venerdì 8 aprile 2011

Il punto sulla 3ª Giornata della RPL 2011-12: analisi di tutte le partite


Campionato che si preannuncia molto equilibrato, visto che dopo tre turni, già nessuna squadra si trova a punteggio pieno.
Questa 3ª Giornata ha dimostrato quanto sia competitivo il Campionato Russo e quanto siano difficili da affrontare le cosiddette "piccole", le provinciali, specie se affrontate in trasferta. Uno dei tanti motivi per cui chi scrive adora il calcio russo, infatti, è per il fatto che tradizionalmente (anche quando il livello medio era meno elevato) non sono mai esistiti campi facili. Anzi, sono numerosi gli stadi dai quali - per tornare a casa con i tre punti - devi disputare una grande partita, altrimenti rischi di uscire con le ossa rotte. E' quello che è successo sabato a Dinamo e Spartak Mosca, letteralmente umiliate rispettivamente a Nizhny Novgorod (3-0) e Krasnodar (3-1), contro due neopromosse, Volga e Kuban. In misura minore, vista la qualità della rosa dell'Anzhi, è quello che è successo anche al Rubin, che ha perso di misura a Makhachkala.
Lo stesso Zenit Campione in carica non è riuscito ad imporsi in trasferta, pareggiando per 2-2 a Nalchik, nella tana dello Spartak del Sud.
Ancor più inattesi i pareggi - entrambi per 1-1 - di CSKA e Lokomotiv, fermate al Luzhniki rispettivamente da Krasnodar (una squadra ripescata ad un mese e mezzo dall'inizio del torneo) e Rostov (che nella prima giornata s'era già tolto la soddisfazione di rifilare quattro pere allo Spartak che poi si sarebbe vendicato in Europa League ai danni dell'Ajax).
Dei risultati che, insomma, confermano la competitività e l'equilibrio sovrano che regnano nella Russian Premier Liga.


Amkar - Krylya Sovetov 1-1: 24' Sirakov; 69' S. Kuznetsov.

Amkar (4-4-2): Narubin; Sirakov, A. Popov, Belorukov, Cherenchikov; Peev, Kolomeytsev, M. Novaković, Sekretov (dal 66' Grishin); S. Volkov (dal 72' Đjalović), Ristić (dall'82' Mikhalev).
In panchina: Khomutovskiy, N. Mijailović, Molodtsov, J. Knežević. Allenatore: Rakhimov.
Krylya Sovetov (4-4-1-1): M'Bolhi; Tsallagov, N. Đjorđjević, Taranov, Molosh; Escobar, Sosnin, Kirillov (dal 46' S. Kuznetsov), Samsonov; Priyomov; Savin (dal 63' Pečnik).
In panchina: D. Yurchenko, Abdoulfattakh, Novitskiy, Ponomarenko, Shalaev. Allenatore: Tarkhanov.

Termina in parità la sfida di Perm, diventata nel corso degli ultimi anni piuttosto sentita da parte di entrambe le tifoserie. Un risultato che accontenta la formazione ospite, che ottiene così il suo primo punto stagionale, ma che lascia qualche rimpianto in quella di casa: l'Amkar ha infatti fatto per lunghi tratti la partita ed ha creato un numero notevolmente maggiore di palle gol. I Permyaki pagono così la buonasorte avuta nel turno precedente, quando riuscirono a vincere in modo incredibile contro una Lokomotiv sprecona.
Il primo tempo è tutto di marca rossonera, ma il protagonista assoluto è un giocatore del Krylya Sovetov, vale a dire il portiere algerino Raïs M'Bolhi. L'estremo difensore arrivato dalla Bulgaria è prima bravissimo a sventare una conclusione in mezza rovesciata dell'ottimo Ristić (autore di un gesto tecnico spettacolare che avrebbe meritato maggior fortuna) ed una fucilata dalla lunga distanza di Peev, poi però si fa beffare da un tiro non irresistibile effettuato da Sirakov: appare determinante una leggera deviazione che ha mandato fuoritempo il 24enne che partecipò agli scorsi Mondiali in Sudafrica. Savin e compagni si fanno vedere per la prima volta solamente verso la fine della prima frazione di gioco, quando tuttavia non trovano per pochissimo la rete del pari con Samsonov, che arriva con una frazione di secondo di ritardo sulla deviazione volante di Kirillov. E' proprio colui che prende il posto sulla trequarti di quest'ultimo, Sergey Kuznetsov, a siglare la rete dell'1-1 finale, con un tiro a giro sul quale Narubin ci fa una pessima figura, intervenendo in maniera goffa all'inverosimile. Si tratta appena del primo centro nella massima serie per l'ex promessa del settore giovanile della Dinamo Mosca.

SINTESI AMKAR - KRYLYA SOVETOV 1-1


Volga Nizhny Novgorod - Dinamo Mosca 3-0: 63' Pleşan, 65' Khodjava, 75' Ahmetović.

