venerdì 11 marzo 2011

Cade il CSKA, crolla lo Zenit, sorprende lo Spartak: il cammino si fa più duro


E' stato un giovedì nero per le squadre russe in Europa. Due squadre praticamente già eliminate dopo la partita di andata, un'altra (la meno accreditata, perlomeno sulla carta) che dovrà sudarsi la qualificazione nel match di ritorno. Un bottino misero per la Russia, che anche quest'anno rischia di non fare troppa strada in Europa League, nonostante le premesse fossero più che buone. Ma le conseguenze peggiori di queste sconfitte si riverseranno nel Ranking europeo, ormai diventato inevitabilmente la principale fonte di preoccupazione anche da quelle parti. Bisogna, del resto, essere realisti: salvo miracoli sportivi, la Russia il sesto posto (che corrisponde ad avere tre squadre in Champions League) se l'è giocato. E' ormai improbabile sperare di riprendere il lanciatissimo Portogallo, che per la cronaca rischia di presentarsi ai Quarti di Finale dell'ex Coppa UEFA con addirittura tre squadre: perchè oltre al Porto, ieri hanno vinto persino Benfica (sofferto 2-1 ad un PSG rimaneggiato) e Sporting Braga (1-0 contro il balbettante Liverpool di questa Europa League). Sembra una questione di tempo pure il sorpasso dei rivali ucraini, con Dynamo Kiev e Shakhtar Donetsk che stanno ripetendo i successi ottenuti due anni or sono. E, in ottica futura, bisogna stare attenti all'Olanda, tornata a buoni livelli dopo qualche stagione sottotono.
Nulla di apocalittico, perchè la classifica è corta e basterebbe un'annata fatta come si deve per recuperare la posizione perduta, ma intanto - a meno di fattori ad oggi imprevedibili - nell'edizione 2012/13 della Coppa dei Campioni vi parteciperanno due sole squadre russe.


La prima delle tre gare disputate ieri dalle compagini del movimento calcistico di cui si occupa questo blog, è stata quella del CSKA Mosca, l'unica a giocare in casa. Il sorteggio non è stato dei migliori, perchè le malefiche palline di Nyon hanno accoppiato all'Armata Rossa quel Porto capace di stupire tutti in Europa in questa stagione per la serie incredibile di risultati ottenuti con l'emergente tecnico André Villas Boas, 33 anni e già ribattezzato il "nuovo Mourinho", del quale peraltro è stato assistente per una vita. Una finale anticipata, a detta di molti, che opponeva due delle tre squadre (l'altra è lo Zenit) che meglio si erano comportate fin qui nella seconda competizione europea per club.
Ma soprattutto un'importantissima sfida fra Russia e Portogallo, con le due squadre dei rispettivi movimenti meglio "piazzate" nel Ranking. Una sorta di spareggio, insomma.
Uno spareggio che ha sorriso ai Dragoni, tornati ad Oporto con uno 0-1 tanto prezioso quanto bugiardo. Sì, perchè a fare la partita ed a creare le occasioni più nitide è stata l'ex squadra dell'Esercito, che ha pagato per l'ennesima volta in questo inizio di 2011 la scarsa mira dei suoi attaccanti. Seydou Doumbia e Vágner Love si trovano a meraviglia, fanno tutto bene, ma si perdono nella conclusione finale. Emblematica l'azione di contropiede orchestrata a circa 20' dal termine, con l'attaccante ivoriano che tutto solo davanti all'estremo difensore avversario tocca al centro per il compagno di reparto, che a porta sguarnita "cicca" clamorosamente. La palla gol più clamorosa capitata ai Soldati, ma non l'unica. Sarà la scarsa brillantezza tipica di inizio stagione, è lecito chiedersi tuttavia come abbiano fatto i rossoblù a segnare appena due reti nelle quattro gare disputate finora, contro PAOK Salonicco, Zenit (nella Supercoppa di Russia) e Porto: sfide che gli uomini di Slutskiy avrebbero potuto benissimo vincere e nelle quali hanno giocato sicuramente meglio dei loro avversari.
Alla fine della fiera, però, siamo sempre lì: le squadre russe dilapidano almeno il doppio di quello che fanno solitamente le altre compagini di nazioni di alto livello, quindi di livello simile a quello russo. Tali sprechi te li puoi permettere contro il PAOK, ma non contro il Porto. Che ha vinto facendo due tiri in porta, entrambi da fuori area: sul primo è stato bravissimo Akinfeev ad opporsi, sul secondo non c'è stato nulla da fare. Ed il preciso destro del centrocampista colombiano Guarín fa tornare alla memoria dei sostenitori del CSKA tutte le beffe subite nel recente passato nei gironi di Champions League proprio dal Porto, bestia nera per antonomasia dei Kony.
Affermarsi all'Estádio do Dragão è difficile, ma non impossibile. L'ha dimostrato nel turno precedente il Sevilla, che dopo aver perso per 1-2 in casa contro i lusitani, è riuscito a mettere paura agli Azuis e Brancos, passati solamente per via della regola dei gol segnati in trasferta. Bisogna dunque almeno crederci.

