martedì 27 settembre 2011

Caro Sergione, ci mancherai.


Era l'estate del 1998. Avevo 7 anni. Ero in vacanza, in Trentino, con mia nonna materna, che un bel giorno decise di comprarmi in edicola un albo di un certo Tex Willer: era il numero 276 della ristampa TuttoTex e l'evocativo titolo era "La grande minaccia". Autore: Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli.



Iniziò così la mia passione per il famoso ranger e per i fumetti in generale. Ben presto, grazie a mio padre, fedele appassionato in possesso dell'intera produzione texiana, cominciai a divorare in serie i numeri di Tex. Tredici anni dopo, la passione è rimasta inalterata.

La sua interpretazione del più longevo eroe del fumetto italiano era indubbiamente atipica, piuttosto lontana da quella del padre Gian Luigi, patriarca del fumetto italiano e "papà" di Tex. Ma era comunque efficace e di assoluto valore. Le sue storie non passavano mai inosservate. A dimostrazione delle sue straordinarie qualità di sceneggiatore.



A tal proposito, un mio grande rammarico è di aver conosciuto il miglior Nolitta solamente in tempi recenti, recuperando qualche vecchia storia di Zagor. Già, lo Spirito con la Scure. Un personaggio che - fin da bambino - mi ha sempre affascinato e che qualche anno fa decisi di collezionare. Da anni invoco una ristampa definitiva del Signore di Darkwood (immaginaria foresta nordamericana e terra di confine nella quale tutto può succedere), proprio perché non ho avuto la possibilità di reperire i grandi capolavori nolittiani, da me solo immaginati e sognati. Il principale punto di forza della serie, che proprio quest'anno ha festeggiato i suoi 50 anni in edicola, è sempre stato quello di unire tutti i generi narrativi: dal western alla magia, dall'umorismo all'horror, dall'avventura più tradizionale al giallo, dalla fantascienza al romanzo storico, in un'alchimia creativa possibile solo ai grandi narratori. Tra le trovate più geniali di Guido Nolitta vi fu quella di affiancare a Zagor un'irresistibile spalla comica come il buffo messicano Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzalez, più noto semplicemente come Cico.


Ma se Zagor è stato il personaggio da lui creato ad aver ottenuto maggior successo, non è un mistero che il suo "figlio" prediletto sia sempre stato Mister No, all'anagrafe Jerry Drake. A metà tra eroe e anti-eroe, il pilota amazzonico ha rappresentato una svolta nel fumetto italiano. E leggendo le sue avventure non è difficile capire il perché. Innanzitutto, fu il primo personaggio bonelliano a non essere ambientato nel vecchio west, ma in Amazzonia, per la precisione a Manaus, negli anni '50. Senza lo scanzonato e beone reduce della Seconda Guerra Mondiale, personaggi più moderni come Dylan Dog, Martin Mystère e Nathan Never non sarebbero forse mai stati concepiti. Incuriosito, l'ho scoperto giusto in questi ultimi mesi e mi ha conquistato subito. Amore a prima vista. Un personaggio esplosivo, rivoluzionario e fuori dai canoni, divertente e malinconico allo stesso tempo, decisamente più complesso rispetto ai classici eroi tutti d'un pezzo. Lo consiglio a chiunque e mi sento di poter affermare che sia il character bonelliano probabilmente più riuscito (diciamo che se la gioca con l'inossidabile ranger).
Una lettura - oltre che piacevole - anche educativa: dice più sul Brasile un numero qualsiasi di Mister No che tutto il National Geographic!
Nonostante vendesse ancora discretamente al momento della sua chiusura (circa 23.000 copie), Mister No è stato mandato in pensione nel dicembre del 2006, al termine di una lunghissima storia-fiume scritta naturalmente da Nolitta, con la quale lo sceneggiatore milanese s'é definitivamente congedato ai propri lettori.