Volga (4-4-1-1): Abaev; Salukvadze, Bendz, Grigalava, Getigezhev; Tursunov (dall'80' Yashin), M. Crosas, Pleşan, Gogua (dal 46' Ahmetović); Khodjava (dall'83' Khazov); Martsvaladze.
In panchina: Astakhov, Gaál, Pashtov, R. Adjindjal. Allenatore: Tetradze.
Dinamo (4-4-1-1): Shunin; Wilkshire, L. Fernández, Granat, Lomić; Samedov, Dujmović (dall'85' Ropotan), Semshov, Karyaka (dall'83' Smolov); Misimović (dal 77' Voronin); Kurányi.
In panchina: Puzin, Kolodin, Sapeta, Kokorin. Allenatore: Božović.

Meglio di così, non poteva davvero iniziare il Volga di Nizhny Novgorod la sua prima stagione in Russian Premier Liga. Due vittorie conquistate in casa mostrando un buonissimo calcio, un gioco frizzante, piacevole e tremendamente rapido nelle ripartenze, ed una sconfitta di misura al Luzhniki, nella tana dello Spartak Mosca. Niente male per una neopromossa. E' una compagine interessante quella guidata dall'ex tuffofare della nazionale russa degli anni '90, Omari Tetradze, che ha nel centrocampo il suo reparto senz'altro migliore: ben dotato da un punto di vista tecnico e molto abile a ribaltare l'azione, grazie alla velocità dei suoi esterni alti ed alla mobilità del suo unico attaccante, il georgiano Martsvaladze. Meno convincente, sulla carta, la retroguardia, che tuttavia per il momento - pur non potendo ancora contare su un potenziale titolare come l'ex Krylya Sovetov Belozerov - finora sta reggendo pù che discretamente. Chi scrive, non sarebbe sorpreso se fosse proprio la squadra di Nizhny Novgorod (città che mancava da troppo tempo nel calcio che conta) la principale rivelazione di questa fase iniziale del torneo.
Giusto lodare il Volga, che ha ottenuto un risultato storico con pieno merito, ma bisogna riconoscere che il passivo è probabilmente eccessivo nei confronti di una Dinamo allarmante per alcuni tratti, ma che a conti fatti ha perso anche a causa degli episodi. Nel primo tempo, in particolare, i Poliziotti - pur senza strafare - avrebbero potuto trovare il vantaggio, che avrebbe verosimilmente indirizzato la gara verso un differente risultato. La Dinamo ha tenuto i ritmi bassi, anche perchè il Volga pressava altissimo e Martsvaladze cercava di creare scompiglio cambiando continuamente la sua posizione, svariando più a sinistra che a destra. Negli ultimi 10' della prima frazione di gioco, i giocatori in maglia biancoblù hanno avuto almeno in quattro circostanze la possibilità di portarsi avanti nel punteggio: due volte con Kurányi (di testa, e poi in rovesciata sulla traversa) ed altrettante con Semshov (la seconda la più clamorosa, praticamente a porta vuota).
Nella ripresa, il Volga è riuscito a passare in vantaggio al primo vero affondo con una prodezza di Khodjava, che a messo a sedere in un colpo solo Karyaka e Semshov ed ha fornito al rumeno Pleşan un pallone che doveva essere soltanto spinto in rete. Una giocata di grande qualità da parte di uno dei giocatori più talentuosi dell'intero campionato, ancora alla ricerca della definitiva consacrazione. L'ex Anzhi è il tipico trequartista georgiano: un pò lento, troppo innamorato del pallone, ma da un punto di vista tecnico estremamente dotato. Passano 2' ed a confezionare la rete del raddoppio sono ancora gli stessi protagonisti: sul velenoso calcio di punizione dello stesso Khodjava, il movimento di Pleşan (che sembra non toccare la sfera) trae in inganno Shunin, che si fa così beffare. La responsabilità principale in realtà è dei difensori che si erano completamente disinteressati del centrocampista arrivato nella passata stagione dalla Steaua Bucarest. Un'altra grande combinazione sull'asse georgiano (protagonista questa volta, insieme al solito Khodjava, anche il suo gemello del gol Martsvaladze) ha portato poi all'autorete di Granat: la RFPL ha tuttavia assegnato il gol ad Ahmetović, sebbene sembri del difensore l'ultimo tocco. A proposito del centravanti bosniaco, è doveroso segnalare una mossa di Tetradze che ha inciso non poco sull'andamento della gara: all'inizio del secondo tempo, ha infatti lasciato in panchina Gogua, spostando Martsvaladze sulla fascia sinistra ed inserendo l'ex Rostov al centro dell'attacco, aumentando così il potenziale offensivo della sua formazione, che ha poi dilagato.