Se il CSKA ha qualche flebile speranza di poter rimontare al ritorno, non si può dire altrettanto per lo Zenit San Pietroburgo. Ribaltare un 3-0 è un'impresa ardua quando sei al top della forma, figuriamoci quando ti ritrovi con la rosa decimata da infortuni di vario tipo, più o meno gravi (per chi non lo sapesse, non rivedremo in campo Vladimir Bystrov fino al termine della prossima estate: rottura del legamento crociato per lui).
Lo Zenit è quindi fuori. Perchè quando non è serata, non è serata. Ieri non ne è obiettivamente girata una per il verso giusto alla compagine di Piter, punita troppo severamente da un Twente comunque ingiustamente sottovalutato dalla critica, che ha confermato di essere una bella squadra, che pratica un calcio piacevole e tipicamente oranje. Gli uomini di Preud'homme hanno capitalizzato al massimo le occasioni, segnando tre reti con quattro tiri verso lo specchio della porta. Una lezione di concretezza: le squadre russe hanno solamente da imparare dal team di Enschede. I Campioni di Russia hanno creato il triplo, ma in questo sport conta solamente chi la butta dentro. E poco importa se Mihaylov ha disputato la miglior prestazione della sua carriera (incredibile, in particolare, la parata sulla mezza rovesciata di Lazović, che avrebbe meritato maggior fortuna). Perchè lo Zenit non è riuscito a segnare neanche a pochi metri dalla porta, vedi le chance sciupate da Bruno Alves di testa nella prima frazione di gioco e dal volitivo ma impreciso Lazović e dal subentrato Fayzulin nella seconda.
Chi scrive rimane convinto che il punteggio finale penalizzi oltremodo lo Zenit (che ha complessivamente fatto peggio nel precedente turno, contro gli Young Boys), però questo non può essere un alibi e non si possono non riconoscere alcuni limiti di questa squadra che sta vivendo un inizio di stagione molto difficile, un periodo verosimilmente destinato a continuare. E' bastato qualche infortunio per far crollare tutte le sicurezze di questo gruppo. La colpa è della dirigenza, c'è poco da fare. Quando non operi sul mercato pur avendone bisogno, il Dio del calcio nove volte su dieci te la fa pagare. Korneev & co. sapevano benissimo che la squadra necessitava di rinforzi (in particolare in difesa e sulla trequarti) ma hanno deciso di aspettare fino all'estate. Una scelta intuibile e per certi versi logica, perchè i giocatori di un certo calibro a gennaio, o peggio ancora a febbraio-marzo, non te li vendono. Fatto sta che sono bastati gli infortuni occorsi ai vari Lombaerts, Hubočan, Semak, Bystrov, Kerzhakov e Bukharov per far calare a picco il rendimento (e che nessuno menzioni la Supercoppa... Vinta quasi casualmente, con il CSKA che ha preso a pallate i Meshki per un'ora).
Spalletti non ha responsabilità. Per cambiare il match s'è ritrovato costretto a mettere Fayzulin e Huszti, due giocatori che per motivi diversi non hanno più nulla da dare (o non hanno mai dato nulla, nel caso dell'ungherese) alla maglia che indossano. Non ha responsabilità stasera, ma una bella riflessione deve farsela pure lui. Perchè il suo Zenit europeo non convince. Troppo semplice fare i fenomeni e terminare a punteggio pieno in un girone con AEK Atene, Anderlecht e Hajduk Spalato. Appena il gioco si fa più duro (e stiamo parlando di Auxerre e Twente, mica di Barcelona e Real Madrid), si torna a casa a testa bassa.
Inoltre, la difesa è troppo facilmente perforabile. Lombaerts là dietro è l'uomo migliore, il Fernando Meira attuale non può essere un degno sostituto, ma il problema non è solo quello. Non è possibile che sia il piccolo Anyukov a marcare un centravanti dotato nel gioco aereo come de Jong, mattatore dell'incontro, tanto per citare un banale episodio.
C'è insomma da lavorare. Per Luciano, ma soprattutto per la dirigenza.