Ma Sergio Bonelli non s'é fermato a scrivere alcune delle più brillanti pagine del mondo delle nuvole parlanti. E' andato oltre. E' stato lo storico editore del colosso Sergio Bonelli Editore, la più importante casa editrice italiana nel settore. Ha avuto numerose felici intuizioni (si pensi al passaggio dalle strisce al celebre formato bonelliano), ma il suo più grande merito è stato quello di cambiare la percezione del fumetto, elevandolo ad una forma d'arte e di cultura popolare. Editore per passione, uomo vecchio stampo, d'altri tempi: un artigiano umile e onesto con i suoi lettori e con una smisurata passione per il suo lavoro. La sua bottega dei sogni ha creato personaggi che sono stati compagni d'avventure di migliaia e migliaia di italiani (e non solo) dai tempi dell'infanzia. Da bambino mi ha insegnato a sognare, da adulto ad evadere dalla routine quotidiana.



E' curioso che abbia appreso la notizia della sua morte esattamente da quella mia stessa nonna che - tredici anni prima - mi aveva avvicinato al suo fantastico mondo. Quasi un segno del destino, come a voler decretare l'inizio e la fine. Del resto, l'incredibile e sincera commozione che la tragica notizia ha suscitato denota la fine di un'era, irripetibile. Raccoglierne l'eredità sarà una sfida immane.

Ma questo è un discorso che riguarda già il domani. Oggi, la scomparsa del "Sergione" riempie di tristezza intere generazioni che attraverso i suoi personaggi hanno prima imparato a leggere e poi cominciato a fantasticare e sognare. Ora potrà cavalcare nelle celesti praterie insieme al padre, deceduto dieci anni fa.

Adiós, amigo!

Anche se, conoscendoti, sono sicuro che preferiresti essere salutato nel seguente modo: até logo, rapaz!

E grazie di tutto.


sabato 3 settembre 2011

Semshov lancia la Russia in testa al girone


ZHIRKOV-SHOW, SEGNALI POSITIVI DA SHAVA, MA CONTRO LA MACEDONIA LA PARTITA RIMANE IN BILICO FINO ALL'ULTIMO.
E MARTEDI' CI SARA' LO SCONTRO DIRETTO CONTRO L'IRLANDA...


Pur non convincendo e mostrando i soliti, inguaribili difetti, non è una Russia da buttare via quella che ieri ha vinto con uno striminzito 1-0 contro la Macedonia, portandosi in testa al girone grazie al pareggio a reti bianche fra Irlanda e Slovacchia. Una nazionale dal doppio volto, che ha faticato a carburare ed a creare occasioni da gol nel primo tempo, ma che una volta passata in vantaggio con Semshov ha mostrato cose interessanti, specie nella ripresa. A tratti ha pure divertito ed il livello della prestazione è stato tutto sommato buono, sulla falsariga dell'amichevole d'agosto, vinta sempre per 1-0 (Pogrebnyak), contro la Serbia.
Le notizie migliori arrivano dai singoli: Zhirkov la solita certezza, Shirokov ha ormai lasciato alle spalle l'infortunio che l'ha tormentato nella prima parte di stagione, Kerzhakov e Pavlyuchenko - pur non avendo capitalizzato nel migliore dei modi qualche opportunità - sono apparsi vogliosi e soprattutto s'è rivisto un Arshavin tonico, in cerca di riscatto dopo la peggior annata della sua carriera. Meglio tardi che mai. Segnali che si spera vengano confermati nella prossima, ben più difficile, gara che toccherà alla Sbornaya: contro l'Irlanda, infatti, sarà un incontro da dentro o fuori.
In ogni caso, non si può essere ottimisti. Perché i problemi storici di questa nazionale rimangono irrisolti ed ormai si potrebbe pure azzardare che siano proprio irrisolvibili. Ergo, la Russia soffrirà sempre fino alla fine, non riuscirà mai a chiudere definitivamente un match e sprecherà ogni volta una quantità innumerevole di palle gol. Ciò che più preoccupa è di natura prettamente tattica: la squadra difende male e si fa trovare troppo spesso sbilanciata. Il reparto difensivo è quello che è, ma è coperto nel peggiore dei modi. Lo si è notato bene ieri, in particolare nei primi 20': i macedoni arrivavano sulla trequarti russa con una libertà assoluta ed avevano così la possibilità di impensierire Malafeev con tiri da fuori. C'è poco filtro, perché si attacca con troppi uomini (problema comune allo Zenit di Advocaat, se ricordate); per gli avversari, risulta essere così un gioco da ragazzi infilare in contropiede la Russia, perennemente sbilanciata in avanti. Ieri s'è corso più di qualche brivido, ma è andata bene; contro un avversario di maggior rango, però, sarà molto più dura. Le cose si sono messe meglio nel secondo tempo, con il passaggio ad una sorta di 4-4-2, che paradossalmente - seppur con un uomo in meno in mezzo - ha coperto meglio il campo. E' una soluzione da riproporre in futuro, anche se avere una fascia sinistra "coperta" da Zhirkov ed Arshavin rappresenta un rischio notevole.
Quel che è certo, è che contro i verdi guidati da Giovanni Trapattoni bisognerà giocare una partita più attenta e concreta, limitando al minimo quei cali di concentrazione storicamente letali ai russi, anche nel recente passato. Se si vuole andare in Polonia & Ucraina, cercando magari di riscattare la figuraccia nello spareggio contro la Slovenia che ha negato la possibilità alla selezione allora allenata da Guus Hiddink di partecipare ai Mondiali del 2010, è arrivato il momento di tirare fuori gli attributi e disputare una gara di personalità (magari evitando i cali di tensione del match d'andata, vinto con autorità a Dublino per 2-3).