SINTESI VOLGA NN - DINAMO 3-0


Lokomotiv Mosca - Rostov 1-1: 74' Ignatjev; 83' M. Grigorjev.

Lokomotiv (4-4-2): Guilherme 5,5; Shishkin 6, Baša s.v. (dal 35' Burlak 6), Ďurica 6, Yanbaev 5; Ignatjev 6,5, Glushakov 5, Loskov 5,5 (dall'88' B. D. Fall s.v.), Torbinskiy 5; Maicon 6, Sychev 5 (dal 79' Ibričić s.v.).
In panchina: Amelchenko, Nakhushev, S. Ivanov, Gatagov. Allenatore: Krasnozhan 5,5.
Rostov (4-5-1): Radić 6; Khagush 5,5, Okoronkwo 6, Saláta 6,5, A. Khokhlov 6; Blatnjak 6, Yankov 6,5 (dal 77' Kirichenko s.v.), Rebko 6 (dal 61' O. Ivanov 6), Gaţcan 6, Kalachev 5 (dal 76' M. Grigorjev 6,5); Adamov 7.
In panchina: Lejsal, Boussaidi, Živanović, Proshyn. Allenatore: Protasov 7.

Passo indietro a livello di gioco per la Lokomotiv, dopo le belle prove con alterne fortune nelle precedenti sfide contro Dinamo ed Amkar.
I Ferrovieri, ancora "ospitati" al Luzhniki, ricevono un Rostov combattivo e volitivo, deciso a rialzarsi dopo il passo falso nel secondo turno. Primo tempo piuttosto brutto, soprattutto a causa della prova scarna fornita dai rossoverdi, apparsi con poche idee. Al Rostov, che per la cronaca colpisce un palo con una conclusione da fuori area di Yankov e ci prova in un paio di circostanze con Adamov, basta mantenere la propria linea difensiva alta, applicando la tattica del fuorigioco, per rendere inoffensiva la manovra degli avversari, che si ritrovano sistematicamente in offside.
Secondo tempo, al contrario, palpitante, con l'arbitro protagonista assoluto (una volta tanto, in positivo). Una buona prestazione, infatti, quella della terna, bravi in particolare i due guardalinee, che - pur non avendo un compito facile - hanno azzeccato tutte le loro decisioni (giustamente annullati per fuorigioco, per esempio, i gol di Ignatjev e Ibričić). La Loko nella ripresa è entrata in campo con un'altra mentalità, ha accelerato i ritmi ed ha indubbiamente creato di più. Ben messo in campo il Rostov, grossi meriti vanno fatti a Protasov che ha schierato un 4-5-1 compatto che ha concesso relativamente poco agli avversari, sebbene la linea difensiva così alta - guidata da Okoronkwo - qualche rischio lo ha corso: basti pensare alla rete di Ignatjev, con Khagush che è salito in ritardo, tenendo colpevolmente in gioco Sychev.
Per quanto concerne i singoli, ottima partita di Adamov, caparbio e determinante nell'azione che ha portato all'1-1 di Maxim Grigorjev (primo gol tra i "grandi" per il laterale mancino scuola Spartak Mosca). Prima rete in maglia Lokomotiv, invece, per Ignatjev, sicuramente uno dei più positivi nella squadra di Krasnozhan in questo inizio di torneo. Male, così come a Perm, Torbinskiy (è quello che ha maggiori colpe sul gol del Rostov, s'è completamente disinteressato dell'ex centravanti di FC Mosca, Rubin e Terek) e Sychev; più impreciso del solito anche Loskov, a corrente alternata Maicon, che in ogni caso quando innesta il turbo è davvero difficile da contenere. Insufficienti Yanbaev e Glushakov, da inserire prima l'oggetto misterioso Fall.

SINTESI LOKOMOTIV - ROSTOV 1-1


Kuban Krasnodar - Spartak Mosca 3-1: 45' L. Traoré (rig.), 58' Kulik, 88' Dayvdov; 49' Ibson.

Kuban (4-5-1): Budakov 7; Al. Kozlov 6,5, Zelão 6,5, Armaş 7, Zhavnerchik 5,5; Tsoraev 5,5 (dal 79' Skvernyuk s.v.), Né 7 (dall'85' Fiedler s.v.), Tlisov 6,5, Kulik 8, D. Varga 7,5; L. Traoré 6,5 (dal 70' Davydov 7).
In panchina: Namaşco, M. Prieto, S. Gorelov, Bucur. Allenatore: Petrescu 8.
Spartak Mosca (4-2-3-1): N. Zabolotniy 6; K. Kombarov 5, Sheshukov 4,5, S. Rodríguez 4, F. Kudryashov 5,5; R. Carioca 4,5, Ibson 6,5; McGeady 6,5, Alex 5,5, D. Kombarov 6; Ari 4,5 (dal 64' Dzyuba 5).
In panchina: Belenov, Suchý, Valikaev, Makhmudov, Ozobić, Yakovlev. Allenatore: Karpin 4,5.