Dulcis in fundo, lo Spartak Mosca, che ha regalato l'unica gioia in una tetra serata. La vittoria, ottenuta all'Amsterdam Arena in una delle sfide più affascinanti del lotto (Ajax-Spartak Mosca è stata una classica del calcio europeo degli anni '90), è di prestigio e mette i ragazzi di Karpin in una posizione favorevole per il ritorno. Ma guai a montarsi la testa, a credere di essere già arrivati tra le prime otto. Per come è arrivato, è un successo che ha inevitabilmente riportato alla memoria il fortunato 0-1 che i Myaso conquistarono al Velodrome di Marsiglia. Cambiano le modalità con cui i rossobianchi si sono imposti (allora fu un'autorete di Azpilicueta, ieri una perla di Alex), ma non il comun denominatore: Andriy Dykan, portiere ucraino un pò naif, non certamente bello a vedersi, ma efficace. E' stato lui l'eroe della serata, l'uomo-copertina, protagonista di un paio di interventi prodigiosi.
Ma, paradossalmente, da salvare nella prova dello Spartak c'è giusto la prestazione del loro portiere e la gemma del loro capitano. Il primo ad essere scontento è infatti Karpin, il quale ha dichiarato che i suoi hanno giocato solo un quarto d'ora ai loro livelli e che sapeva che in Olanda sarebbe stata tosta, ma un primo tempo del genere non se lo mai sarebbe aspettato. Buon per sè e per i suoi che l'Ajax non è riuscito a segnare, ma al ritorno l'approccio dovrà essere diverso. Il rischio di rovinare tutto, così come successo contro l'Olympique (che si impose con una certa facilità al Luzhniki), è concreto. Bisognerà evitare quei cali di tensione e quelle pause tipiche del giovane Spartak plasmato dall'ex centrocampista di Celta Vigo, Real Sociedad e Valencia.


Il gran gol realizzato da Alex, che ha deciso il primo atto di Ajax-Spartak Mosca:






PS: ebbene sì, il blog dedicato al Calcio Russo, dopo un lungo periodo nel quale non è stato più aggiornato, ha riaperto i battenti. Sperando che sia una cosa a voi gradita, mi scuso per essermi assentato per così tanto tempo. Purtroppo - un pò a causa del forum che gestisco ( http://calciorusso.forumfree.it/ ), un pò per mancanza di tempo - l'avevo momentaneamente accantonato. Ciò non si verificherà più, garantito.

2 commenti:

gogol85 ha detto...

Bentornato! Avevamo perso le speranze di rileggere il "miglior blog sul calcio russo"...

Asd M.A.M.A.'S ha detto...

Bentornato anche da parte mia ed aggiungerei...finalmente!