Pagelle Russia (4-5-1):

Malafeev: 5,5
Visibilmente teso e poco sicuro negli interventi, segno che - nonostante l'esperienza internazionale maturata - sente la pressione di dover sostituire un mostro sacro come Akinfeev in un match in cui non sono ammessi errori. Smanaccia goffamente un paio di conclusioni avversarie, ma pochi minuti prima del vantaggio russo salva la baracca in uscita bassa su Pandev.

Anyukov: 6 Meno presente che in altre occasioni in fase offensiva (la Russia affonda sulla corsia opposta, con Zhirkov ed Arshavin), determinante però con le sue diagonali difensive, che risolvono più di un grattacapo.

V. Berezutskiy: 6 Si temeva tanto (a ragione) per la tenuta della coppia centrale composta dai gemelli Berezutskiy, ma alla fine bisogna riconoscere che i due se la sono tutto sommato cavata, evitando quei cali di concentrazione tipici del loro repertorio. Anche perché lo scarso filtro del centrocampo manderebbe in difficoltà qualsiasi retroguardia.

A. Berezutskiy: 6 Sostituisce lo squalificato Ignashevich e soffre più del fratello gli inserimenti delle mezze punte macedoni, senza tuttavia andare mai nel pallone.

Zhirkov: 7,5 Uno spettacolo. Che fosse in forma lo si era capito già dalle sue prime apparizioni con la maglia dell'Anzhi (il primo gol di Eto'o in Russia, è tutto suo) e contro la Macedonia Yury non fa altro che confermare il suo trend ultra-positivo con la Sbornaya, regalando ai palati fini giocate di gran classe come questa. Oggi più che mai, le sue sgroppate palla al piede costituiscono la maggiore arma a disposizione della Russia. Dovrà, inevitabilmente, stare più attento in fase difensiva nel prossimo, fondamentale, match - contro l'Irlanda.
La sua partita è iniziata tra i fischi - a causa del suo contestato passaggio all'Anzhi di Kerimov - dei soliti stupidi che purtroppo allo stadio non mancano mai, ma è finita tra gli applausi.
Un unico rimpianto: in Inghilterra, a causa della sua sfortunata esperienza al Chelsea, verrà ricordato come un semplice giocatore di passaggio...