Nuovo passo falso dello Spartak Mosca, che - a Krasnodar - incassa la seconda sconfitta in due trasferte. Un tonfo netto, paragonabile a quello di Rostov sebbene questa volta il punteggio finale sia stato più clemente con i Myaso, che la partita ad un certo punto sembrava pure potessero indirizzarla verso loro favore. Ma sarebbe ingeneroso nei confronti del Kuban non riconoscere i meriti di questa squadra, che sabato ha disputato una delle più belle prestazione ad alti livelli nella sua storia. Quello dei Canarini è stato un successo ampiamente meritato, totale, arrivato al termine di una gara esaltante, giocata a mille all'ora, senza timori reverenziali. Un Kuban aggressivo, deciso, rapido nelle ripartenze come in quella famosa sfida all'inizio del torneo del 2009, che fece conoscere a tutta la Russia il talento di Alan Kasaev. Anche in questo caso, il risultato finale ha sorriso ai Cosacchi, che salgono così a quota 6 punti, raggiungendo un'altra neopromossa come il Volga e superando i concittadini del Krasnodar (rimasti peraltro imbattuti). Se nella già citata gara di due anni fa fu più che l'altro l'attuale fantasista del Rubin a fare il fenomeno, in questa hanno giocato tutti benissimo (unica eccezione, il calciatore forse migliore dei gialloverdi, vale a dire Tsoraev). Insomma, un vero e proprio capolavoro tattico dell'emergente tecnico Dan Petrescu, già diventato un beniamino dei tifosi.
Fin dalle prime battute, allo stadio "Kuban" si assiste ad una partita dal ritmo intenso, e - nelle fasi iniziali - è lo Spartak sia a mantenere il pallino del gioco, sia a creare il primo pericolo, con un tiro di Alex diretto all'incrocio dei pali ottimamente alzato sopra la traversa da Budakov. Il Kuban si affida alle ripartenze, gioca con il solo Lacina Traoré in avanti, ma ha il pregio di attaccare con diversi uomini. Il più attivo tra questi è Kulik, autore di una delle migliori prestazione della sua carriera; determinante con i suoi inserimenti senza palla già a Tomsk (fu lui a colpire il palo che permise a Davydov di insaccare senza problemi a porta sguarnita), ha avuto il merito di procurarsi il rigore, poi trasformato da Traoré. Sul giovane ivoriano, che dire: sottoporta ha ancora dei limiti evidenti, anche sabato s'è divorato un gol pazzesco, al termine di un bellissimo uno-due con il connazionale Né (splendida la sua palla di ritorno), in un'azione che avrebbe davvero meritato maggior fortuna. Ha tutte le qualità in ogni caso per crescere, è di un'altra categoria rispetto al Traoré maliano (l'indimenticato Dramane) che decise la già citata partita del 2009. Mancano molti elementi nella difesa dello Spartak, e si vede. Gli avversari, ogni volta che arrivano nei pressi della porta difesa per la prima volta dal numero 1 dell'U-21 russa Zabolotniy, fanno male. Del resto, Sheshukov e Sergio Rodríguez non avevano mai giocato insieme ed il fitro operato a centrocampo è stato largamente insufficiente. Tuttavia, è innegabile la maggior qualità degli ospiti, che devono sì rinunciare al loro bomber principe, Welliton, ma che ritrovano due giocatori del calibro di Alex e McGeady. L'nizio di ripresa è infatti favorevole ai rossobianchi, con McGeady che cerca da solo di ribaltare l'incontro. Prima costringe Budakov ad una difficile parata su una conclusione da dentro l'area, poi, entra nell'azione del pari: botta dalla distanza di Dmitry Kombarov respinta dal portiere, l'irlandese prova a ribadire in rete, ma si imbatte nel salvataggio di un difensore, per poi dare palla all'indietro verso Ibson, il cui tiro di esterno si insacca, deviato, alle spalle di un incolpevole Budakov. Sembrava che la partita potesse girare a favore dello Spartak, ma una difesa ancora inguardabile, lo evita. Kulik serve Traoré lungo il vertice sinistro dell'area di rigore, l'ivoriano arriva fin quasi sul fondo e serve di nuovo all'indietro il compagno, con la difesa schierata, ma statica, dello Spartak che sta a guardare il pallone che termina la sua corsa al sette. Fondamentale, quindi, per i padroni di casa, aver trovato subito dopo la rete del 2-1, firmata dal migliore in campo, l'ex Terek e Krylya Sovetov Vladislav Kulik, colpevolmente dimenticato da Rafael Carioca (una disattenzione inaccettabile, che a conti fatti è costata carissima). Da quel determinante episodio in poi c'è stata una sola squadra in campo: quella di Krasnodar. E' salito in cattedra il rumeno Varga, davvero niente male come esterno, che ha impreziosito la sua ottima prova con l'assist per il 3-1 finale del subentrato Davydov. Nel finale il numero 10 - sempre di testa - sfiora la doppietta, facendo tremare la porta difesa dal giovane estremo difensore cresciuto nel settore giovanile dello Zenit. Subito dopo, l'arbitro fischia la fine: è festa grande a Krasnodar, dove - per la seconda volta di fila - lo Spartak cade nelle primissime giornate.

