Spartak plasmato dall'ex centrocampista di Celta Vigo, Real Sociedad e Valencia.


Il gran gol realizzato da Alex, che ha deciso il primo atto di Ajax-Spartak Mosca:






PS: ebbene sì, il blog dedicato al Calcio Russo, dopo un lungo periodo nel quale non è stato più aggiornato, ha riaperto i battenti. Sperando che sia una cosa a voi gradita, mi scuso per essermi assentato per così tanto tempo. Purtroppo - un pò a causa del forum che gestisco ( http://calciorusso.forumfree.it/ ), un pò per mancanza di tempo - l'avevo momentaneamente accantonato. Ciò non si verificherà più, garantito.