Zyryanov: 5,5 Gioca un pò fuori posizione, venendo schierato di fatto come esterno destro. Da segnalare solo una bella intuizione per Kerzhakov, ad inizio secondo tempo.

dal 60' Torbinskiy: 4 Un disastro. Impossibile capire per quale assurdo motivo Advocaat non solo continui a convocarlo (lasciando a casa gente ben più in condizione come il suo compagno alla Lokomotiv Ignatjev, Samedov della Dinamo, Kasaev e Ryazantsev del Rubin, i gemelli Kombarov dello Spartak Mosca ed il redivivo Izmailov, protagonista nelle prime uscite stagionali dello Sporting Lisbona), ma addirittura lo porti in panchina e - non contento - lo faccia scendere in campo. Paradossalmente, rischia di segnare pure una doppietta con due buoni inserimenti, ma tutto il resto che fa è tragicomico: perde ogni pallone che tocca, viene sempre fermato al primo tentativo di dribbling dall'avversario di turno. Da non riproporre più.
Dispiace andarci giù così duro con un giocatore che tre anni fa fu tra i protagonisti di quell'indimenticabile cavalcata in Austria & Svizzera, ma non si può vivere di rendita in eterno... Anche perché, come detto, le alternative nel ruolo non mancherebbero affatto.

Shirokov: 6 Ora come ora, l'uomo in più nel centrocampo russo. L'unico in grado di garantire la necessaria fisicità, nonché il più lucido con il pallone tra i piedi. Nella prima frazione di gioco si nota poco, cresce a vista d'occhio nella ripresa.

Denisov: 5,5 Il suo non è un compito facile, perché spesso rimane l'unico centrocampista a dover affrontare gli avversari nella propria trequarti; dovrebbe essere maggiormente assistito dai compagni di reparto. Come tutta la squadra, migliora con il passare dei minuti, ma non gioca ancora con la stessa personalità mostrata nello Zenit.
Mezzo voto in meno per l'evitabile ammonizione che gli farà saltare la sfida contro l'Eire.

Semshov: 6 Sufficienza stiracchiata, ma solo per il gol (arrivato peraltro con un tiraccio provvidenzialmente deviato) che è valso i tre punti. Perché per il resto - nonostante lo straordinario momento di forma che sta vivendo - continua ad essere il solito giocatore che brilla con la squadra di club ma fatica ad incidere in nazionale: se avesse indossato la maglia della Dinamo, quelle due azioni nella prima mezzora non le avrebbe malamente sprecate, ma anzi le avrebbe tramutate in gol.
Il primo a non essere soddisfatto dalla sua prestazione è Advocaat, che lo lascia negli spogliatoi nell'intervallo.

dal 46' Pavlyuchenko: 6 Mossa coraggiosa quella del tecnico olandese: togliere un centrocampista per inserire una punta sul risultato favorevole di 1-0, ma rivelatasi azzeccata. Perché se la Russia disputa un secondo tempo di buona qualità, il merito è anche del centravanti di proprietà del Tottenham. Che pasticcia un pò, ma che con la sua presenza crea confusione nell'area avversaria, sacrificandosi in più in fase di non possesso.

Arshavin: 7 Verrebbe da dire... finalmente, Andrey! Era da almeno un anno (al plurale con la maglia della Russia) che non lo si vedeva così in palla: lucido nelle giocate importanti, insolitamente grintoso, addirittura alla rincorsa degli avversari. Emblematica l'azione del gol: Shava parte dalla propria difesa, si fa tutto il campo palla al piede, superando in velocità tre-quattro giocatori in maglia gialla: da quanto tempo non assistevamo ad un'azione del genere da parte sua?
Bisogna ora sperare che la prestazione sia di buon auspicio e che non si tratti di un episodio isolato...

Kerzhakov: 5,5 Tra i più attesi, piuttosto fuori dal gioco nei primi 45', ma colpisce un palo di testa e partecipa all'azione del gol, firmando l'assist per Semshov. Si muove meglio in profondità nella ripresa, pur pestandosi i piedi con Pavlyuchenko in un paio di circostanze. Corre molto, ed a risentirne è la lucidità: spreca infatti due ghiotte occasioni nel finale, mancando al momento del passaggio finale.

dall'88' Glushakov: s.v. Entra a 2' dal termine per rimpolpare il centrocampo: già, perché la Russia riesce nell'impresa di concludere in affanno una gara dominata per larghi tratti.



CLASSIFICA GRUPPO B
1. Russia 16
2. Irlanda 14
3. Slovacchia 14
4. Armenia 11
5. Macedonia 4
6. Andorra 0