SINTESI KUBAN - SPARTAK MOSCA 3-1


Spartak Nalchik - Zenit San Pietroburgo 2-2: 60' Zahirović, 88' Kontsedalov; 7' A. Kerzhakov, 80' Lazović.

Spartak Nalchik (4-5-1): Fredrikson 6; Bagaev 5,5, Džudović 6,5, Ovisenko 5, M. Jovanović 5; Leandro 6, Zahirović 6,5 (dal 78' Gridnev s.v.), Kontsedalov 7, Berkhamov 6 (dal 69' Lukanchenkov s.v.), Pylypchuk 6,5 (dal 90'+3 Kulikov s.v.); Portnyagin 7.
In panchina: Pomazan, Siradze, Goshokov, Milić. Allenatore: Eshtrekov 6,5.
Zenit (4-3-2-1): Malafeev 6; Anyukov 5, B. Alves 5,5, Lombaerts 4,5, Luković 5,5; Zyryanov 5,5 (dal 71' Ionov s.v.), Denisov 6, Shirokov 5,5; Lazović 6,5 (dall'89' Huszti s.v.), Danny 6,5; A. Kerzhakov 6 (dall'80' Bukharov s.v.).
In panchina: Borodin, Cheminava, Peñailillo, Fayzulin. Allenatore: Spalletti 6.

Uno Zenit poco volenteroso, che ha dato la sensazione di aver preso sottogamba la partita, esce da Nalchik con un solo punto, dopo essere stato raggiunto in due occasioni. Per abnegazione e spirito di sacrificio, il peggior Zenit visto in questo inizio di 2011. I Meshki hanno avuto il merito di sbloccare subito l'incontro con Kerzhakov ben imbeccato da Danny al termine di una bella azione corale "spallettiana" al 100%. Un gol molto importante per Sasha, che diventa il miglior goleador nella storia dello Zenit.
Poi la pigrizia ha iniziato ad affiorare nella squadra Campione di Russia, che probabilmente era sicura che sarebbe bastato il minimo sforzo per portare a casa i tre punti. Primo tempo assolutamente privo di emozioni, eccezion fatta per il salvataggio sulla linea di capitan Džudović su tiro a botta sicura di Kerzhakov. Il problema è che, se non chiudi la partita, basta una disattenzione per rovinare tutto. E così è stato. Su azione d'angolo, errori su errori, con un disattento Lombaerts che s'è fatto mettere a sedere dal vivace Portnyagin, che ha poi fornito l'assist per il tocco ravvicinato di Zahirović (del quale Anyukov sembra quasi disinteressarsi). Subito dopo il pareggio, lo Zenit ha iniziato a fare qualcosa di più, accelerando, e arrivando più volte ad impensierire Fredrikson, soprattutto con Danny. E' bastata un'accelerazione fatta come si deve al club di Piter per riportarsi avanti nel punteggio, questa volta grazie al solito Lazović. Ma, ancora una volta, lo Zenit s'è rilassato quando s'è ritrovato in vantaggio ed è stato così definitivamente raggiunto dagli avversari. Perfetta la punizione di Kontsedalov, centrocampista di assoluto valore che meriterebbe qualcosa di più dello Spartak Nalchik (con tutto il rispetto), e che potrebbe tornare utile anche in ottica nazionale. Chissà che in seguito a questo gol segnato proprio contro il "suo" Zenit anche Advocaat non si sia accorto di lui...
Il risultato finale punisce dunque uno Zenit che, come si suol dire, se l'è andata a cercare. In seguito al vantaggio iniziale, la squadra allenata da Spalletti s'è seduta, ha abbassato i ritmi e ci ha provato con poca determinazione. Al contrario, dopo un primo tempo poco coraggioso, lo Spartak del Sud è cresciuto nel corso della ripresa, proponendosi con maggior frequenza dalle parti di Malafeev e riuscendo a trovare la via del gol in due occasioni.

SINTESI SPARTAK NALCHIK - ZENIT 2-2


Anzhi Makhachkala - Rubin Kazan 1-0: 7' Holenda.

Anzhi (4-3-3): Revishvili; Angbwa, Gadjibekov, Tagirbekov, Agalarov; Akhmedov, R. Carlos, Jucilei; Lakhiyalov (dal 66' Boussoufa), Holenda, D. Tardelli (dal 58' Al. Ivanov).
In panchina: A. Makarov, Kļava, Bakaev, Mirzabekov, M. Gadjiev. Allenatore: G. Gadjiev.
Rubin (4-2-3-1): Ryzhikov; V. Kaleshin, Sharonov, César Navas, Ansaldi; Noboa, Natkho; Gökdeniz Karadeniz (dall'85' Medvedev), Ryazantsev, Lebedenko; Dyadyun.
In panchina: Y. Nesterenko, Bocchetti, Nemov, Kislyak, Antoniuk, W. Chalá. Allenatore: Berdyev.

Pochissime occasioni da ambo le parti a Makhachkala, eppure è stata una sfida abbastanza interessante.
S'è visto, per la prima volta, un Anzhi diverso, più convincente rispetto a quello opaco delle primissime uscite. Un Anzhi con qualche idea in più, che promette di crescere ulteriormente con il passare del tempo. La squadra del Daghestan domenica pomeriggio ha dimostrato di avere una duttilità niente male: Gadjiev è partito con una sorta di 4-3-3 (che in talune circostanze poteva diventare un 4-3-1-2, con Lakhiyalov trequartista e con Diego Tardelli che andava ad affiancarsi al match-winner Holenda), con Roberto Carlos addirittura schierato come regista basso di centrocampo (sì, avete letto bene) e sostituito nel ruolo di terzino sinistro da Agalarov. Poi, nella seconda frazione di gioco, con il cambio Tardelli-Ivanov, i Daghi sono passati ad un 4-4-1-1, con Lakhiyalov alle spalle di Holenda, con Roberto Carlos tornato nella sua posizione originaria e con il neo entrato Alexey Ivanov ed Agalarov esterni alti. Insomma, non mancano le soluzioni all'esperto tecnico daghestano, che nella ripresa ha fatto esordire l'atteso marocchino Boussoufa, conteso fino all'ultimo al Terek Grozny.
Jucilei, criticato non poco nelle prime due giornate, è piaciuto, ha giocato una buonissima gara. E' un centrocampista di rottura, dal quale è inutile aspettarsi la giocata di classe tipica dei brasiliani, perchè non è nelle sue corde. Contro il Rubin, ha finalmente ha giocato con grande foga agonistica, iniziando sempre l'azione di pressing dei padroni di casa, risultata determinante ai fini del punteggio finale. Bene, ma ormai comincia a non essere più una novità, anche il suo compagno di reparto, l'uzbeko Akhmedov, autore peraltro dell'assist per la rete di Holenda (difesa tartara sorpresa colpevolmente, César Navas - ancora preferito al "nostro" Bocchetti - s'era appisolato). Quella di Roberto Carlos regista di centrocampo immaginiamo sia una soluzione temporanea, per sopperire alla mancanza di un vero e proprio costruttore di gioco (lì l'Anzhi dovrà intervenire; si parla tanto di un interessamento per Gattuso, ma se proprio vogliono prendere un centrocampista italiano del Milan, che virassero allora su Pirlo), però è evidente che fatichi. Per il momento si sta comunque comportando da professionista esemplare (e ci mancherebbe, obietterete giustamente voi, visto quello che guadagna), abnegazione ed impegno non mancano mai. Ancora sottotono Lakhiyalov, il quale stranamente fatica per il momento ad incidere come ai tempi di Grozny. Buona prova fornita dal pacchetto arretrato: solidi i due centrali, Gadjibekov e Tagirbekov, entrambi "made in Daghestan".
Prestazione anonima quella dei tartari, realmente vicini al pari solo con un tiro da fuori di Lebedenko stampatosi sulla traversa. I problemi del Rubin rimangono sempre i soliti, li conosciamo a memoria: sulla trequarti manca l'uomo dell'ultimo passaggio (Domínguez), in attacco un bomber (Bukharov). Siamo sempre lì, non vale perciò la pena di aggiungere nulla.

SINTESI ANZHI - RUBIN 1-0


CSKA Mosca - Krasnodar 1-1: 20' Necid; 52' Picuşceac.

CSKA (4-4-2): Akinfeev 6; Nababkin 6, V. Berezutskiy 6, Ignashevich 5,5, Schennikov 6,5; S. Oliseh 5,5 (dal 73' Honda s.v.), Aldonin 6 (dal 37' Šemberas 5), Dzagoev 5, Tošić 6 (dal 64' M. González 6); S. Doumbia 6,5, Necid 6,5.
In panchina: Chepchugov, A. Berezutskiy, Cauņa, Rahimić. Allenatore: Slutskiy 5,5.
Krasnodar (4-5-1): Gorodov 6; Vranješ 5,5, Amisulashvili 6, Tubić 5,5, Anđjelković 6,5; Tatarchuk jr. 6, Drinčić 6, M. Abreu 6, Kulchiy 6 (dal 75' Shipitsin s.v.), Gorbanets 5,5 (dall'84' Vorobjev s.v.); Picuşceac 6,5 (dal 64' Gogniev 5,5).
In panchina: Usminskiy, Martynovich, Zaika, Komkov. Allenatore: Muslin 6,5.

Al termine dei primi 45', il CSKA conduceva per 1-0 ed era in completo controllo della gara. I tre punti sembravano essere già assegnati e la sensazione era che i Soldati avrebbero potuto dilagare nel secondo tempo. Ciò non è avvenuto, perchè nella ripresa il CSKA s'è seduto e - se escludiamo il forcing finale avvenuto nei 5' di recupero - non si ricorda nessuna palla gol creata dai rossoblù nella seconda frazione di gioco. Un pò misera come reazione. Gara sicuramente buttata via dai Kony, che sulla carta non avrebbero dovuto avere particolari problemi; gli uomini di Slutskiy non sfruttano così i passi falsi delle avversarie. Continuano soprattutto i problemi in fase realizzativa per l'Armata Rossa, che fatica tremendamente - specie considerando quello che crea - a trovare la via del gol. Domenica pomeriggio, per la verità, i due attaccanti (Doumbia e Necid) sono stati i migliori, mentre sono mancati coloro che avrebbero dovuto assisterli (specie Dzagoev, anonimo come purtroppo sempre più spesso gli succede).
Il Krasnodar ha disputato una prestazione normalissima, davvero nulla di trascendentale. Tutti dietro ad aspettare, cercando di chiudere ogni spazio (compito riuscito nel secondo tempo) ed invocando in un episodio favorevole in avanti. Episodio che è arrivato al termine di un'azione in mischia iniziata in seguito ad un calcio piazzato e finalizzata da Picuşceac. Quest'ultimo, centravanti moldavo di 28 anni dal pedigree modesto, sta vivendo il suo periodo di gloria in questo periodo: quello segnato è infatti il suo secondo gol consecutivo in RPL, il terzo stagionale considerando anche quello che ha qualificato il Krasnodar ai Quarti di Kubok Rossii.
Slutskiy ritrova gli africani Oliseh e Doumbia (ma anche Cauņa, Honda e Mark González, che partono dalla panchina), ma deve rinunciare a Mamaev e Vágner Love, oltre ovviamente agli infortunati di lungo corso Odiah e Vasin. Formazione ultra offensiva, comunque. Tanto offensivo e spregiudicato il CSKA quanto catenacciaro il Krasnodar. Non è difficile capire quale sarà il tema della partita, una partita speciale per speciale per Vladimir Tatarchuk jr., figlio di quel Vladimir che per tanti anni fu uno dei simboli del CSKA Mosca che - tanto per citare le imprese più note - nel '91 vinse l'ultimo storico campionato sovietico della storia e che l'anno dopo eliminò il Barcelona Campione d'Europa dalla Champions League andando a vincere per 3-2 al Camp Nou, per poi contendere a Marsiglia e Glasgow Rangers l'accesso alla finalissima.
La marcatura che decide il primo tempo porta la firma di Necid, abile a controllare un pallone servitogli da Seydou Doumbia (presentatosi con una cresta quantomeno discutibile), ed a resistere agli attacchi di Tubić e dell'accorrente Kulchiy, prima di battere l'incolpevole Gorodov. Davvero un ottimo movimento spalle alla porta, quello del centravanti ceco. Quindi, ci provano dalla distanza Dzagoev ed il già citato Doumbia, senza particolare esito. Ad inizio ripresa, alla prima vera occasione, il Krasnodar pareggia. Azione confusa in area. Tocco di Vranješ, torre di Amisulashvili che sovrasta Ignashevich, e botta di Picuşceac che trafigge Akinfeev. Da questo momento in poi, si inzia a giocare in una sola metà campo, ma, pur avendo il quasi totale possesso del pallone, l'ex squadra dell'esercito non riesce mai a rendersi veramente pericolosa. Ci prova due volte Vasily Berezutsky, prima da fuori area, poi di testa su cross di Nababkin, ma senza fortuna. Quindi un tiro di Necid ampiamente fuori. Slutskiy prova a cambiare gli esterni, facendo entrare Mark González e Honda, ma non cambia molto. A sinistra soprattutto il CSKA sfonda abbastanza facilmente, specie con l'ottimo Schennikov, ma senza mai essere preciso nell'ultimo passaggio. In pieno recupero arrivano le due palle gol più ghiotte per i padroni di casa. Cross dalla sinistra di Schennikov, torre di Honda, e gran conclusione ancora di Vasily Berezutsiy, sulla quale si oppone Amisulashvili. Infine, Honda, dopo un buon controllo, scivola al momento della conclusione, regalando il pallone all'estremo difensore avversario.
La compagine moscovita non riesce dunque a concretizzare la sua supremazia, mentre continua la serie positiva del Krasnodar, che resta imbattuto.

SINTESI CSKA - KRASNODAR 1-1



Terek Grozny - Tom Tomsk 2-0: 14' Maurício (rig.), 21' R. Tiuí.

Terek (4-3-3): Djanaev 4,5; Yatchenko 6,5, A. Ferreira 6, Omelyanchuk 6, Xavier Zengue 6; Katsaev 6 (dall'80' Pavlenko s.v.), Essame 6,5 (dal 72' Georgiev s.v.), Maurício 6,5; Kobenko 6,5 (dall'83' Sadaev), Mguni 6, R. Tiuí 6,5.
In panchina: Godzyur, Haymovich, Tagilov, Bracamonte. Allenatore: Gullit 6.
Tom (4-1-4-1): Botvinjev 4,5; Gultyaev 5,5, Sosnovski 4, Jokić 4,5, Skoblyakov 6 (dall'85' Stroev); Tigorev 5,5; Balyaikin 5,5, Kim Nam-Il 5, Sabitov 4,5 (dal 46' Golyshev 5,5), Kharitonov 6; Bazhenov 5,5 (dal 61' K. Kovalchuk 5,5).
In panchina: Pesjakov, Khatazhenkov, Nikitinskiy, Starikov. Allenatore: Nepomniachiy 5.

Gara dall'esito scontato, noiosa e senza particolari emozioni, decisa già al termine del primo tempo. Nonostante i primi importanti punti conquistati in stagione, non un granchè la prestazione del Terek, che ha pur sempre vinto sfruttando due calci piazzati o, meglio ancora, due regali degli avversari (vedi il colpo di mano di Jokić e l'uscita a farfalle di Botvinjev).
Non c'è partita a Grozny. Primo tempo in totale controllo della squadra allenata da Ruud Gullit. Il Tom si avvicina alla porta di Djanaev solo in avvio di partita, con un tiro dalla lunga distanza di Sabitov che finisce lento tra le mani del portiere ex Spartak Mosca. Gli ospiti, come detto, ci mettono molto del loro a complicarsi la vita. Su cross dalla destra di Katsaev, c'è un chiaro fallo di mano di Jokić per anticipare Antonio Ferreira. Rigore nettissimo, dal dischetto si presenta Maurício, che non perdona. Passano pochi minuti ed il Terek raddoppia, con la chiara complicità della difesa della compagine siberiana. Su punizione dell'onnipresente Maurício, Sabitov ostacola l'uscita di Botvinjev, e Tiuí non ha difficolta ad inzuccare a porta vuota. Primo centro in Russia per il "tascabile" attaccante brasiliano, arrivato in Cecenia nella scorsa estate.
Nel secondo tempo, non avviene praticamente nulla. I padroni di casa si preoccupano principalmente di tenere il possesso palla e di mantenere il più possibile gli avversari lontano dalla propria porta. Partita che per gli ospiti si fa ancora più in salita quando Sosnovski è costretto ad abbandonare il campo, in seguito al secondo giallo rimediato per un fallo netto a centrocampo, che ha negato una pericolosa ripartenza ai ceceni.
Il Tom se la passa male, peggio il torneo non poteva davvero cominciarlo. Tre sconfitte, cinque gol subiti e zero realizzati sono un magro bottino, specie considerando che i siberiani hanno finora affrontato tre squadre di pari livello o comunque di poco superiori. Appaiono meno solidi rispetto all'anno scorso (quando avevano comunque una delle difese più perforate dell'intero torneo) e soprattutto molto meno pungenti davanti: i vari Dzyuba e Kornilenko non sono stati rimpiazzati, sulla trequarti non è arrivato nessun giocatore creativo ed i risultati non possono così che essere questi.

SINTESI TEREK - TOM 2-0


CLASSIFICA:
1. Zenit 7
2. Volga NN 6
3. Rubin 6
4. Kuban 6
5. Krasnodar 5
6. Rostov 4
7. CSKA 4 *
8. Amkar 4
9. Lokomotiv 4
10. Spartak Nalchik 4
11. Anzhi 4
12. Terek 3
13. Dinamo 3
14. Spartak Mosca 3
15. Krylya Sovetov 1 *
16. Tom 0

* 1 partita in meno


VIDEO CON TUTTI I GOL DEL 2° TURNO:

3 commenti:

Antonio Felici ha detto...

Bravo Kerzhakov! Fai un ottimi lavoro con queste sintesi estremamente esaustive delle partite!

Kerzhakov91 ha detto...

Ti ringrazio, Antonio.

JAT 64 ha detto...

porto-spartak mosca 5-1 e 5-2 ... ormai con questi punteggi non perdono più neanche le squadre di malta e del lussemburgo. e questo villas boas cos'è un dio sceso sulla terra ?
scusate se sono andato fuori tema